Trucco dell'asciugamano per entrare nella ZTL senza averne diritto: cosa si rischia

Gen 20, 2026 - 12:30
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Trucco dell'asciugamano per entrare nella ZTL senza averne diritto: cosa si rischia

lentepubblica.it

Asciugamano sulla targa per entrare in Ztl: quando la furbizia diventa un boomerang. Tentare di aggirare i controlli stradali con un trucco improvvisato può trasformarsi in un problema ben più serio di una semplice multa.


A Cagliari, un episodio recente dimostra come l’occultamento della targa rappresenti un comportamento tutt’altro che banale, con conseguenze che possono estendersi anche sul piano penale.

Il caso: un espediente artigianale scoperto nel cuore della città

Non si tratta di un sofisticato marchingegno elettronico né di un dispositivo hi-tech progettato per ingannare i sistemi di sorveglianza. A finire sotto la lente della Polizia locale di Cagliari è stato un espediente decisamente più rudimentale: un comune asciugamano.

Durante un servizio di controllo nel centro cittadino, gli agenti del Pronto intervento hanno notato un’auto che transitava all’interno della Zona a traffico limitato. Nulla di strano, se non fosse per un dettaglio che ha immediatamente attirato l’attenzione della pattuglia. La targa posteriore del veicolo risultava completamente coperta.

Avvicinandosi per un accertamento più approfondito, gli operatori hanno constatato che un asciugamano era stato posizionato con cura tra il portellone e il lunotto posteriore. Il tessuto, lasciato pendere verso il basso, occultava integralmente la targa, rendendola invisibile ai sistemi automatici di rilevazione installati ai varchi della Ztl. Un’operazione evidentemente studiata per evitare l’identificazione del mezzo e, di conseguenza, le sanzioni previste per l’accesso non autorizzato.

Alla guida dell’auto c’era un uomo di 49 anni, che ha dovuto fare i conti con una realtà ben diversa da quella probabilmente immaginata al momento di escogitare il trucco.

Non solo Ztl: quando l’infrazione si complica

L’ingresso abusivo in una zona a traffico limitato comporta, di per sé, una sanzione amministrativa. Il Codice della strada prevede una multa e, in alcuni casi, la decurtazione di punti dalla patente. Tuttavia, ciò che ha aggravato in modo significativo la posizione del conducente non è stato tanto l’accesso vietato, quanto il metodo utilizzato per eludere i controlli.

L’occultamento volontario della targa, infatti, non è considerato una semplice irregolarità. Si tratta di una condotta che la normativa italiana valuta con particolare severità, poiché incide direttamente sulla possibilità delle forze dell’ordine di identificare un veicolo e il suo proprietario.

Cosa dice la legge sull’occultamento della targa

Il riferimento normativo principale è l’articolo 100 del Codice della strada, che disciplina l’uso e la visibilità delle targhe. La legge stabilisce che la targa debba essere sempre chiaramente leggibile, integra e non manomessa. Qualsiasi intervento che ne comprometta la visibilità, anche temporaneamente, è vietato.

Quando l’occultamento è volontario e finalizzato a eludere i controlli, come nel caso di Cagliari, la violazione assume un peso maggiore. Sul piano amministrativo, la sanzione può arrivare a diverse centinaia di euro, accompagnata dal ritiro della carta di circolazione e dall’obbligo di ripristinare immediatamente le condizioni regolari del veicolo.

Ma non è tutto. Se l’azione è ritenuta dolosa e mirata a evitare l’identificazione, può configurarsi anche un’ipotesi di reato, in particolare quando l’occultamento è stabile o reiterato. In questi casi, la condotta può essere ricondotta al reato di uso di atto falso o di impedimento all’identificazione, con conseguenze che esulano dal semplice ambito stradale e finiscono sul tavolo dell’autorità giudiziaria.

In altre parole, coprire la targa non equivale a “chiudere un occhio” sul regolamento, ma significa ostacolare deliberatamente un sistema di controllo pubblico.

Perché l’occultamento è considerato così grave

La targa rappresenta l’identità del veicolo. Renderla invisibile compromette non solo il funzionamento dei varchi elettronici, ma anche le indagini in caso di incidenti, infrazioni gravi o reati. È per questo motivo che il legislatore ha scelto un approccio rigoroso, scoraggiando qualsiasi tentativo di alterazione o mascheramento.

Anche soluzioni apparentemente innocue – come stracci, adesivi, pellicole o oggetti appesi – rientrano a pieno titolo tra le condotte vietate. Non conta il mezzo utilizzato, ma l’effetto prodotto: impedire la corretta lettura della targa.

Una lezione che vale per tutti

L’episodio di Cagliari si inserisce in un contesto più ampio, in cui i controlli elettronici sono sempre più diffusi e sofisticati. Pensare di poterli aggirare con un trucco improvvisato significa sottovalutare sia l’attenzione degli agenti sia il quadro normativo che regola la circolazione stradale.

Le forze dell’ordine, infatti, non si limitano a verificare le immagini dei varchi, ma effettuano controlli diretti sul territorio, pronti a intervenire quando qualcosa non torna.

L’ironia della sorte e il contrappasso della “furbizia”

Alla fine, l’asciugamano pensato per evitare una multa si è trasformato dunque in un moltiplicatore di problemi. Un gesto nato per risparmiare qualche decina di euro ha aperto la porta a sanzioni ben più pesanti e a possibili conseguenze giudiziarie.

La morale è semplice e, se vogliamo, anche ironica: coprire la targa per non farsi vedere è un ottimo modo per farsi notare subito. E spesso, a quel punto, non basta più asciugarsi le mani dalla responsabilità.

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