Il piano di Trump per orientare la politica del Venezuela, senza inviare soldati

Donald Trump ha alzato ulteriormente il livello dello scontro con il Venezuela, avvertendo la nuova leadership ad interim che ulteriori rifiuti di collaborare con Washington potrebbero avere conseguenze ancora più gravi dell’arresto di Nicolás Maduro. In un’intervista telefonica concessa a Michael Scherer di The Atlantic, il presidente degli Stati Uniti ha detto che Delcy Rodríguez, indicata come presidente ad interim dopo il blitz statunitense, «pagherà un prezzo molto alto, probabilmente più alto di Maduro» se non farà «ciò che è giusto».
Nelle ultime ore, Rodríguez ha adottato per la prima volta un tono conciliante, offrendo pubblicamente collaborazione agli Stati Uniti su un’agenda di «sviluppo condiviso» e invocando pace e dialogo al posto del conflitto armato. In un messaggio diffuso sui social, Rodríguez ha dichiarato che il suo governo intende muoversi verso relazioni rispettose con Washington nel quadro del diritto internazionale, pur senza ritrattare le critiche iniziali al raid statunitense.
Secondo Reuters, l’obiettivo del presidente degli Stati Uniti è spingere la dirigenza venezuelana rimasta al potere ad allinearsi alle richieste di Washington usando una combinazione di minacce militari e pressione economica. La Casa Bianca vorrebbe ottenere cooperazione senza inviare truppe di terra, mantenendo però una forte presenza navale al largo del Venezuela e lasciando aperta la possibilità di nuovi attacchi aerei mirati. Tra le opzioni considerate ci sarebbero anche offerte di amnistia o di esilio sicuro per alcuni esponenti del regime, proposte che Maduro aveva respinto nei giorni precedenti alla sua cattura.
Nelle interviste televisive di domenica, il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha ridimensionato l’idea di un controllo diretto degli Stati Uniti sul Venezuela, spiegando che Washington punta piuttosto a influenzarne la linea politica. Rubio ha confermato che resterà in vigore una sorta di quarantena sulle esportazioni di petrolio, principale fonte di entrate del paese, fino a quando la leadership ad interim non accetterà cambiamenti ritenuti compatibili con gli interessi statunitensi, a partire dall’apertura del settore energetico agli investimenti stranieri. Queste misure, ha aggiunto, saranno fatte rispettare grazie a una forte presenza navale americana nei Caraibi, una delle più imponenti mai schierate nella regione, con l’obiettivo di comprimere le entrate del governo senza ricorrere a un’occupazione diretta, pur lasciando aperta la possibilità di nuove operazioni militari se ritenute necessarie.
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