Lagarde pronta a lasciare la Bce in anticipo

Christine Lagarde starebbe pensando di lasciare la Banca centrale europea prima della scadenza del mandato, fissata per ottobre 2027. Lo scrive il Financial Times, spiegando che la governatrice vorrebbe fare un passo indietro prima delle elezioni presidenziali francesi dell’aprile 2027, in modo da lasciare al presidente francese Emmanuel Macron e al cancelliere tedesco Merz il tempo di trovare un successore senza il fiato di una campagna elettorale sul collo.
La notizia arriva dopo mesi di segnali ambigui. La scorsa estate la Banca centrale europea smentiva le voci di un’uscita anticipata, e Lagarde stessa aveva detto ai giornalisti “non sono ancora pronta a togliervi dai piedi”. Ma a gennaio, in un’intervista a Bloomberg, aveva ricordato di aver accettato il ruolo convinta di restare cinque anni. E che fu Macron a correggerla: otto, non cinque. Una precisazione letta da molti osservatori come una preparazione psicologica all’addio. Sullo sfondo pesa anche il quadro politico francese: Marine Le Pen, condannata per peculato di fondi europei ma in attesa d’appello, guida i sondaggi per l’Eliseo. Il suo delfino Jordan Bardella è pronto a subentrare come candidato se lei venisse esclusa dalla corsa. Entrambi euroscettici, il che rende urgente per Macron – che non può ricandidarsi dopo i due mandati – avere voce in capitolo sulla guida della Banca centrale europea prima di lasciare l’Eliseo.
Sul totonomi Milano Finanza aveva già anticipato il clima qualche giorno fa. I nomi più accreditati sono lo spagnolo Hernández de Cos, governatore della Banca di Spagna, e l’olandese Klaas Knot, presidente del Financial Stability Board. Per la Germania si parla di Joachim Nagel, presidente della Bundesbank, anche se gli accordi Mitterrand-Kohl stabilirono che la Banca centrale europea abbia sede in Germania ma mai un presidente tedesco. Dal board interno si è fatta avanti l’economista tedesca Isabel Schnabel, scrive il Financial Times. L’Italia non figura, ma Milano Finanza ricordava che nemmeno all’epoca di Jean-Claude Trichet qualcuno faceva il nome di Mario Draghi.
In questo contesto si rilegge il discorso che Lagarde ha tenuto il 14 febbraio alla Munich Security Conference: catene di approvvigionamento, autonomia strategica, frammentazione geoeconomica. Ha annunciato l’espansione del EUREP, la facility che offre liquidità in euro alle banche centrali estere – accesso globale, permanente, garantito per default – per rendere l’euro più solido nei momenti di stress. Il tono era quello di chi sta tracciando un’agenda, non di chi la riceve in eredità. Un testamento, forse. Con una frase sola che vale otto anni: «Il commercio è tanto una questione di sicurezza quanto una questione economica».
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