Approvvigionamenti dall’estero e governance interna: cosa cambia per le imprese ora che il Cbam è pienamente operativo

Febbraio 18, 2026 - 05:30
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Approvvigionamenti dall’estero e governance interna: cosa cambia per le imprese ora che il Cbam è pienamente operativo

Dal 1° gennaio il “meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere” (Carbon border adjustment mechanism, Cbam) è diventato pienamente operativo e vincolante per gli importatori dell’Ue di settori critici come ferro e acciaio, cemento, fertilizzanti, alluminio, energia elettrica e idrogeno. Il meccanismo, per quanto semplificato l’autunno scorso rispetto all’impostazione originaria, impone un onere finanziario sulle emissioni di carbonio incorporate nei prodotti esteri, equiparandoli agli standard ambientali europei per evitare la delocalizzazione inquinante.

Alla questione ha dedicato un approfondimento Pier Paolo Ghetti, global trade advisory leader di Deloitte Italia, che sulla la piattaforma Voices spiega cosa cambia per le imprese con l’entrata in vigore del regime definitivo di questa misura decisa in ambito comunitario. In sintesi, le aziende devono ora ottenere lo status di «dichiarante autorizzato» e presentare rendicontazioni annuali certificate (entro il 30 settembre a decorrere dal 2027 bisogna indicare per ciascun prodotto le emissioni incorporate, determinate secondo metodologie armonizzate a livello comunitario), pena l’applicazione di valori di default economicamente penalizzanti. Entro il 2028 è prevista poi un’estensione a circa 180 categorie di prodotti, rendendo la tracciabilità dei dati Esg una leva strategica fondamentale. Quel che emerge però soprattutto dall’analisi di Deloitte è che la conformità al Cbam richiede nuove competenze integrate in modo da trasformare quello che è un obbligo normativo comunitario in un vantaggio competitivo per le aziende europee.

Si legge infatti nell’approfondimento che, al di là dei molti aspetti positivi, al momento non mancano rilevanti profili di incertezza, a cominciare dall’«assenza di misure compensative per le esportazioni dell’Unione, i dubbi interpretativi relativi all’applicazione del Cbam ai regimi doganali speciali e la necessità di ulteriori chiarimenti da parte delle autorità competenti». Da qui la sottolineatura del fatto che «la sfida principale consisterà nel garantire un equilibrio sostenibile tra tutela ambientale, certezza del diritto e competitività del sistema produttivo europeo».

A tal proposito, e a mo’ di conclusione dell’analisi, Deloitte fa notare che il 2026 rappresenta «un banco di prova decisivo per il Cbam e, più in generale, per l’attuazione del Green Deal europeo»: «Le imprese sono chiamate a una gestione sempre più consapevole, integrata e preventiva della compliance, in un contesto caratterizzato da crescente complessità normativa e da un’attenzione sempre maggiore al controllo dei costi. In tale scenario, l’investimento in processi, tecnologie e competenze specialistiche costituisce la chiave per trasformare l’adempimento regolatorio da mero obbligo a leva strategica di innovazione, posizionamento competitivo e leadership in materia di sostenibilità».

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Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia