Bonus sull'affitto per i morosi "incolpevoli" durante il 2026: come funziona?

Febbraio 21, 2026 - 15:30
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Bonus sull'affitto per i morosi "incolpevoli" durante il 2026: come funziona?

lentepubblica.it

Perdere il lavoro, subire una drastica riduzione dell’orario o affrontare una malattia grave può cambiare radicalmente l’equilibrio economico di una famiglia: per questo motivo esiste anche un “bonus” dedicato ai cosiddetti morosi “incolpevoli” per tutto il 2026, scopriamo come funziona.


Quando il reddito si riduce in modo improvviso e consistente, può diventare impossibile far fronte alle spese essenziali, a partire dal canone di locazione. In questi casi la normativa italiana parla di morosità incolpevole, una condizione precisa riconosciuta dall’ordinamento e sostenuta da uno specifico strumento pubblico: il Fondo destinato agli inquilini in difficoltà.

Il Fondo per la morosità incolpevole, istituito con il Decreto-Legge 102/2013, è stato rifinanziato anche con le più recenti leggi di bilancio, con risorse stanziate fino al 2026. Si tratta di un intervento strutturale che mira a sostenere i nuclei familiari destinatari di uno sfratto per mancato pagamento dell’affitto, quando tale inadempienza non dipende da negligenza, ma da eventi oggettivi e documentabili che hanno compromesso la capacità reddituale.

Le somme vengono ripartite a livello territoriale: lo Stato le assegna alle Regioni, che a loro volta le distribuiscono ai Comuni. Sono proprio questi ultimi a gestire operativamente le domande, pubblicando bandi e definendo modalità e criteri applicativi nel rispetto delle linee guida regionali.

Cosa si intende per morosità incolpevole

La definizione normativa è chiara: si parla di morosità incolpevole quando sopraggiunge l’impossibilità di pagare il canone a causa di una perdita o di una forte contrazione del reddito familiare.

Le situazioni che possono determinare questa condizione sono diverse e specificamente individuate dalla legge. Tra le principali:

  • Licenziamento o perdita dell’impiego.
  • Accordi aziendali o sindacali che comportino una significativa riduzione dell’orario di lavoro.
  • Ricorso alla cassa integrazione ordinaria o straordinaria con effetti rilevanti sulle entrate.
  • Mancato rinnovo di contratti a termine o di rapporti di lavoro atipici.
  • Chiusura di attività libero-professionali o di imprese registrate per cause di forza maggiore o per perdita consistente di avviamento.
  • Malattia grave, infortunio o decesso di un componente del nucleo familiare, quando tali eventi comportino una drastica riduzione del reddito complessivo o la necessità di sostenere spese sanitarie e assistenziali elevate.

Non basta dunque essere in ritardo con il pagamento dell’affitto: occorre dimostrare che l’inadempienza sia la conseguenza diretta di un evento che ha inciso in modo sostanziale sulla situazione economica del nucleo.

A cosa serve il Fondo e come viene utilizzato

Il contributo economico previsto dal Fondo può avere diverse finalità, tutte orientate a evitare o sospendere l’esecuzione dello sfratto.

In concreto, le somme possono essere destinate a:

  • Coprire in tutto o in parte i canoni arretrati, consentendo al proprietario di rinunciare o sospendere la procedura di sfratto.
  • Favorire la stipula di un nuovo contratto di locazione a canone concordato.
  • Agevolare il passaggio a un altro alloggio, qualora non sia possibile mantenere quello attuale.

L’obiettivo principale è prevenire la perdita dell’abitazione, riducendo il rischio di emergenza abitativa e le ricadute sociali connesse.

Il ruolo delle Regioni e dei Comuni

Sebbene il Fondo abbia una base normativa nazionale, la sua applicazione concreta varia a livello territoriale. Ogni Regione stabilisce criteri, priorità e modalità operative attraverso proprie linee guida; i Comuni, sulla base di tali indicazioni, pubblicano specifici bandi.

Un esempio significativo è quello della Regione Lazio, che definisce le direttive per i Comuni del territorio. Sulla base di queste linee guida, enti locali come il Comune di Roma pubblicano avvisi pubblici per consentire ai cittadini in possesso dei requisiti di presentare domanda.

