Cosa vuole fare Cipro alla guida del Consiglio dell’Unione europea

Per i primi sei mesi del 2026 toccherà a Cipro presiedere il Consiglio dell’Unione europea, l’organo decisionale che riunisce i ministri dei ventisette Stati membri. A distanza di quattordici anni dal suo primo mandato, Nicosia si prepara ad assumere di nuovo l’incarico presidenziale, che nei fatti significa stabilire l’agenda degli incontri ministeriali, guidare i negoziati e definire le priorità politiche dell’Europa. La Danimarca, che ha presieduto il Consiglio nell’ultimo semestre del 2025, consegna allo Stato cipriota il delicato compito di guidare l’Europa in un momento di profonda instabilità politica e incertezza economica.
Un’Europa più autonoma è l’obiettivo di Cipro, nonché il motto del programma dei lavori presentato dal presidente Nikos Christodoulides il 21 dicembre a Lefkara, un piccolo villaggio a sud dell’isola. Cipro punta a riaffermare il ruolo geopolitico dell’Unione attraverso cinque pilastri: sicurezza, competitività, allargamento, autonomia e bilancio fiscale. Rafforzarsi dall’interno per poter ricoprire una posizione di leadership all’esterno, è questa l’ambizione di Cipro.
Nell’ambito della sicurezza, la priorità del Paese rimane quella di sostenere l’Ucraina contro l’invasione russa, una situazione che risuona profondamente con l’esperienza storica di Cipro. «Come potrebbe essere altrimenti, quando la Repubblica di Cipro sa cosa significhi invasione, cosa significhi occupazione, cosa significhi violazione dei principi fondamentali, e lo sa per esperienza diretta?» ha detto il presidente, che si impegnerà nel promuovere il piano per la European Defence Readiness 2030. L’implementazione del progetto European Defence Industry Transformation Roadmap e la partecipazione al programma Safe sono gli altri strumenti citati per supportare l’Ucraina. Un’Europa più autonoma dal punto di vista militare favorirà anche i rapporti transatlantici, rafforzando la cooperazione tra l’Unione e la Nato.
Il concetto di sicurezza, però, non si traduce solo in termini di difesa. Intendere la sicurezza a trecentosessanta gradi garantisce un’indipendenza strategica completa. In questo senso Cipro intende concentrarsi anche sulla sicurezza marittima e nel garantire un approvvigionamento costante dell’acqua – d’altronde l’isola del Mediterraneo è già toccata in prima persona dalle conseguenze del cambiamento climatico. La posizione geografica dello Stato, inoltre, ha costretto Cipro a fare i conti con il fenomeno dell’immigrazione. Il presidente ha detto che intende apportare l’esperienza chiave del Paese in un altro settore fondamentale per la sicurezza dell’Unione: la politica migratoria.
Posizionata a pochi chilometri dalla Turchia e dalle coste mediorientali, non sorprende che le relazioni con i vicini orientali siano un’altra priorità per Cipro. Christodoulides intende attuare il dibattuto Patto per il Mediterraneo, in cui progetti verranno presentati ai capi di stato dei Paesi del Mediterraneo Orientale e del Golfo ad aprile, in un vertice informale che si terrà a Nicosia. Inoltre, Cipro ambisce a fortificare i rapporti tra l’Unione e i Paesi della Lega Araba, affinché l’Europa possa ricoprire un ruolo chiave anche nelle questioni medio-orientali. Il ministro per gli affari esteri Ioannis Kasoulides ha sottolineato il valore aggiunto che Cipro può offrire, visti i necessari rapporti diplomatici che già l’isola ha dovuto costruirsi in modo autonomo nel corso degli ultimi anni.
Tuttavia, diplomatici della Nato e dell’Unione hanno espresso preoccupazione in vista del cambio di presidenza. Il timore è che le tensioni storiche che caratterizzano i rapporti tra Cipro e Turchia (la seconda potenza militare dopo gli Stati Uniti all’interno della Nato) possano minare la costruzione dell’architrave difensivo europeo. Cipro è infatti politicamente divisa al suo interno, tra la Repubblica di Cipro a sud, membro dell’Unione e la Repubblica Turca di Cipro del Nord, a maggioranza turca e riconosciuta solo dalla Turchia. Nonostante le parole del presidente cipriota assicurino l’intenzione di voler rinsaldare la cooperazione con l’Alleanza Atlantica, la partita strategica che l’isola gioca fuori dai confini europei rischia di interferire nel progetto dell’“Europa autonoma, aperta al mondo” del prossimo semestre.
Con il tema dell’allargamento si conferma poi lo spostamento del baricentro europeo verso est, a testimonianza dell’intenzione di Cipro di proseguire lungo la traiettoria politica già tracciata dalla Commissione e dalla precedente presidenza danese e polacca. Cipro si impegna a conseguire risultati tangibili nel processo di adesione dei Paesi dei Balcani e dell’Ucraina, convinta che un’Europa allargata sia sinonimo di un’Europa più sicura e stabile e che l’allargamento sia lo strumento geopolitico più potente che la storia dell’Unione Europea abbia creato.
È in questo senso che si declinano anche gli obiettivi in ambito economico. Da una parte si punta a semplificare la burocrazia del mercato unico europeo per favorire la competitività e sostenere le piccole e medie imprese, considerate «la spina dorsale dell’economia». Dall’altra si mira a estendere la rete di accordi commerciali, guardando all’India e agli Emirati Arabi Uniti. In pratica, la presidenza di Cipro orienterà la bussola strategica dell’Unione verso oriente.
Situata all’estremo confine sudorientale dell’Unione Europea, la Repubblica di Cipro può portare un’esperienza tutta sua nel dibattito sulla sicurezza, un concetto che, visti gli stravolgimenti degli ultimi anni, assume forme e declinazioni sempre più articolate. Non è un caso, dunque, che per uno Stato interamente circondato dall’acqua e privo di collegamenti terrestri con altri Paesi, l’autonomia rappresenti il filo rosso del proprio mandato e la chiave per rinsaldare un’Europa indebolita.
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