L’Iran e il problema dell’Italia con i regimi autoritari

Gen 12, 2026 - 13:00
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L’Iran e il problema dell’Italia con i regimi autoritari

Dinanzi alle grandi tragedie del mondo, come quella che si sta consumando in questi giorni in Iran, risalta implacabilmente l’inadeguatezza del nostro sistema politico e la meschinità del nostro dibattito pubblico. A volte penso che l’Italia – e certo non solo la sinistra, né solo la politica – abbia un problema con i regimi autoritari, nel senso che abbiamo una naturale tendenza a empatizzare con gli aguzzini. Da un lato ci sono quelli che invitano i dirigenti della sinistra e chiunque si sia speso per cause a loro antipatiche (giustizia sociale, questione palestinese, cambiamento climatico) ad andare a manifestare in Iran, o quanto meno per l’Iran, come se la differenza tra un paese democratico e un regime autoritario non fosse esattamente questa: la possibilità di influire direttamente sul potere attraverso la libera espressione del dissenso, motivo per cui è ovvio, è giusto ed è perfettamente logico che i governi democratici siano oggetto di critiche e contestazioni assai più che i regimi autoritari (in patria e anche all’estero).

Dall’altro lato ci sono quelli che in piazza ci vanno direttamente per sostenere i dittatori, come ha fatto Maurizio Landini definendo Nicolás Maduro un «presidente eletto dal popolo» proprio nel corso di una manifestazione della Cgil di cui qui abbiamo già parlato fin troppo. E poi ci sono quelli che fanno i finti tonti, ma lo fanno così bene da farti venire il sospetto che non fingano affatto. Come ieri sera, quando a In Onda su La 7 il conduttore ha domandato a Elly Schlein, che aveva appena finito un appassionato discorso in difesa del popolo iraniano, se appoggerebbe un eventuale intervento americano a Teheran. Tra le infinite risposte possibili, infatti, la segretaria del Pd non ha trovato di meglio che rifugiarsi in un’invocazione delle sedi multilaterali e in particolare dell’Onu. Ovviamente Schlein sa benissimo che Russia e Cina all’Onu hanno diritto di veto, ragion per cui pensare di potere prendere in quella sede qualunque decisione tesa anche solo a scalfire il potere degli ayatollah è semplicemente fuori dalla realtà. Ma che importa?

Quelli che gridano a Schlein di andare a manifestare per l’Iran come ha fatto per Gaza mostrano solo di avere poca simpatia per Gaza e per Schlein, che peraltro, come ha chiarito anche ieri sera, non avrà nessuna difficoltà a manifestare per il popolo iraniano (e ci mancherebbe). Ma il modo in cui Schlein e la sinistra in generale si nascondono dietro frasi di circostanza sul multilateralismo, il diritto internazionale e la diplomazia, in questo come in tanti altri casi simili – vedi tutto l’insopportabile vaniloquio su fumose iniziative politico-diplomatiche europee per fermare la guerra in Ucraina – è altrettanto deprimente. Alla domanda sull’eventuale intervento americano in Iran, la segretaria del Pd avrebbe potuto cavarsela con una battuta del tipo: se l’obiettivo fosse sostituire Khamenei con il suo vice, lasciando in piedi il regime e i suoi squadroni della morte per preoccuparsi solo del petrolio, come abbiamo visto finora in Venezuela, onestamente non mi sembrerebbe un gran passo avanti. Volendo evitare di pronunciarsi, sarebbe bastato dire solo questo, senza nemmeno bisogno di aggiungere quello che avrebbe aggiunto il leader di una sinistra democratica consapevole di sé e del proprio posto nel mondo, coerente con le proprie parole e i propri principi, e cioè: se invece si trattasse di fermare i massacri e aprire la strada a una transizione democratica, certo che sarei favorevole, perché l’unica cosa che conta adesso è fermare le stragi, le esecuzioni, gli arresti di massa e le torture. A condizione, naturalmente, che un simile intervento avesse qualche ragionevole possibilità di facilitare questo esito e non rischiasse di essere invece controproducente, come è accaduto per esempio in Libia. Ma è evidente che per ascoltare parole del genere da un leader della sinistra italiana dovremo aspettare ancora a lungo.

Questo è un estratto di “La Linea” la newsletter de Linkiesta curata da Francesco Cundari per orientarsi nel gran guazzabuglio della politica e della vita, tutte le mattine – dal lunedì al venerdì – alle sette. Più o meno. Qui per iscriversi.

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