L’Europa è diventata un problema per Trump, dice Gentiloni

Gen 6, 2026 - 01:30
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L’Europa è diventata un problema per Trump, dice Gentiloni

La cattura di Nicolás Maduro e i proclami da gangster sul petrolio sono picconate di Donald Trump all’ordine mondiale. Che la si voglia chiamare dottrina Donroe o volontà di potenza, o in qualsiasi altro modo fa poca differenza: il presidente degli Stati Uniti ha un atteggiamento predatorio e questo dovrebbe essere per tutti un segnale d’allarme. Lo ha ribadito anche Paolo Gentiloni in un’intervista al Corriere della Sera: «Non mi limiterei a dire che torna l’imperialismo predatorio degli Stati Uniti, ma che avanziamo verso un nuovo assetto del mondo, come d’altronde già teorizzato da Trump».

L’intervento degli Stati Uniti in Venezuela certifica che Trump non riconosce più alleati e agisce in modo del tutto autonomo, privo di ogni vincolo legale o morale. «Penso sia una cosa ormai ovvia ed evidente», dice l’ex premier e commissario europeo. «Soltanto il governo italiano cerca di non ammetterla o addirittura nasconderla per ragioni di affinità ideologica, che cozzano contro i nostri interessi nazionali. Non solo l’Europa non è più una priorità per Trump, ma è un problema, perché difende valori, diritti, regole che l’America di oggi non vuole più riconoscere e rispettare».

Gentiloni cerca anche di sgomberare il campo dalle ambiguità di chi esulta per la cattura di Maduro, sottolineando che può esserci grande sollievo per il fatto che un dittatore spietato è stato tolto di mezzo, ma allo stesso tempo c’è forte preoccupazione per ciò che questo tipo di intervento rappresenta per un ordine globale già molto pregiudicato. «Questi due sentimenti devono poter convivere», dice. «Non mi faccio scrupolo di dire che la caduta di un regime catastrofico per il Venezuela e l’apertura di uno spiraglio per una transizione democratica dovrebbe far piacere a tutti, non solo ai venezuelani».

Il problema, semmai, è che l’intervento americano sembra riportare il mondo a un’epoca in cui a contare sono le poche grandi potenze che spadroneggiano nelle loro sfere di influenza. Con la differenza, rispetto alla Guerra Fredda, che allora quella divisione del mondo era in qualche modo una garanzia di pace, mentre oggi rischia di essere fattore permanente di guerre e tensioni.

Lo dimostrano le mire di Trump su Panama, Groenlandia, Messico, Canada e tutto il resto dei Paesi più vicini, quelli dell’emisfero occidentale. Interessi peraltro mai nascosti dal presidente americano. «Questo atteggiamento legittima oggettivamente una logica simile da parte cinese e forse anche russa: è probabile, lo dicono fonti americane, che ad Anchorage, Putin e Trump abbiano parlato anche del Venezuela. Ma è anche una forma di abdicazione da un ruolo globale, un fatto nuovo. Il rischio è che la fine delle regole contagi altre potenze e porti il mondo verso il caos. Basta osservare quanti Paesi si rimettono in corsa per dotarsi di armi nucleari», dice ancora Gentiloni.

Intanto l’Europa reagisce in ordine sparso, come sempre. C’è molta prudenza in generale, chi approva l’intervento come Giorgia Meloni o Roberta Metsola, chi tace come Emmanuel Macron, chi invita al rispetto dell’ordine internazionale come Ursula von der Leyen e chi alla de-escalation come Pedro Sánchez. «L’Europa balbetta e lo fa in modo stonato», spiega Gentiloni. «Tuttavia, non dobbiamo ricavare da voci così flebili e discordanti l’impressione che sento affermare troppo spesso di una Europa marginale. La verità è che di fronte a questo disegno di un non-ordine, nel quale ciascuna grande potenza comanda nel proprio giardino di casa, l’Europa è l’unico ostacolo che si frappone oggi a questa logica. In questo senso la cruna dell’ago è il conflitto in Ucraina, dove Putin vuole dimostrare che nel suo cortile comanda lui, mentre noi europei dobbiamo affermare il principio che le regole e la sovranità di un Paese restano intoccabili. Sul rispetto di queste regole è schierata una grande parte del mondo, che non è solo Washington, Pechino e Mosca. Ciò di cui non si vede traccia è purtroppo prendere atto di questo ruolo oggettivo dell’Europa e agire di conseguenza. Noi siamo l’ostacolo a questa deriva ma facciamo fatica a dirlo, a trarne le giuste conclusioni, a far fronte comune sulla difesa».

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Redazione Redazione Eventi e News