In altre grandi città italiane, come Comune di Milano e Comune di Napoli, la gestione segue lo stesso schema: il bando viene pubblicato periodicamente sul sito istituzionale, con indicazione dettagliata dei requisiti richiesti, della documentazione da allegare e delle scadenze.

È importante sottolineare che non esiste una procedura identica su tutto il territorio nazionale. Cambiano, ad esempio:

  • Le soglie ISEE richieste.
  • L’importo massimo erogabile.
  • Le priorità (come la presenza di minori, anziani, persone con disabilità).
  • Le modalità di presentazione della domanda (online o cartacea).
  • I tempi di istruttoria.

Per questo motivo è sempre necessario consultare il bando del proprio Comune di residenza.

I requisiti più comuni

Pur con differenze locali, alcuni criteri ricorrono nella maggior parte dei bandi comunali:

  • Atto di intimazione di sfratto per morosità, con citazione per la convalida.
  • Contratto di locazione regolarmente registrato.
  • Residenza nell’immobile oggetto della procedura.
  • Indicatore ISEE entro una soglia stabilita dal bando.
  • Dimostrazione della causa che ha determinato la riduzione del reddito (lettera di licenziamento, certificazione medica, documentazione relativa alla cassa integrazione, ecc.).

L’istruttoria prevede la verifica dei requisiti e, in caso di esito positivo, l’erogazione del contributo, spesso direttamente al proprietario dell’immobile.

Esempi nelle grandi città

Per comprendere meglio il funzionamento del Fondo, può essere utile considerare alcuni casi concreti.con esempi specifici di criteri, soglie e contributi nei bandi pubblici più recenti disponibili nelle città da te citate.  Tutte le informazioni qui sotto sono tratte da bandi ufficiali o da fonti istituzionali aggiornate (comuni, regolamenti, avvisi pubblicati).

Comune di Roma

Requisiti e soglie principali

  • Per presentare domanda bisogna essere destinatari di un atto di intimazione di sfratto per morosità e dimostrare che la morosità è dovuta a perdita/consistente riduzione del reddito del nucleo familiare (es. licenziamento, cassa integrazione, malattia grave).

Richiesti:

  • Contratto di locazione registrato.
  • Residenza nell’alloggio oggetto di sfratto da almeno un anno.
  • ISEE entro i limiti stabiliti dal bando comunale (generalmente ≤ 26.000 €, in linea con i limiti nazionali).

Importi e tipologie di contributo

  • Il contributo è finalizzato a sanare la morosità o consentire la continuità abitativa purché venga accertata la morosità incolpevole e sottoscritta la relativa domanda.

Come previsto dalla normativa nazionale, i bandi comunali come quello romano si ispirano al contributo che può arrivare fino a* *12.000 € massimo per beneficiario, erogato in diverse modalità (sanatoria arretrati, cauzione nuovo contratto, mensilità o combinazioni di queste).

Esempio pratico

Scenario tipo: un nucleo familiare residente a Roma riceve notifica di sfratto perché non riesce a pagare tre mensilità di affitto da 700 € l’una (2.100 € di arretrati) perché un componente ha perso il lavoro. → Presentando domanda con ISEE ≤ 26.000 €, il comune può concedere contributo per l’arretrato pari a 2.100 € più eventuale aiuto per la cauzione del nuovo contratto fino al limite massimo complessivo di 12.000 €.

Comune di Milano

Modalità di accesso

  • Anche a Milano le famiglie devono chiedere il riconoscimento della morosità incolpevole al proprio Municipio, presentando la domanda al bando comunale entro il 31 dicembre 2025 (soggetto a riapertura per il 2026).

Il riconoscimento è condizione preliminare per poter accedere al contributo economico vero e proprio.

Entità del contributo

Sulla base degli avvisi comunali e regionali:

  • Fino a 8.000 € per sanare la morosità, a condizione che il contratto abbia almeno 2 anni residui e il proprietario rinunci all’esecuzione dello sfratto.

Fino a 6.000 € per ristorare il proprietario in caso di differimento dello sfratto, cioè se viene concesso tempo all’inquilino per trovare una soluzione abitativa alternativa.

Esempio pratico

Una famiglia a Milano con contratto a canone libero paga 900 € al mese, ma a causa di licenziamento resta senza reddito sufficiente per tre mesi → Morosità = 2.700 €. Il Comune può riconoscere:

  • Fino a 8.000 € per pagare la morosità arretrata e consentire la permanenza nella casa (se soddisfatte le condizioni contrattuali).
  • Oppure fino a 6.000 € per coprire parte degli arretrati se il proprietario consente una sospensione temporanea dello sfratto.

Comune di Napoli

Novità dell’avviso pubblico 2026

  • Le domande per accedere al Fondo possono essere presentate dal 1° aprile al 31 dicembre 2026 nei termini stabiliti dal bando.

Requisiti: atto di sfratto per morosità, contratto di locazione registrato, cittadinanza o titolo di soggiorno, condizioni di morosità incolpevole dimostrabili, ISEE nei limiti indicati dal bando.

Importi specifici e casi d’uso

Secondo il bando comunale emanato per l’anno in corso:

  • Sanare la morosità arretrata: fino a 8.000 €, a condizione che il contributo venga erogato direttamente al proprietario dopo accordo tra le parti e contestuale estinzione della controversia di sfratto.📌 Ristorare il proprietario per differimento dello sfratto: fino a 6.000 € se l’esecuzione dello sfratto viene sospesa e si concede tempo all’inquilino per trovare altra casa.
  • Nuova locazione: possibilità di destinare parte del contributo a versamento della cauzione e delle prime mensilità del nuovo contratto, sempre nell’ambito di un importo complessivo fino a 12.000 €.

Esempio pratico

Un nucleo familiare di Napoli con sfratto per morosità dovuta alla perdita del reddito a seguito di cassa integrazione può ottenere:

  • fino a 8.000 € per saldare i canoni arretrati e concordare la rinuncia allo sfratto.
  • In alternativa, se si pianifica un cambio casa con un nuovo contratto, il comune può coprire anche la cauzione e alcune mensilità fino a raggiungere 12.000 €.

Elementi comuni e soglie nazionali

Secondo la normativa nazionale e le linee operative confermate anche nel 2026:

  • ISEE massimo richiesto generalmente ≤ 26.000 € (alcuni bandi possono prevedere varianti locali o integrazioni).

Il contributo non può superare i 12.000 € per beneficiario nel suo complesso.

Viene richiesta attestazione documentale dell’evento che ha determinato la morosità (es. licenziamento, cassa integrazione, malattia grave).

Come presentare la domanda

Per accedere al beneficio, il cittadino deve partecipare al bando pubblicato dal Comune di residenza, compilando l’apposita modulistica e allegando la documentazione richiesta.

Generalmente sono necessari:

  • Documento di identità.
  • Contratto di locazione registrato.
  • Atto di sfratto.
  • Certificazione ISEE aggiornata.
  • Documenti che attestino la causa della riduzione del reddito.

La mancata presentazione di uno solo degli elementi richiesti può comportare l’esclusione dalla procedura.

Una misura contro l’emergenza abitativa

Il Fondo per la morosità incolpevole rappresenta uno degli strumenti più rilevanti nel panorama delle politiche abitative italiane. Non si tratta di un semplice contributo economico, ma di un intervento mirato a proteggere famiglie che, per cause indipendenti dalla propria volontà, si trovano improvvisamente esposte al rischio di perdere la casa.

La sua efficacia dipende però anche dalla tempestività con cui i cittadini si informano e presentano domanda. In presenza di un atto di sfratto e di una comprovata riduzione del reddito, rivolgersi immediatamente al proprio Comune può fare la differenza tra la perdita dell’alloggio e la possibilità di trovare una soluzione sostenibile.

In un contesto economico ancora segnato da incertezze occupazionali e fragilità sociali, questo strumento costituisce una rete di protezione fondamentale per garantire il diritto all’abitare e preservare la stabilità delle famiglie più esposte.

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