TgAmbiente 17 febbraio: aria fragile, energie contese e biodiversità in bilico. L’Italia ambientale alla prova del 2025
Nel 2025 si riducono i superamenti dei limiti di Pm10 nei capoluoghi italiani, ma l’orizzonte europeo al 2030 impone un cambio di passo. Intanto si riaccende il dibattito sulla dipendenza dal gas naturale liquefatto (Gnl) statunitense, sulla tutela dei rospi in migrazione e sullo status di conservazione del lupo
Lo scorso anno si è ridotto in modo significativo il numero di città che superano i limiti giornalieri di Pm10, segnale di un miglioramento della qualità dell’aria urbana che, tuttavia, non colma il divario rispetto ai nuovi target europei in vigore dal 2030.
Sul fronte energetico si riaccende il dibattito sulla crescente dipendenza dell’Unione europea dal gas naturale liquefatto statunitense, con richieste di accelerare sulle rinnovabili.
Intanto, tra tutela degli anfibi in migrazione e incertezze sullo status del lupo, emergono criticità nella gestione della biodiversità e nella disponibilità di dati scientifici aggiornati.
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Le notizie del #TgAmbiente 17 febbraio 2026
Nel TgAmbiente del 17 febbraio 2026, pubblicato ogni settimana, sul nostro magazine online e sul nostro canale Youtube, l’informazione ambientale di qualità.
Nel 2025 solo 13 città italiane hanno superato i limiti Pm10
Lo smog nelle città italiane diminuisce, ma non abbastanza da cambiare davvero rotta. Nel 2025 scendono a 13 i capoluoghi di provincia che hanno superato i limiti giornalieri di Pm10, 50 microgrammi per metro cubo per un massimo di 35 giorni all’anno, contro i 25 del 2024, i 18 del 2023 e i 29 del 2022.
A scattare questa fotografia è stato il rapporto malaria di città 2026 di Legambiente. Si tratta di uno dei dati più positivi degli ultimi anni, ma non deve far abbassare la guardia.
Se si guarda al 2030, anno in cui entreranno in vigore dei nuovi e più stringenti limiti europei sulla qualità dell’aria, l’Italia resta ancora lontana dai parametri richiesti.
Applicandoli, a oggi sarebbe fuorilegge il 53% delle città per il Pm10, il 73% per il Pm2.5 e il 38% per il biossido di azoto. La maglia nera quest’anno va a Palermo, seguita da Milano e Napoli.
Greenpeace: la dipendenza dal gas di Trump minaccia l’Europa
Durante la conferenza sulla sicurezza di Monaco, che ha visto la partecipazione del Segretario di Stato americano Marco Rubio, un gruppo di attivisti e attiviste di Greenpeace Germania, ha protestato contro la crescente dipendenza dell’Unione europea dal gas statunitense.
A due passi dalla sede della conferenza, gli attivisti hanno srotolato da una gru un grande striscione con la scritta Liberiamoci dai tiranni e gonfiato due sagome alte 10 metri di Putin e Trump seduti su una nave gasiera.
Secondo i calcoli di Greenpeace International, dal 2022 le società europee hanno firmato contratti per l’acquisto di gas naturale liquefatto statunitense per un valore stimato tra i 190 e i 210 miliardi di euro.
In media ogni giorno arrivano in Europa due navi cisterna di gas liquefatto provenienti dagli Stati Uniti. Greenpeace esorta i governi europei a ridurre la dipendenza dal gas di Trump e ad affidare la sicurezza energetica dell’Ue alle energie rinnovabili prodotte localmente.
Tempo d’amore anche per i rospi
Il 14 febbraio, San Valentino è stata la festa degli innamorati e il Wwf ha raccontato gli amori del mondo animale. Febbraio risveglia l’istinto produttivo di molte specie di anfibi, in primis i rospi.
Sul finire dell’inverno lasciano le aree dove hanno trascorso il periodo del letargo e si muovono verso laghi, fiumi e specchi d’acqua per l’accoppiamento. Nell’area del triangolo lariano, tra le province di Lecco e Como, vive una delle maggiori colonie d’Europa di bufobufo con oltre 20.000 individui censiti.
Questi anfibi scendono dai monti verso il lago e i volontari del Wwf si danno appuntamento in questo periodo per facilitarne lo spostamento, salvarli dagli investimenti stradali, bonificare dai rifiuti le aree degradate e raccogliere i rospi rimasti intrappolati in manufatti artificiali.
Stessa attività viene svolta dai volontari del Wwf Toscana. Qui la migrazione è già iniziata a causa delle forti piogge associate alle temperature miti.
Enpa: fermare l’uccisione dei lupi, non sappiamo quanti sono
Da rigorosamente protetto, il lupo è stato declassato a suolo protetto e questo apre la strada alla sua uccisione in Italia. Per farlo, però, servono ancora due cose: un decreto con l’approvazione delle regioni, da cui però non è ancora arrivato il via libera, e un censimento aggiornato del numero di lupi in Italia.
Ma, come ricorda il sottosegretario al Mase, Claudio Barbaro, oggi non c’è una stima recente riferita all’intero territorio nazionale, con l’ultimo dato disponibile che riguarda solo le Alpi.
Per l’Enpa e altre associazioni ambientaliste e animaliste, questa ammissione conferma che mancano i presupposti scientifici per modificare lo status di tutela del lupo.
Non solo, denunciano, l’eventuale declassamento potrebbe aprire la strada ad abbattimenti che, sottolineano le associazioni, non sono imposti da alcun obbligo normativo. al contrario, con le attuali regole l’Italia è tenuta a garantire uno stato di conservazione favorevole.
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