Il divieto di pesca sul fiume Yangtze ferma il declino della biodiversità dopo 70 anni

Febbraio 20, 2026 - 18:00
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Il divieto di pesca sul fiume Yangtze ferma il declino della biodiversità dopo 70 anni

Il bacino del fiume Yangtze (il Fiume Azzurro), un hotspot di biodiversità globale, ha subito un grave degrado ecologico per diversi decenni a causa dell'intensa e caotica crescita economica cinese, portando a un netto declino della biodiversità acquatica. Dagli anni '50, la costruzione di dighe, l'attività mineraria, l'inquinamento industriale e la sovra-pesca hanno ridotto le riserve ittiche a una frazione di quelle che erano prima della rivoluzione maoista. Il fiume Azzurro era diventato in tutto il mondo un esempio di come non gestire la pesca che era crollata dalle oltre 400.000 tonnellate a metà degli anni '50 a sole 66.000 tonnellate nel 2016. Alcune specie come il pesce spatola cinese e il baiji sono state portate all'estinzione. Il baiji (Lipotes vexillifer), il delfino del fiume Yangtze, era stato avvistato l'ultima volta nel 2002 ed è stato dichiarato funzionalmente estinto nel 2006 dall’IUCN/SSC Cetacean Specialist Group. 

Per arrestare questa tendenza che dura da 70 anni, nel 2021 il governo cinese ha istituito un divieto totale di pesca decennale nel bacino del fiume Yangtze - una regione grande all'incirca quanto il Messico – e il divieto ha avuto anche un prezzo sociale elevato: ha comportato la rottamazione di oltre 100.000 pescherecci e il reinsediamento di oltre 230.000 pescatori.

Lo studio “Fishing ban halts seven decades of biodiversity decline in the Yangtze River”, pubblicato recentemente su Science da un team internazionale di ricercatori guidato da Chen Yushun dell'Istituto di Idrobiologia (IHB) dell'Accademia Cinese delle Scienze (ACS), ha valutato gli effetti iniziali del divieto e, per verificare se le eccezionali misure messe in atto dal governo cinese funzionano, gli scienziati cinesi, in collaborazione con ricercatori statunitensi, canadesi e francesi, hanno portato avanti un elaborato programma per contare i pesci lungo alcuni tratti del fiume. Poco prima del divieto di pesca, dal 2018 al 2020, e di nuovo durante il divieto dal 2021 al 2023, i ricercatori hanno installato reti da posta lungo 57 tratti di fiume di 2 chilometri ciascuno, che rappresentavano diversi livelli di disturbo nei territori circostanti. Hanno poi contato ogni pesce catturato, oltre 47.000 in totale, appartenenti a 115 specie. I dati hanno rivelato segnali di ripresa nel giro di pochi anni e che «Il divieto di pesca sul fiume Yangtze non solo ha arrestato il declino delle risorse ittiche in atto da 70 anni, ma ha anche innescato una prima fase di ripresa».

All’Accademia cinese delle scienze spiegano che «Sulla base di dati di monitoraggio sistematico dal 2018 al 2023, i ricercatori hanno analizzato in modo completo le dinamiche delle comunità ittiche nel canale principale dello Yangtze prima e dopo la piena applicazione del divieto di pesca, esaminando dimensioni quali ricchezza di specie ittiche, biomassa, abbondanza, uniformità e diversità beta. Hanno inoltre quantificato i fattori di stress che influenzano la diversità ittica, tra cui qualità dell'acqua, idrologia, cambiamenti climatici, uso del suolo, sviluppo del litorale, navigazione e pressione della pesca. I risultati hanno mostrato un miglioramento significativo negli indicatori chiave, tra cui la biomassa ittica, le condizioni corporee, la diversità delle specie e il recupero iniziale delle specie minacciate. In particolare, le specie di taglia più grande hanno beneficiato notevolmente del divieto di pesca, mostrando un aumento significativo della biomassa, evidenziato anche da un aumento del fattore "condizioni del pesce" sia per le specie di taglia più grande che per quelle di taglia più piccola».

Dopo il divieto sono aumentate specie come la sogliola dalla lingua sottile (Cynoglossus gracilis) che ha esteso ulteriormente a monte la sua migrazione in acqua dolce. Anche specie ittiche in via di estinzione come lo storione dello Yangtze (Acipenser dabryanus) e l’Ochetobius elongatus sono ancora rare ma mostrano segni di iniziale ripresa. Il pesce osseo Myxocyprinus asiaticus, una specie di Classe II protetta a livello nazionale, è ricomparso dopo un'assenza di oltre 20 anni e nel 2024 e nel 2025 è stata registrata la riproduzione naturale nel fiume. Però, all’ACS avvertono che «Lo stato della popolazione di Acipenser sinensis ha ancora un futuro incerto».

Il recupero più visibile sembra quello dell'unico mammifero d'acqua dolce rimasto nel fiume Yangtze, la sua specie simbolo: la focena senza pinne dello Yangtze (Neophocaena asiaeorientalis asiaeorientalis), ha mostrato un miglioramento, con la sua popolazione selvatica che è aumentata di un terzo: da 445 nel 2017 a 595 nel 2022. Come ha confermato il ministero dell'agricoltura e degli affari rurali una decina di giorni prima dell’uscita del nuovo studio, «La popolazione della focena senza pinna dello Yangtze, l'unica specie di focena d'acqua dolce presente nel fiume più lungo della Cina, è aumentata fino a 1.426 esemplari nel 2025, il che indica che il divieto di pesca e altri sforzi di conservazione stanno rivitalizzando l'ecosistema del fiume Yangtze. Il dato, pubblicato in un'indagine del 2025, mostra un aumento di 177 individui rispetto alla precedente valutazione del 2022 e rappresenta una continua ripresa dopo il divieto di pesca decennale introdotto nel 2021».

Secondo gli istituti di ricerca cinesi, all'inizio degli anni '90 queste focene fluviali contavano circa 2.700 esemplari, nel 2017 erano scese a 1.012 a causa delle attività antropiche.
il viceministro dell'agricoltura e degli affari rurali, Zhang Zhili, ha sottolineato che «Il recupero della focena senza pinna dello Yangtze riflette il miglioramento generale della biodiversità nel bacino del fiume e il graduale ripristino della vitalità ecologica del nostro fiume madre. Negli ultimi anni, gli avvistamenti di focene che emergono e giocano nei tratti di fiume vicino a Wuhan, nella provincia di Hubei, e a Nanchino, nella provincia di Jiangsu, sono diventati più comuni».

Oltre a tutelare la popolazione selvatica, la Cina ha creato una rete di 5 zone di conservazione per dove delle focene sono state trasferite dagli habitat gravemente degradati dove vivevano prima. In queste acque protette vivono ora più di 150 individui, con più di 10 cuccioli nati ogni anno, gettando le basi per il futuro ripristino delle popolazioni selvatiche.
Il ministero ha reso noto che «Nel frattempo, i ricercatori dell'Istituto di idrobiologia dell'Accademia cinese delle scienze hanno istituito una banca dello sperma dei cetacei d'acqua dolce, fornendo supporto tecnico per superare le sfide della riproduzione», ma Zhang ammette che «Nonostante i progressi, la specie rimane in grave pericolo di estinzione, poiché la popolazione attuale è ancora circa la metà di quella degli anni '90».

Il piano d'azione aggiornato per la conservazione della focena senza pinna dello Yangtze si prefigge l'obiettivo di aumentare la popolazione selvatica a circa 1.700 esemplari entro il 2030 e a 2.000 entro il 2035. Analizzando matematicamente i legami tra misure di conservazione e relazioni con la biodiversità, gli autori del nuovo studio hanno scoperto che «Il divieto di pesca è stato il principale motore del recupero iniziale dell'ecosistema dello Yangtze. Anche altri fattori, come la riduzione del traffico navale, la creazione di fasce di vegetazione ripariale e il miglioramento della qualità dell'acqua, hanno contribuito al recupero biologico.

Gui Jianfang, della CAS e responsabile del gruppo di esperti per la valutazione intermedia del divieto di pesca, ha confermato che «La diversità e l'abbondanza delle specie ittiche nel bacino dello Yangtze sono aumentate costantemente dall'entrata in vigore del divieto. Il recupero della focena mostra miglioramenti più ampi nella biodiversità acquatica. Dal 2021 al 2025, il monitoraggio ha registrato 351 specie ittiche in tutto il bacino, 43 in più rispetto a prima del divieto. La tendenza verso pesci di taglia più piccola è stata frenata e l'indice di integrità biologica acquatica è aumentato significativamente. L'indice è un indicatore composito che riflette lo stato delle risorse ittiche, le condizioni delle specie importanti e la qualità dell'habitat. Cinque anni dopo l'introduzione del divieto di pesca, le risorse ittiche del fiume hanno mostrato chiari segnali di ripresa. Nel 2025, la biomassa unitaria dei pesci nel corso principale dello Yangtze ha raggiunto i 2,4 chilogrammi. La densità complessiva dei pesci è raddoppiata rispetto al livello pre-divieto del 2020. Mentre la Cina prosegue con il divieto di pesca e i progetti di ripristino dell'ecosistema, si prevede che la vita acquatica del fiume Yangtze continuerà il suo graduale recupero nei prossimi cinque anni. Tuttavia, il completo recupero ecologico richiederà tempo. Un piccolo numero di tratti d'acqua con habitat gravemente frammentati potrebbero richiedere sforzi di ripristino prolungati e su larga scala».
Gli scienziati hanno avvertito che «Il futuro della biodiversità del fiume Yangtze rimane incerto e sensibile alle minacce emergenti. Tra queste rientrano i cambiamenti nella gestione delle acque e le dighe causati dalla pressione dei cambiamenti climatici. Sebbene la fine della pesca commerciale potrebbe ripristinare parte della popolazione ittica, gran parte del danno deriva dalla perdita di habitat che non sarà invertita così facilmente». Lo studio “Can the “10-year fishing ban” rescue biodiversity of the Yangtze River?”, pubblicato nel 2022 su The Innovation da un team di scienziati cinesi e danesi, attribuisce alla pesca eccessiva probabilmente solo il 30% del declino totale, mentre la perdita di habitat ha causato il 70% del calo di biodiversità e biomassa animale fluviale.

E cosa succederà quando il divieto decennale terminerà? I ricercatori sono «Cautamente ottimisti sul fatto che la ripresa possa rivelarsi duratura. Ma temiamo che questi progressi possano essere facilmente invertiti con la ripresa della pesca commerciale». L’Accademia cinese delle scienze conclude: «Il divieto totale di pesca previsto dalla Legge per la Protezione del Fiume Azzurro ha di fatto arrestato sette decenni di declino della biodiversità. Sebbene i dati di monitoraggio a breve termine mostrino segnali promettenti, la sostenibilità a lungo termine di questo recupero richiede ulteriori verifiche. Gli sforzi futuri dovrebbero concentrarsi sul consolidamento dei risultati del divieto di pesca, affrontando sistematicamente i molteplici fattori di stress e promuovendo un maggiore coordinamento tra conservazione ecologica e sviluppo sostenibile».

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