Varese: ucciso da carabiniere a fucilate, famiglia pusher si costituisce

Febbraio 19, 2026 - 16:30
 0
Varese: ucciso da carabiniere a fucilate, famiglia pusher si costituisce

La famiglia di Rachid Nachat, lo spacciatore ucciso da un carabiniere il 10 febbraio 2023 a Castelveccana con un fucile a pompa da caccia caricato con proiettili di gomma durante un controllo antidroga in abiti civili nella zona delle Cascate della Froda, nel varesotto, ha chiesto di costituirsi parte civile nel processo a carico del maresciallo capo del Nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Luino per omicidio aggravato, detenzione abusiva di armi e falso ideologico e con accuse di favoreggiamento e depistaggio per il comandante del Nucleo accusato di aver ‘coperto’ il collega.

Fratello e cognata della vittima hanno dato mandato agli avvocati Marco Romagnoli e Debora Piazza di chiedere la costituzione di parte civile al gup di Varese nella prima udienza preliminare che si terrà giovedì 19 febbraio. Secondo la richiesta di rinvio a giudizio firmata dal Procuratore di Varese, Antonio Gustapane, e dal sostituto Lorenzo Dalla Palma, il pusher 34enne all’epoca dei fatti sarebbe stato ucciso durante una “fuga” con due colpi mortali alla “schiena” esplosi “dall’alto verso il basso” e da una distanza rispettivamente di 6 metri e 9 metri. La causa della morte dell’uomo, originario del Marocco, è stata identificata in “shock ipovolemico combinato con distress respiratorio secondario a lesioni toraciche”. Al carabiniere 55enne è contestata l’aggravante di aver agito in violazione dei doveri e delle pubbliche funzioni e l’ipotesi di falso perché nell’annotazione di polizia avrebbe mentito sostenendo che lo spacciatore avesse estratto una “pistola” e di aver reagito “senza prendere una mira precisa” ma solo per “farlo spaventare e desistere dal fare fuoco verso di me”.

I pm accusano invece il comandante del Nucleo di frode processuale e favoreggiamento per numerose condotte fra cui averlo aiutato a “eludere” le indagini omettendo sia di denunciare immediatamente l’omicidio, quanto di sottoporre al test STUB per rilevare residui di sparo su mani o vestiti il suo sottoposto e infine per non aver riferito al pm di turno di essere a conoscenza del fatto che il maresciallo, nel corso di quel servizio pomeridiano, oltre a esplodere “due colpi” con la “pistola d’ordinanza”, andati a vuoti, ne avesse sparati anche 4 con un fucile da caccia caricato con 12 proiettili di gomma.

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Furioso Furioso 0
Triste Triste 0
Wow Wow 0
Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia