Over 60 e rischio demenza: la prevenzione passa da biomarcatori e tecnologia

Febbraio 18, 2026 - 17:30
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Over 60 e rischio demenza: la prevenzione passa da biomarcatori e tecnologia

Uno studio coordinato dall’Università di Milano-Bicocca su oltre mille over 60 dimostra la fattibilità di interventi multidominio per prevenire il declino cognitivo. Biomarcatori plasmatici, tecnologie digitali e analisi di cost-effectiveness delineano un modello integrato di medicina preventiva

In Italia la quota di over 65 è tra le più elevate dell’Unione europea e il tema del declino cognitivo assume una rilevanza non solo clinica, ma anche economica e sociale.

La demenza, nelle sue diverse forme, incide in modo significativo sulla spesa sanitaria e assistenziale, oltre a determinare un impatto profondo sulle famiglie e sulle reti di cura territoriali.

In questo contesto si colloca lo studio In-TeMpo, coordinato dall’Università di Milano-Bicocca e guidato da Carlo Ferrarese, tra i più ampi progetti italiani dedicati alla prevenzione del declino cognitivo e funzionale nella popolazione anziana.

L’iniziativa si sviluppa nell’ambito del Partenariato Esteso Pnrr Age-It e coinvolge nove centri universitari distribuiti in otto regioni.

Interventi multidominio e campione nazionale

A oggi sono 1.057 i partecipanti over 60 arruolati, selezionati attraverso uno screening che ha coinvolto oltre 2.000 persone, con il supporto dei medici di medicina generale.

Il disegno sperimentale si fonda su un approccio multidominio, già oggetto di attenzione in ambito internazionale, che combina cinque direttrici di intervento: nutrizione, attività fisica strutturata, training cognitivo, promozione della socializzazione e monitoraggio dei fattori di rischio vascolare.

La logica sottesa è quella di intervenire simultaneamente sui determinanti modificabili del rischio, superando l’idea di un’unica leva terapeutica. L’evidenza scientifica maturata negli ultimi anni suggerisce infatti che la sinergia tra stili di vita corretti, controllo dei parametri cardiovascolari e stimolazione cognitiva possa incidere in modo significativo sull’evoluzione del deterioramento.

Un elemento distintivo dello studio In-TeMpo è l’integrazione di biomarcatori plasmatici di recente introduzione nella pratica clinica. Tali marcatori consentono di stimare il rischio di declino cognitivo anche in soggetti asintomatici, con un anticipo temporale di anni rispetto alla comparsa dei sintomi clinici.

L’utilizzo di questi strumenti apre scenari rilevanti per la medicina preventiva personalizzata. L’identificazione precoce dei soggetti a maggior rischio permette di modulare l’intensità e la tipologia degli interventi, orientando le risorse verso strategie mirate.

In un’ottica di sostenibilità, la diagnosi anticipata rappresenta un passaggio cruciale per contenere i costi associati alle fasi avanzate della malattia.

Il progetto si avvale inoltre di dispositivi indossabili per il monitoraggio del movimento, della frequenza cardiaca e della qualità del sonno, oltre a software dedicati alla stimolazione cognitiva.

L’infrastruttura tecnologica è supportata da un’analisi integrata dei dati che coinvolge informatici, ingegneri, statistici ed economisti, questi ultimi impegnati nella valutazione di cost-effectiveness.

Particolarmente innovativa è la piattaforma Lisa, sviluppata per favorire il coinvolgimento attivo dei cittadini secondo i principi della citizen science.

Attraverso questo strumento digitale, i partecipanti possono accedere alle proprie informazioni sanitarie, monitorare l’aderenza al protocollo e acquisire maggiore consapevolezza rispetto al proprio stato di salute. La piattaforma funge da interfaccia tra ricerca, istituzioni e comunità, rafforzando la dimensione partecipativa del progetto.

Una rete internazionale per la prevenzione

Lo studio In-TeMpo è inserito nel network globale Worldwide-Fingers, che coordina iniziative analoghe in diversi contesti geografici e culturali. L’obiettivo è confrontare metodologie e risultati, favorendo la standardizzazione dei protocolli e l’accumulo di evidenze robuste su scala internazionale.

Le prime rivalutazioni, condotte su 123 partecipanti dopo sei mesi di intervento, indicano un’aderenza superiore all’80% ai trattamenti proposti. Si tratta di un dato non trascurabile, che testimonia la fattibilità operativa di programmi complessi e integrati in una popolazione anziana.

I segnali preliminari di efficacia, pur richiedendo conferme nel medio-lungo periodo, delineano un modello di prevenzione strutturato e replicabile. Gli interventi proseguiranno fino alla fine del 2026, con un follow-up esteso al 2027, in modo da valutare la tenuta degli effetti nel tempo.

Crediti immagine: Depositphotos

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Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia