Museo del Risorgimento affidato ai privati, i sindacati: “Uno scandalo”. Montanari: “Situazione non risolvibile”

Genova. “Quello che sta accadendo ai musei civici di Genova assume i contorni di uno scandalo istituzionale. A poche ore dalla rottura del tavolo di confronto del 15 dicembre 2025, una nota ufficiale della direzione ha svelato il bluff: mentre l’amministrazione fingeva di discutere con i sindacati su orari e riorganizzazione, aveva già pianificato l’esternalizzazione del Museo del Risorgimento, fissando persino la data del passaggio di consegne alla cooperativa sociale Solidarietà e Lavoro per il prossimo 12 gennaio 2026″. È quanto scrivono in un comunicato i sindacati Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl, Usb Pubblico Impiego, Cse Flpl, Csa e la Rsu del Comune di Genova annunciando la mobilitazione contro la giunta Salis dopo la decisione di ampliare gli orari di apertura.
Il tavolo di confronto era “una messinscena”, secondo i rappresentanti dei lavoratori che avevano messo sul piatto “ben quattro proposte alternative di articolazione oraria”, di cui due su 6 giorni. Proposte “rigettate pretestuosamente”, accusano le sigle, perché l’obiettivo reale dell’ente era “creare un disservizio artificiale per giustificare un appalto già scritto”.
Nella proposta dell’amministrazione sarebbero stati inseriti “turni spezzatino” su 6 giorni lavorativi, taglio dei buoni pasto e dei riposi, con perdite salariali stimate fino a 260 euro al mese. “Una condotta gravissima e illegittima – tuonano i sindacati -. Nei fatti, ancora prima di avviare qualsiasi procedura trasparente per informare i lavoratori sui criteri di scelta o sondare le loro reali disponibilità, l’Ente aveva già formalizzato l’affidamento a terzi. I colloqui individuali avviati in queste ore in gran segreto, scavalcando la rappresentanza sindacale, sono solo l’ultimo atto di una gestione opaca che viola i principi di correttezza e imparzialità della pubblica amministrazione”.
“Ma il disegno politico di privatizzazione non si ferma ai musei – proseguono -. Lanciamo l’allarme per l’intero sistema delle biblioteche civiche, dalle sedi municipali fino alle centrali Berio e De Amicis. In assenza di investimenti specifici sul personale, si sta replicando esattamente lo stesso schema: lasciare che il servizio vada in sofferenza per mancanza di organico per poi giustificare l’ingresso dei privati. Gli strumenti per farlo sono già pronti: l’accordo quadro e i recenti bandi sono stati predisposti proprio per funzionare come un meccanismo automatico che, con procedure snelle e silenziose, permetterà l’estensione degli affidamenti a terzi anche per le biblioteche. Non è un caso, è una strategia complessiva che mira a cancellare la cultura pubblica a Genova“.
Per questo sindacati e Rsu hanno diffidato l’amministrazione intimando “lo stop immediato all’affidamento esterno e a qualsiasi procedura di mobilità gestita fuori dalle regole”. Convocata d’urgenza per l’8 gennaio un’assemblea di tutto il personale della direzione d’area Politiche culturale “per deliberare le azioni della mobilitazione necessarie a bloccare questa operazione”. “Il Comune di Genova sappia che non permetteremo che il servizio pubblico venga smantellato con l’inganno“, conclude la nota.
La risposta dell’assessore Montanari
Genova. “Siamo pienamente consapevoli delle difficoltà strutturali che caratterizzano da anni il servizio museale, in particolare per quanto riguarda l’organico degli operatori turnisti, oggi pari a 46 unità, con situazioni di fragilità e assenze di lungo periodo. L’attuale turnazione si è dimostrata non più adeguata a rispondere alle esigenze dell’utenza e proprio per queste ragioni la direzione Cultura ha più volte promosso confronti sindacali in questi mesi. Non si cerca, infatti, di realizzare un ampliamento indiscriminato degli orari di apertura, ma una loro differenziazione, fondata su analisi puntuali dei flussi di pubblico, con l’obiettivo di garantire un servizio più efficace e sostenibile, per i lavoratori e per il pubblico”.
Così l’assessore alla Cultura Giacomo Montanari, in risposta al comunicato delle organizzazioni sindacali Cgil, Cisl, Uil, Usb, Cse, Csa che parla di una imminente esternalizzazione del Museo del Risorgimento.
“Prendiamo atto che le organizzazioni sindacali abbiano espresso dissenso sul nuovo orario ipotizzato per il Museo del Risorgimento che, in coerenza con i suoi target di pubblico, a partire da oggi resta aperto dal lunedì al sabato – continua Montanari -. Considerata la chiusura negativa del confronto sindacale il 15 dicembre scorso, l’amministrazione ha dovuto prendere atto che la situazione non risultava risolvibile in tempi compatibili con le esigenze del servizio, se non attraverso il ricorso all’affidamento esterno. In questo quadro, non possono essere richiamate procedure condivise o accordi che, di fatto, non si sono prodotti a causa dell’esito negativo del confronto”.
L’assessore Montanari respinge inoltre le accuse di presunti colloqui individuali condotti in modo improprio: “I colloqui finora svolti sono stati tutti richiesti dai lavoratori stessi: in ogni caso, questi percorsi si sono conclusi con soluzioni condivise e soddisfacenti per entrambe le parti, valorizzando competenze, titoli di studio e aspirazioni professionali”.
“Come amministrazione – conclude l’assessore – riteniamo necessario affrontare il tema dell’organizzazione del servizio museale in modo pragmatico e non ideologico, mettendo al centro la continuità e la qualità del servizio pubblico offerto ai cittadini. Confermo la mia disponibilità al dialogo e al confronto, nella consapevolezza che solo partendo da elementi oggettivi e da una comune assunzione di responsabilità sia possibile costruire soluzioni credibili e durature per il futuro del sistema museale civico e per la tutela del lavoro di chi vi opera ogni giorno. Un incontro con i sindacati è stato già calendarizzato per il 7 gennaio”.
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