Referendum, “board of peace”, migranti: si litiga su tutto, non resta che consolarci con le Olimpiadi

Febbraio 18, 2026 - 12:30
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Referendum, “board of peace”, migranti: si litiga su tutto, non resta che consolarci con le Olimpiadi

Ora ci si scanna pure su un viaggio a Washington: ci si deve andare o no al “board of peace” voluto da Trump? “Assolutamente no”, grida la sinistra. “Si viola la Costituzione”, spiega. Ma ci si va solo come Osservatori, si replica a destra. No, nemmeno questo.

L’opposizione in aula interrompe più volte il ministro Antonio Tajani che parla dell’opportunità di una simile trasferta. Il clima di queste settimane è troppo rovente per pensare di trovare un accordo. Volano gli stracci, gli insulti la fanno da padrone. Inutile cercare una via d’intesa. Se la si cerca dicendo che si va lì soltanto per capire e non per partecipare si replica affermando che è l’ennesima genuflessione al tycoon. “Fate la figura degli schiavi”, tuona qualcuno. “Siamo tornati al colonialismo”, insiste qualcun altro.

“Si vuole parlare soltanto di come ricostruire Gaza annientata dalla guerra” è la spiegazione. Niente da fare: le parole o anche le giustificazioni non servono a placare gli animi, la bagarre continua, ma alla fine la decisione è “si”: il viaggio a Washington è confermato, ma non finisce qui, perchè la stampa che guarda solo a sinistra non ci pensa nemmeno un attimo a fare una piccola marcia indietro.

Leggiamo il titolo dell’Unità di stamane: “Si scrive board of peace, si legge Faccetta nera”. La ricordate la canzoncina in voga durante il ventennio? “Bella abissina aspetta e spera che già l’ora si avvicina”. Il colonialismo appunto, niente altro.

Insomma, sono i giorni che precedono il referendum, ogni regola viene cancellata, non c’è spazio per chi vuole usare la ragione e mettere da parte l’agonismo più sfrontato che assomiglia tanto ad una “guerra di posizioni”. La sinistra è scatenata: ritiene che se la riforma sarà votata dalla maggioranza degli italiani, la seconda tappa sarà il premierato, cioè quella legge per cui il presidente del consiglio viene scelto non dagli intrighi di Palazzo, ma dal voto popolare. E giù il ritornello di sempre: “La deriva verso l’autocrazia, dovremo dimenticarci la libertà di espressione e quant’altro”.

Giorgia Meloni che fa? Tace? Rimane buona fino a tarda sera, poi interviene con parole durissime. Riguardano il caso di quell’algerino condannato per 23 volte (avete letto bene ventitre) che un giudice non solo ha assolto, ma ha deciso che il suo trasferimento nei centri di rimpatrio creati in Albania deve essere risarcito dallo Stato costretto pagare al pluricondannato una somma di 700 euro. La premier non ci sta, esplode e dice testualmente: “I magistrati politicizzati ostacolano l’opera del governo”.

Eccolo il refrain che ruota attorno al voto del popolo sovrano che si esprimerà il 22 e 23 marzo: “Questi giudici (solo una parte) sono politicizzati, non decidono seguendo la legge, ma facendosi travolgere dall’ideologia”. E’ tutta qui la battaglia con il governo convinto che questa è la verità,  con i giudici, invece, certi che si vuole sottomettere il potere giudiziario a quello politico. Non è un interrogativo di poco conto: sono due poteri dello Stato che si scontrano sfidandosi a duello.

Niccola Gratteri
Nicola Gratteri (foto Ansa)

Alcuni magistrati di rango, vedi Nicola Gratteri, il quale è certo che” solo le persone per bene voteranno no” a cui fa da contro altare il ministro della giustizia che tira in ballo addirittura il Consiglio Superiore della Magistratura, responsabile di “un potere paramafioso”. Voi capite che così stando le cose, è difficile che in Italia si possa pensare ad un futuro radioso. O si rientra nei panni di una “politically correct”, oppure ogni tentativo sarà vano perchè qualsiasi nuova iniziativa avrà una lunghezza infinita che difficilmente taglierà il traguardo o se ci riuscirà dovrà contare su morti e feriti (in Senato, alla Camera e persino a Palazzo Chigi e dintorni).

Il linguaggio degli ultimi tempi? C’è chi ritiene Giorgia Meloni una “cagna che potrebbe svegliarsi” o, meglio, che la “polizia è odiata in tutto il mondo” e quindi prendere a martellate un agente è quasi lecito, visto che chi lo ha fatto se ne sta tranquillamente  a casa sua agli arresti domiciliari. Ci vuole maggiore sicurezza e, soprattutto, una certezza della pena. Si va avanti a slogan che hanno orientamenti contrapposti. Sempre, anche nel caso che la violenza dilaghi. Si è contro a parole, ma…….. Il famoso “oui mais” adorato dai francesi.

Non ci resta che consolarci con lo sport, anzi con le Olimpiadi che ci stanno regalando tante medaglie d’oro, d’argento e di bronzo. Nel calcio, invece, nel nostro sport più popolare, la bagarre copia quella delle aule parlamentari. Un giocatore esulta perchè un avversario viene espulso, i tifosi della Lazio disertano lo stadio anche quando il presidente mostra loro un nuovo impianto modello capace di ospitare 50 mila tifosi. Si deve essere contro: sempre e comunque.

L'articolo Referendum, “board of peace”, migranti: si litiga su tutto, non resta che consolarci con le Olimpiadi proviene da Blitz quotidiano.

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