L’accusa dei Verdi europei: «L’adesione dell’Italia al “Board of peace” mina il diritto internazionale»

Il nostro ministro degli Esteri Antonio Tajani è volato a Washington per partecipare alla riunione inaugurale del cosiddetto “Board of peace” per Gaza, presieduta dal presidente statunitense Donald Trump. «Ha rappresentato l’Italia come osservatrice, su delega della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni», informa una nota della Farnesina in cui tra l’altro si affermano cose a dir poco discutibili: come ad esempio che quanto progettato a Washington è «in linea con la risoluzione 2803 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che affida al Board of Peace il compito di monitorare il processo di stabilizzazione nell’area». Si capirà nei prossimi mesi qual è il vero obiettivo del Board of peace trumpiano, ma intanto questa decisione del nostro governo di partecipare in qualità di osservatore viene duramente criticata dai Verdi europei. Tra l’altro la scelta di aderire al progetto del presidente americano arriva mentre sembra che l’amministrazione Trump stia progettando di costruire una base militare a Gaza per ospitare i soldati che saranno di stanza lì come parte delle previste “Forze internazionali di stabilizzazione” che fanno parte del Consiglio di pace. Sottolineano gli European greens: «Abbiamo già un organismo multilaterale istituito per promuovere la pace tra le nazioni. Anche se le Nazioni Unite non sono perfette, la soluzione è rafforzarle, non minarle aderendo a un progetto diplomatico rivale creato da un’amministrazione statunitense che guida un nuovo ordine globale, con una governance problematica e senza alcuna responsabilità».
I Verdi europei criticano il “Consiglio di pace” sponsorizzato da Trump perché, dicono per bocca del copresidente Ciarán Cuffe «la pace non potrà nascere da un progetto politico di parte che ignora il diritto internazionale e mette da parte la società civile. La vera pace richiede giustizia, responsabilità e inclusione, non politica di potere. Questa iniziativa imperfetta distoglie l’attenzione dalla necessità di riforme fondamentali delle Nazioni Unite e dei suoi metodi di lavoro».
In questo momento critico, l’Unione europea si trova di fronte a una scelta semplice, è la tesi dei Verdi europei: unità o irrilevanza. E un’Europa divisa è un’Europa indebolita, e questo è il momento di rafforzare la nostra autorità collettiva, per non apparire deboli sulla scena internazionale. Aderendo al “Board of peace” voluto da Trump, anche solo in qualità di osservatore come ha deciso di fare il governo italiano, gli esecutivi e le istituzioni stanno conferendo legittimità a questa iniziativa «opaca», e priva di un mandato chiaro ai sensi del diritto internazionale.
Il partito verde europeo punta il dito anche contro il Ppe (di cui pure Forza Italia, il partito guidato da Tajani, fa parte): «Il Partito popolare europeo deve decidere se sostenere un’Europa forte e unita, ancorata ai diritti umani e allo Stato di diritto, o accordi ad hoc che indeboliscono la voce dell’Europa», dice Vula Tsetsi, copresidente degli European greens. «Il diritto internazionale, la protezione dei civili e il controllo democratico non sono merce di scambio. Sono le linee rosse che definiscono la credibilità dell’Europa e la sua capacità di agire come potenza globale basata sui principi».
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