Funivia, al lavoro sulla variante Granarolo: obiettivo progetto entro metà 2026

Genova. Tra le deadline che tengono sotto pressione l’amministrazione comunale genovese la principale è quella del progetto dei 4 Assi della mobilità – l’uso dei fondi Pnrr è vincolato alla chiusura di gran parte dei lavori entro il 30 giugno 2026 – ma c’è un’altra opera che tiene comunque impegnati assessorati e uffici ed è la funivia per forte Begato.
Pesante eredità lasciata dal precedente governo comunale di centrodestra, con gara già assegnata e lavori in procinto di partire, la sindaca Silvia Salis e l’assessore ai Lavori pubblici Massimo Ferrante sono riusciti a far digerire ai costruttori – le aziende Doppelmayr e Collini – la possibilità di convertire il progetto già avviato in una variante che non impatti sul quartiere del Lagaccio, la cosiddetta variante Granarolo.
A dicembre un incontro decisivo, tra la giunta e le imprese, ha dato il via a un lavoro che sta proseguendo tutt’oggi e che vede impegnati, a distanza, gli uffici legali e quelli tecnici del Comune e di Doppelmayr/Collini. Perché se, in linea di massima, tutti i soggetti della partita hanno convenuto sul “si può fare” – scongiurando almeno al momento la possibilità di un dietrofront che avrebbe comportato il pagamento di penali fino a sette o otto milioni di euro da parte di Tursi – l’obiettivo è arrivare a un progetto che sia inattaccabile sul fronte tecnico, giuridico e amministrativo.
La variante Granarolo della funivia, in sostanza, dovrà rispondere ai parametri ministeriali perché siano confermati i 40 milioni di euro di fondi complementari al Pnrr già stanziati, e dovrà essere blindato rispetto alla possibilità di ricorsi esterni. Che, la storia su quest’opera insegna, sono praticamente scontati.
“La variante su cui siamo al lavoro – spiega l’assessore ai Lavori pubblici Massimo Ferrante – presenta tutti i presupposti perché sia ammissibile a finanziamento, inoltre, con il progetto parallelo del parco verticale dello sport voluto dalla sindaca Salis, crediamo che sia un progetto che non sarà a uso e consumo solo dei croceristi ma anche e soprattutto dei genovesi che vorranno vivere l’outdoor nella zona di Granarolo e del parco dei forti, questo aspetto per noi è fondamentale e non ci stancheremo di ripeterlo”.
La variante Granarolo della funivia dei forti prevede due sole stazioni, con arrivo a forte Begato, come nel progetto originario – ma con una stazione fortemente ridimensionata – e partenza da Granarolo, nei pressi dell’arrivo della cremagliera storica di Amt. I piloni viaggeranno seguendo il profilo della collina e potrebbero sfiorare – e l’auspicio è non sorvolare – alcune abitazioni a schiera nella parte alta di via Bartolomeo Bianco. Questo passaggio è inevitabile per rispondere ai criteri di finanziamento: i due sistemi di trasporto devono essere senza (o quasi) soluzione di continuità infrastrutturale.
La lunghezza del tracciato della nuova funivia sarà pari a circa tre quinti di quella che sarebbe sorta tra Principe e forte Begato. Nel progetto complessivo, che manterrà un conto economico pressoché invariato, dovrà essere inserita anche la realizzazione di un ascensore di collegamento tra via Fanti d’Italia e la partenza della cremagliera che elimini le barriere architettoniche nonché l’ampliamento delle banchine della stessa cremagliera. “Sarà necessario armonizzare il più possibile i carichi dei due impianti e quindi mettere in sicurezza le stazioni della cremagliera in modo che possano accogliere più passeggeri”, aggiunge Ferrante.
L’altra importante novità, su cui la sindaca Silvia Salis è intervenuta più volte, è il “parco dello sport” – un’area estesa dedicata a discipline come il downhill, la mountain bike, l’arrampicata, la calistenica, l’escursionismo e la corsa – per cui gli uffici del Comune di Genova stanno realizzando un masterplan. Il documento di pianificazione servirà all’amministrazione per andare alla ricerca di finanziamenti, bussando alle porte sia dello Stato centrale sia dell’Unione europea. Al momento, infatti, il “parco dello sport” non ha copertura economica.
Tenendo conto che in via informale sia il ministero della Cultura (assegnatario dei fondi esistenti) sia la sovrintendenza sarebbero state coinvolte e informate della variante, con riscontri positivi, resta a questo punto imprescindibile la redazione di un progetto definitivo, completo di quadro economico aggiornato e di una delibera comunale o comunque di un atto amministrativo.
I tempi? Non strettissimi ma neppure larghissimi. Per non rischiare di sforare la scadenza del 2028, la giunta Salis è intenzionata ad avere tutto nero su bianco entro la metà del 2026, per partire con i cantieri a fine 2026 e concludere entro il 2028.
Nello stesso lasso di tempo si dovrebbero attuare, peraltro, anche i lavori di ammodernamento già previsti per la cremagliera di Granarolo sulla tratta tra Principe e via Bari.
Non mancherà la condivisione con il territorio, assicura Ferrante: “Quando avremo la certezza che la variante sarà accettata da tutti gli organi competenti, porteremo avanti un percorso con il municipio“. Che, in questo caso, sarà solo uno: il Centro Ovest, restando fuori dal tragitto, ormai, il quartiere del Lagaccio.
Oltre agli aspetti tecnici, giuridici e amministrativi, però, il Comune di Genova dovrà occuparsi anche di quelli squisitamente politici. Dalle perplessità in parte della maggioranza alla contrarietà dei comitati No Funivia e di varie associazioni, comunque impensierite dall’impatto di un impianto a fune in una delle aree verdi della città. Impatto su cui restano dubbi sia in termini di sostenibilità economica, spesa per le manutenzioni e reale fruibilità rispetto alle condizioni meteorologiche della zona.
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