Netflix ha concesso una settimana di tempo a Paramount per trattare con Warner
La piattaforma di streaming Netflix ha concesso a Warner Bros. Discovery una deroga di sette giorni per consentire a Paramount Skydance di avviare un confronto formale su una possibile offerta alternativa. La mossa non sospende l’accordo già firmato tra Netflix e WBD, ma apre uno spazio limitato per verificare se esista una proposta rivale “best and final”, cioè definitiva e vincolante, come richiesto dal consiglio di amministrazione guidato da David Zaslav. L’offerta di Paramount era infatti stata valutata come poco sostenibile sul piano finanziario.
L’intesa siglata il 4 dicembre 2025 (e annunciata il giorno successivo) prevede che Netflix acquisisca gli studi Warner Bros. e le attività di streaming, mentre Warner separerà le reti televisive in una nuova società indipendente, Discovery Global, le cui azioni saranno distribuite agli attuali azionisti. Il 20 marzo, alle 8 del mattino ora di New York, è convocata un’assemblea virtuale per il voto degli azionisti registrati al 4 febbraio sull’operazione con Netflix e sulle compensazioni dei dirigenti legate alla transazione (quest’ultimo voto non sarà vincolante). Lo spin-off di Discovery Global non richiede approvazione assembleare e dovrebbe completarsi entro cinque-otto mesi; la chiusura dell’accordo con Netflix è stimata tra dodici e diciotto mesi dalla firma.
Nel frattempo, Paramount, controllata dal gruppo guidato da David Ellison, sostiene di aver soddisfatto tutte le richieste di Warner e avrebbe indicato informalmente la disponibilità a superare l’offerta iniziale di 30 dollari per azione in contanti, portandola a 31 dollari o oltre. Tuttavia, secondo quanto riportato da WBD nei documenti depositati alla SEC, tali disponibilità sarebbero state comunicate verbalmente da un banchiere e non formalizzate in un documento contrattuale. Il consiglio di Warner chiede che prezzo finale, finanziamenti e clausole siano definiti in un accordo scritto e vincolante, non in lettere o comunicazioni pubbliche. Paramount, che punta all’acquisizione dell’intero gruppo WBD, contesta questa ricostruzione e accusa Warner di aver finora evitato un confronto sostanziale.
Sul piano regolatorio, l’operazione con Netflix è sottoposta al controllo delle autorità antitrust statunitensi e internazionali: il 17 dicembre le parti hanno notificato la fusione al Dipartimento di Giustizia (DOJ), che il 16 gennaio ha emesso una “second request”, la richiesta approfondita di documentazione che estende i tempi di valutazione. La chiusura potrà avvenire solo trenta giorni dopo la certificazione di piena conformità alle richieste. Restano possibili azioni della Federal Trade Commission o di procuratori generali statali, che potrebbero chiedere blocchi, dismissioni di asset o altre misure correttive. All’estero sono previste notifiche a oltre venti autorità antitrust e a circa dieci enti di controllo sugli investimenti stranieri; a fine gennaio è arrivato il via libera delle autorità tedesche per gli investimenti esteri.
Uno dei punti più discussi riguarda la distribuzione del debito tra le due entità risultanti. WBD ha indicato che la riduzione del debito netto in capo a Discovery Global potrà variare tra zero e 2 miliardi di dollari, con un corrispettivo per azione nella fusione stimato tra 27,75 e 26,98 dollari sulla base delle ipotesi attuali. In uno scenario teorico, definito “altamente improbabile”, in cui nessun debito fosse attribuito a Discovery Global, il prezzo minimo potrebbe scendere fino a 21,23 dollari. Paramount ha evidenziato che tali variabili incidono direttamente sul valore effettivo per gli azionisti e sulla liquidità che Netflix verserebbe.
Il consiglio di Warner sostiene che il valore potenziale di Discovery Global, distribuito agli azionisti come azioni della nuova società, compensi eventuali riduzioni di cassa. Le analisi dei consulenti finanziari indicano per Discovery Global un valore implicito compreso tra 1,33 e 3,24 dollari per azione secondo una prima metodologia e tra 2,41 e 3,77 dollari secondo un’analisi “sum-of-the-parts” su società comparabili; in caso di futura acquisizione, la stima salirebbe a un intervallo tra 4,63 e 6,86 dollari. Paramount contesta queste valutazioni, attribuendo alla nuova società un valore inferiore.
L’esito del confronto dipenderà dalla capacità di Paramount di presentare un’offerta formalmente vincolante entro i tempi concessi e dalla valutazione finale degli azionisti e delle autorità di vigilanza. Per il settore, si tratta di una partita che riguarda non solo la proprietà di uno dei principali cataloghi cinematografici e televisivi al mondo, ma anche l’equilibrio tra streaming e televisione, un tema che interessa da vicino anche il mercato europeo, dove le major statunitensi hanno un peso significativo nella distribuzione e nella produzione locale.
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