Meta blocca i link al sito ICE List per doxing

Gen 29, 2026 - 23:00
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Meta blocca i link al sito ICE List per doxing

Meta ha iniziato a bloccare i link al sito ICE List su Facebook, Instagram e Threads. Apparentemente sembra l’ennesima decisione dell’azienda per “assecondare” le richieste dell’amministrazione Trump, come avevano fatto Apple e Google. In realtà, i dati erano già pubblici in quanto condivisi dagli stessi dipendenti del Dipartimento della Sicurezza Interna (DHS) su LinkedIn.

Nessuna violazione della privacy

Da quando l’amministrazione Trump ha avviato la “caccia” agli immigrati irregolari, molti cittadini hanno iniziato a documentare le azioni degli agenti dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement). Sono nate quindi app dedicate e siti, come ICE List. Nelle relative pagine wiki sono elencati anche i nomi dei dipendenti di altre agenzie che fanno parte del DHS.

Il creatore di ICE List (Dominick Skinner) ha dichiarato che il link al sito è stato condiviso sulle piattaforme di Meta per oltre sei mesi. A partire da martedì, i link vengono automaticamente bloccati su Facebook, Instagram e Threads. La condivisione è ancora possibile su WhatsApp (quasi certamente perché non è un social media).

Wired ha provato a pubblicare il link su Facebook, ma è stato mostrato un avviso di spam. Alcune ore dopo, il messaggio è stato aggiornato e indicava la violazione degli standard della community, ma non specificava il tipo di violazione. Su Instagram viene bloccato per “proteggere la comunità”. Threads mostra invece l’avviso di link non consentito.

Il portavoce di Meta (Andy Stone) ha indicato la pagina relativa alle violazioni della privacy come motivo del blocco. ICE List non contiene però informazioni sensibili, come quelle sulla residenza, che potrebbero mettere in pericolo gli agenti.

La fonte principale è LinkedIn, dove i dipendenti del DHS hanno pubblicato i loro dati personali. In base alle regole di Meta, la condivisione dei dati è possibile se sono già pubblici. L’azienda di Menlo Park ha invece deciso di bloccare i link al sito. Secondo Skinner, il vero motivo è un altro.

Penso non sia una sorpresa che un’azienda gestita da un uomo che sedeva dietro Trump alla sua inaugurazione e che ha donato per la distruzione della Casa Bianca abbia preso una posizione che aiuta gli agenti dell’ICE a mantenere l’anonimato.

Diversi CEO hanno condannato la violenza dell’ICE a Minneapolis. Nessun commento è arrivato da Mark Zuckerberg.

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Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia