«Rogoredo non è una zona di guerra»
Gli accertamenti della polizia in via Impastato (foto Giulia Sciacca / IPA)Non definiamo Rogoredo una zona di guerra. È l’appello di don Danilo Marcodoppido, dallo scorso ottobre parroco della Sacra Famiglia in Rogoredo, all’indomani della sparatoria avvenuta in via Giuseppe Impastato.
L’episodio a cui il sacerdote fa riferimento riguarda la sera di lunedì 26 gennaio, quando un agente di polizia ha sparato a un uomo di 28 anni, morto sul colpo, durante un controllo antidroga. In quel momento sei colleghi stavano eseguendo un’operazione antidroga nei pressi della stazione di Rogoredo, una zona nota sui media come il “boschetto della droga”. Secondo quanto riportato dall’avvocato del poliziotto, la vittima, Abderrahim Mansouri, sarebbe apparsa di fronte puntando una pistola contro la pattuglia, che solo in seguito si è scoperta a salve. Gli agenti avrebbero intimato a Mansouri di fermarsi, ma al suo avanzare, un poliziotto ha esploso un colpo.

Marcodoppido: «Nessun clima di terrore, ma il desiderio di aiutare»
Interpellato ai microfoni di Radio Marconi sul clima che si vive nel quartiere, il sacerdote ha spiegato che i residenti convivono da tempo con la presenza dello spaccio. Ma la quotidianità – e questo don Marcodoppido ci tiene a sottolinearlo – non è quella di un assetto da guerra. «Non c’è la paura di uscire di casa, noi svolgiamo le attività anche con i ragazzi, con i bambini del catechismo. I giovani escono di casa tranquillamente, vengono in oratorio, non vedo un clima così tanto di terrore, di paura, tutti svolgono le loro attività tranquillamente. Non ho trovato persone inferocite, ma con il desiderio di capire cosa si può fare concretamente per portare un aiuto».
Le difficoltà descritte dal sacerdote sono sostanzialmente simili a molte periferie cittadine. A cui lo stesso parroco cerca di offrire un rimedio per quanto possibile: «Anche da me sono venute almeno un paio di persone nella speranza di tirarsi fuori dalla condizione in cui erano. Abbiamo cercato di incrociare le loro domande con le nostre offerte. Non sempre è così semplice, però ci sono numeri di telefono e riferimenti, c’è sempre una possibilità concreta almeno per la singola persona di poter fare qualcosa».
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