La Russia sta colpendo Odesa per danneggiare l’economia e il futuro europeo dell’Ucraina

Finestre in frantumi, case abbattute, interi quartieri senza elettricità. Negli ultimi giorni la Russia ha intensificato gli attacchi contro Odesa, colpendo deliberatamente strutture civili. Solo ieri sono stati danneggiati sette edifici residenziali e tre strutture sociali. Ma i raid si susseguono da settimane. La notte di Natale missili e droni russi hanno colpito di nuovo la città dell’Ucraina meridionale: una persona uccisa, due ferite, e danni gravi alle infrastrutture energetiche e civili. Migliaia di persone sono rimaste senza elettricità, acqua e riscaldamento, nel pieno dell’inverno.
Dietro il bombardamento di Odesa ci sono ragioni che vanno oltre la dimensione militare. Nei giorni precedenti al Natale, le forze russe avevano già preso di mira il porto cittadino, uno snodo marittimo cruciale nel Mar Nero, danneggiando le strutture portuali e una nave. È un segnale preciso.
Prima dell’invasione su vasta scala, i porti del Mar Nero – Odesa, Pivdennyi, Chornomorsk e Mykolaiv – gestivano oltre il settanta per cento delle esportazioni ucraine. Ma il ruolo di Odessa come centro commerciale è cresciuto negli ultimi anni, poiché i porti delle regioni di Zaporizhia, Kherson e Mykolaiv sono stati occupati dalla Russia. Dall’inizio dell’invasione nel febbraio 2022, l’Ucraina è rimasta tra i primi cinque esportatori mondiali di grano e mais, e gran parte di queste esportazioni passa oggi proprio da Odesa. Secondo i funzionari ucraini, colpire il porto significa tentare di distruggere il cuore commerciale e imprenditoriale del Paese.
Se il porto di Odesa venisse gravemente compromesso, l’impatto economico sarebbe enorme. La città e l’area circostante subirebbero una perdita massiccia di posti di lavoro nel settore marittimo e logistico, con un crollo dei redditi locali. Le attività economiche collegate al porto entrerebbero in crisi e gli investimenti esteri si ridurrebbero drasticamente.
I raid russi mettono a rischio gran parte di questo sistema economico. Secondo l’Economist, i porti necessitano di circa dodici megawatt di potenza per funzionare a pieno regime; oggi ne hanno appena due. Le operazioni di carico e scarico sono possibili solo durante le poche ore della giornata senza allerta aerea. Diverse fonti stimano che i porti operino al 30-35 per cento della capacità. «I ritardi rischiano di rendere le esportazioni ucraine non competitive», scrive il settimanale britannico, «e complicano anche le assicurazioni, perché molte navi sono coperte solo per periodi limitati nelle acque territoriali ucraine».
È anche per questo che Mosca ha intensificato gli attacchi proprio su Odesa. La città ha sofferto duramente fin dall’inizio della guerra, ma dicembre ha segnato un salto di qualità nell’aggressione. Nella notte tra l’11 e il 12 dicembre la Russia ha lanciato un attacco senza precedenti, utilizzando centinaia di droni, bombe e missili. Al mattino la regione era senza elettricità, acqua o riscaldamento, e una nave nel porto era in fiamme. Nei giorni successivi i blackout sono diventati la norma. Il 18 dicembre un raid ha colpito il ponte di Mayaky, un’infrastruttura chiave sull’autostrada che collega Odesa alla Moldova e al resto d’Europa: una donna è stata uccisa, tre bambini feriti. Il giorno dopo un attacco alle infrastrutture portuali civili ha provocato altre otto vittime, tra cui un camionista in attesa di caricare grano.
Dal punto di vista strettamente militare, Odesa non è un obiettivo decisivo. Ma il suo valore economico e politico è enorme. È la terza città più grande dell’Ucraina, svolge un ruolo sproporzionato in un’economia orientata alle esportazioni e dipendente da rotte di mercato a basso costo. Nel 2023 Kyjiv è riuscita a sfidare il blocco navale russo e a riaprire un corridoio marittimo nel Mar Nero. Prima dell’ultima escalation, Odesa gestiva di nuovo tra il sessanta e il settanta per cento delle esportazioni ucraine.
Durante la Conferenza internazionale sulla ripresa dell’Ucraina ospitata a Roma l’11 luglio, Giorgia Meloni aveva detto: «L’Italia si occuperà di Odesa». Non solo aiuti materiali, ma una visione politica, culturale ed economica: dal restauro dei monumenti alla ricostruzione delle infrastrutture, dai trasporti all’energia, dalla sanità all’agricoltura. Odesa è uno dei principali poli di attrazione per gli investimenti europei, oggi e soprattutto in prospettiva futura.
La European Business Association (Eba) ha creato una Mappa degli Investimenti in Ucraina, creata in collaborazione con Ukraine Invest e Global Business for Ukraine. La regione di Odessa è al primo posto per numero di progetti pronti per gli investimenti esteri, per un valore di ventotto milioni di dollari. «Ad oggi, la regione di Odesa presenta la più alta concentrazione di progetti di investimento tra tutte le regioni dell’Ucraina, questo è dovuto a una combinazione di fattori geografici, economici, infrastrutturali e politici che creano un ambiente molto favorevole per le imprese e gli investimenti, anche in tempo di guerra», ha detto Kateryna Morozova, responsabile dell’Eba per l’Ucraina meridionale, intervistata dall’Odessa Journal.
Per questo Vladimir Putin è da tempo ossessionato da Odesa. «La città conserva un’attrazione mistica per molti russi, un’eredità della sua storia di porto franco cosmopolita nell’impero russo», scrive l’Economist, specificando che il sentimento non è reciproco. «Non abbiamo bisogno dell’elettricità per capire che i russi sono terroristi», ripetono spesso, con un pizzico di amarezza, gli abitanti della città.
Nonostante tutto, Odesa non è destinata a cadere. L’Ucraina ha costruito una flotta di droni marittimi che ha ridotto in modo significativo il controllo russo sul Mar Nero. Gli attacchi ucraini contro le petroliere della flotta ombra di Mosca indicano che il dominio navale russo è sempre più fragile.
Proprio per questo il Cremlino punta a colpire infrastrutture energetiche e civili. L’obiettivo è demoralizzare la popolazione. Non solo con armi convenzionali, ma anche con gli strumenti della guerra ibrida – di questo abbiamo parlato nel nuovo numero de Linkiesta Magazine. Sui social network, account e troll pro-Cremlino diffondono disinformazione per fomentare proteste contro il governo di Kyjiv. In questi giorni, ad esempio, circola la teoria secondo cui i blackout di Odesa sarebbero causati dalla vendita di elettricità all’estero. Finora queste narrazioni non hanno attecchito, ma con il tempo potrebbero diventare un problema sempre più serio.
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