Nella caccia ai risparmi privati l’UE ammette il fallimento dello Stato sulle pensioni
Bruxelles – Il principale problema della competitività dell’Unione europea sta nei soldi che servono e che non ci sono, e la risposta politica a questo dilemma sta nelle pensioni e negli assegni utili a vivere la vecchiaia. I ministri economici dei 27 Stati membri sono decisi a creare un sistema comune di pensioni alternative, volto a indurre a spostare i risparmi privati in prodotti diversi dalla previdenza statale, con rendimenti più alti. Così facendo si metterebbe in moto del capitale altrimenti fermo, pompando soldi nell’economia reale, in cambio di interessi per uomini e donne nella terza età. Questo è il pacchetto, per grandi linee, a cui lavorano Commissione e Stati membri, che è stato al centro delle riflessioni della riunione del Consiglio Economia e Finanza (Ecofin) di oggi (17 febbraio).
Peccato che il tema risulti tanto delicato quanto critico: da una parte si insiste pubblicamente nel voler mettere mano ai risparmi dei cittadini, dall’altra parte si riconosce implicitamente che i governi stanno fallendo, o hanno già fallito, nel garantire a tutti un pensione dignitosa, con l’UE che come soluzione offre un modello di stampo anglo-sassone, più vicino a quello degli Stati Uniti.
Fondi pensione, assicurazioni integrative, prodotti pensionistici nuovi e diversi dalle pensioni tradizionali: tutto questo allontana dal concetto di Stato e dal patto sociale stipulato fino a oggi, col rischio di allontanare maggiormente le persone dall’UE. Ma a quanto pare a Bruxelles, come nelle altre capitali, di ciò non ci si cura. “L’obiettivo principale del pacchetto pensionistico è quello di aiutare le persone a garantirsi un reddito più ragionevole durante la pensione, migliorando l’accesso a pensioni integrative più solide ed efficaci”, scandisce Makis Keravnos, ministro delle Finanze di Cipro, Paese che ricopre la presidenza di turno del Consiglio dell’UE. Dunque, un reddito “più ragionevole”, che indica un riconoscimento di assegni di pensione non ragionevoli, e quindi inadeguati.
Pensioni integrative, per la Corte dei Conti Ue la Commissione non ha saputo promuoverle
Il commissario per l’Economia, Valdis Dombrovskis, anziché correggere o chiarire, conferma: “L’obiettivo del pacchetto pensioni è fare in modo che [le pensioni] siano adeguate durante l’età non lavorativa”. Anche dalla Commissione europea, dunque, giunge il riconoscimento di fatto di pensioni statali da rivedere. Ma l’esecutivo comunitario non può legiferare in materia, in quanto la competenza resta esclusiva degli Stati, e allora si procede in questo senso.
Il messaggio che si manda non è dei migliori, soprattutto per il modo con cui si sta veicolando. C’è un’Unione europea che appare come lontana dai cittadini e della sue esigenze. Il Green Deal, con tutte le sue comprensibili e condivisibili ragioni, è stato spesso percepito dalle persone come un pacchetto di misure che chiedeva loro solo di pagare per rifare l’auto, la caldaia o gli infissi. Ora c’è un’Unione europea che invita a pagare per garantirsi una pensione, dopo che una vita di lavoro e sacrifici non dà più garanzie di pensioni adeguate. Gli Stati nel loro complesso sembrano aver tradito il proprio compito, e l’Europa degli Stati non aiuta.
Del resto “la parola d’ordine ormai è competitività, e questo progetto di unione dei risparmi e degli investimenti è di grande importanza”, scandisce ancora il ministro delle Finanze cipriota. Il pacchetto pensioni passa per questa unione dei risparmi e l’UE tira dritto, convinta che questa sia la strada da seguire. Che lo sia davvero è tutto da dimostrare.
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