La nuova corsa miliardaria alla fusione nucleare, Wall Street scommette sul Sole

Febbraio 19, 2026 - 15:30
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La nuova corsa miliardaria alla fusione nucleare, Wall Street scommette sul Sole

È l’energia che fa brillare il Sole: virtualmente inesauribile, potentissima, senza emissioni di carbonio. Per decenni la fusione nucleare è rimasta poco più di una promessa, bloccata da ostacoli tecnici che sembravano invalicabili. Oggi però qualcosa è cambiato. La finanza ha smesso di considerarla fantascienza e ha iniziato a trattarla come un’industria nascente. Il 2025 si è chiuso con raccolte record per le startup del settore. E alcune di loro cominciano a rivolgersi alla Borsa per finanziare progetti che ormai richiedono investimenti da miliardi di dollari.

L’obiettivo dichiarato della Casa Bianca, intanto, è quadruplicare la capacità nucleare americana entro il 2050. Più che l’energia pulita, a cui Trump è ideologicamente ostile, c’entra la fame di elettricità dell’intelligenza artificiale, che sta segnando la competizione strategica con la Cina.

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Ma andiamo con ordine. Innanzitutto: cos’è esattamente la fusione nucleare? Le centrali attuali funzionano con la fissione: prendono atomi pesanti – come l’uranio – e li spezzano in frammenti più leggeri. Nel farlo liberano energia. La fusione gioca un’altra partita: invece di dividere, unisce. L’obiettivo è replicare sulla Terra la reazione che alimenta il Sole, forzando nuclei atomici leggerissimi a fondersi tra loro sotto temperature e pressioni estreme. Nel caso più studiato si usano due isotopi dell’idrogeno, deuterio e trizio, che combinandosi formano elio e sprigionano un’enorme quantità di energia. In teoria, il carburante è abbondante e le scorie sono nulle rispetto alla fissione. In pratica, il problema è sempre stato uno: per fondere quegli atomi servono temperature di decine di milioni di gradi e un controllo del plasma che per decenni è sembrato fuori portata. Oggi sappiamo che la fusione è fisicamente possibile. La domanda è se sarà finalmente industrializzabile.

Per ora nessuna società privata ha ancora raggiunto una fusione sostenibile su scala commerciale. I protagonisti più avanzati stanno sviluppano dei dispositivi dimostrativi, ossia versioni ridotte delle future centrali. L’intento è far vedere agli investitori che la loro tecnologia può produrre più elettricità di quanta ne consumi.

La quantità di denaro comincia a essere consistente. L’anno scorso le startup della fusione hanno chiuso 43 round di finanziamento, raccogliendo 2,3 miliardi di dollari, il livello più alto dal 2021 secondo PitchBook. Gran parte dei fondi arriva ancora da venture capital e private equity, ma anche Wall Street inizia a muoversi – e, guarda caso, c’è lo zampino della famiglia Trump. TAE Technologies, già sostenuta da Google, Chevron e Goldman Sachs, ha annunciato l’ingresso in Borsa tramite una fusione azionaria da oltre 6 miliardi di dollari con Trump Media & Technology Group, il gruppo di social e tecnologie legato ai figli del presidente americano. L’obiettivo dichiarato: arrivare alla produzione di energia commerciale entro il 2031.

Anche la canadese General Fusion si prepara a Wall Street entro metà 2026, con una fusione Spac che la valuta circa 1 miliardo di dollari. L’appetito degli investitori, almeno per ora, sembra solido. Il finanziamento PIPE che accompagna l’operazione è stato fissato a 12 dollari per azione, il 20% sopra il prezzo dell’IPO. È un segnale di fiducia forte, spiegano gli esperti: di solito, nei PIPE legati alle SPAC gli investitori istituzionali entrano con uno sconto, qui invece pagano sopra il prezzo base. Anche General Fusion opera ancora in una fase pre-commerciale: la società testa dispositivi dimostrativi. Le prove si svolgono su componenti di scala ridotta, anziché su un’unica macchina costosa, spiega l’amministratore delegato Greg Twinney, una strategia che massimizza i risultati tenendo sotto controllo i costi.

La società più finanziata del comparto, secondo il Financial Times, resta Commonwealth Fusion Systems. Anche lei è in una fase pre-commerciale, con il primo impianto previsto dopo il 2030. Helion Energy, un’altra società ben capitalizzata, conta di vendere la sua prima elettricità entro la fine del 2028.

La strada è ancora lunga, e potrebbero esserci grossi inciampi e delusioni finanziarie. Ma il Sole non aspetta.

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L’articolo La nuova corsa miliardaria alla fusione nucleare, Wall Street scommette sul Sole è tratto da Forbes Italia.

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Redazione Redazione Eventi e News