La distopia orwelliana di Trump sta prendendo forma

La velocità con cui Donald Trump e la sua amministrazione hanno preso le difese dell’agente dell’Ice che ha ucciso a sangue freddo la povera Renee Nicole Good a Minneapolis segna un notevole passo avanti verso la realizzazione della distopia orwelliana negli Stati Uniti.
Subito dopo l’omicidio, la sottosegretaria del Dipartimento per la Homeland security (Dipartimento per la Sicurezza interna) Tricia McLaughlin ha incolpato la vittima, affermando che gli agenti dell’Ice stavano «conducendo operazioni mirate quando sono stati bloccati e una rivoltosa violenta ha usato il suo veicolo come arma, tentando di investire gli agenti nel tentativo di ucciderli».
Quando la dinamica dell’accaduto non era ancora chiara e, anzi, il video girato da un cittadino e diventato subito virale dimostrava una realtà ben diversa (ossia una deliberata e gratuita volontà omicida contro una cittadina inerme) uno dei più alti funzionari del Dipartimento per la Homeland security dipingeva la vittima come «rivoltosa violenta».
Si tratta di un’espressione che l’amministrazione Trump ha usato regolarmente e in modo piuttosto mirato per caratterizzare le persone che cercano di opporsi agli agenti anti immigrazione.
A poche ore dall’accaduto Trump ha detto al New York Times: «Si è comportata in modo orribile. E poi lo ha investito. Non ha cercato di schivarlo». Il vicepresidente JD Vance ha scritto su X che l’agente dell’Ice stava «difendendo la propria vita da una pazza esponente di sinistra che ha cercato di investirlo».
Anche l’etichetta di «domestic terrorist» è spesso usata per dipingere i manifestanti. La povera Renee Nicole Good è stata apostrofata proprio così – terrorista interna – dalla Segretaria dell’Homeland security, che nel corso di un’intervista al programma della Cnn “State of the Union”, in cui ha affermato che «Se si guarda alla definizione di terrorismo interno, essa corrisponde perfettamente alla situazione sul campo», poiché l’agente «è stato investito dal suo veicolo, che è stato usato come arma e lui ha difeso la sua vita, quella dei colleghi che lo circondavano e quella dei cittadini».
Sabato, la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha descritto Renee Nicole Good come una «insurrezionista di sinistra». In realtà, il video girato da un cittadino e diventato subito virale dimostra che la povera Renee Good, al momento in cui è stata freddata, avesse sterzato il veicolo per evitare gli agenti con l’intenzione di andarsene via e non con quella di investirli.
Insomma, Renee Good è stata freddata perché non è scesa dal veicolo quando le è stato chiesto e non perché stesse attentando alla vita di qualcuno. Questa acritica difesa da parte dell’amministrazione Trump ai suoi massimi livelli dell’esecuzione gratuita di una cittadina inerme e dalla fedina penale pulita segna un notevole passo in avanti verso la realizzazione della distopia orwelliana a cui stiamo assistendo.
In un significativo passaggio di 1984, molto citato in queste ore, il protagonista Winston Smith viene descritto in preda allo sconforto di fronte alla spinta propagandistica del partito unico. «Il partito intimava di non credere né ai vostri occhi, né alle vostre orecchie. Era, questo, il comando finale, quello più essenziale. (…) Eppure era lui a essere nel giusto! Lui aveva ragione e loro avevano torto. Bisognava difendere tutto ciò che era ovvio, semplice, vero. Il mondo reale esiste e le sue leggi sono immutabili. Le pietre sono dure, l’acqua è bagnata e gli oggetti lasciati senza sostegno cadono verso il centro della terra».
La conclusione di quel passaggio va al cuore della questione che mette a repentaglio la democrazia oggi. In un impeto di resistenza alla propaganda del partito Winston scrive quello che Orwell definisce «importante assioma»: «Libertà è la libertà di dire che due più due fa quattro. Garantito ciò, tutto il resto ne consegue naturalmente».
L’amministrazione Trump, al contrario, negando l’evidenza e minacciando la popolazione di mandare ancor più ufficiali dell’Ice sulle strade, sta reprimendo il dissenso e riducendo la stessa libertà di dire che due più due fa quattro. Nella scena finale di 1984 Winston, ormai rieducato dal regime con la tortura, «riuscito vincitore su se stesso», guarda con ammirazione un manifesto del dittatore, rendendosi conto di amarlo. Viva il limite dei due mandati.
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