PNRR in Sicilia, tra cantieri avviati e ritardi: a che punto siamo davvero

Febbraio 20, 2026 - 09:33
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PNRR in Sicilia, tra cantieri avviati e ritardi: a che punto siamo davvero

lentepubblica.it

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza rappresenta per la Sicilia un passaggio cruciale: modernizzazione delle infrastrutture, rilancio della sanità territoriale, messa in sicurezza del territorio e rigenerazione urbana sono alcuni degli obiettivi strategici affidati ai fondi europei del Next Generation EU.


Tuttavia, lo stato di attuazione nell’Isola evidenzia una distanza significativa rispetto al resto del Paese, sia sul piano della spesa sia su quello della capacità amministrativa di trasformare le risorse in opere completate.

Secondo le rilevazioni di OpenPNRR – basate sugli aggiornamenti ufficiali pubblicati su Italia Domani – l’avanzamento della spesa del PNRR in Sicilia si ferma al 13%, a fronte di una media nazionale che si attesta intorno al 29%. Un divario che solleva interrogativi sulla tempistica di realizzazione e sulla tenuta complessiva dei progetti, considerando che molte milestone europee hanno come scadenza giugno 2026.

Spesa e monitoraggio: cosa dicono i numeri ufficiali

Il quadro non è univoco e richiede una lettura articolata. Sul sistema informativo Re.Gi.S., piattaforma ufficiale per il monitoraggio e la rendicontazione, la percentuale dei pagamenti sulle risorse territorializzate raggiunge il 30%, per un importo complessivo pari a 4,7 miliardi di euro.

Diverso il dato relativo all’amministrazione regionale in qualità di soggetto attuatore: qui la spesa si attesta intorno al 20%, per circa 342 milioni di euro. Si tratta di cifre che mostrano un’accelerazione rispetto ai primi mesi di attuazione, ma che rimangono lontane dagli obiettivi intermedi fissati a livello nazionale.

Nel Documento di Economia e Finanza Regionale 2026-2028, attualmente in fase di condivisione con le parti sociali, si sottolinea come l’avanzamento fisico delle opere – ovvero lo stato effettivo dei lavori nei cantieri – non sempre coincida con la rendicontazione finanziaria. In altri termini, possono esserci interventi avviati o in corso di realizzazione che non risultano ancora pienamente contabilizzati nei flussi di pagamento.

Questa discrasia, tuttavia, non elimina il nodo centrale: la capacità di spesa resta inferiore alla media nazionale e il cronoprogramma europeo non ammette proroghe indefinite.

Sanità e grandi apparecchiature: il caso che approda all’Ars

Uno dei capitoli più delicati riguarda la Missione 6 – Salute, in particolare l’investimento destinato all’ammodernamento del parco tecnologico e digitale delle strutture ospedaliere e territoriali. Parliamo delle cosiddette “Grandi apparecchiature”, finanziate per potenziare case della salute, ospedali di comunità e presìdi sanitari.

La questione è approdata davanti alla Commissione “Esame delle attività dell’Unione Europea” dell’Assemblea Regionale Siciliana, dove la deputata del Movimento 5 Stelle Lidia Adorno ha annunciato un’audizione per chiarire tipologia e destinazione delle apparecchiature diagnostiche acquistate con fondi PNRR.

Nel mirino, la necessità di garantire tracciabilità e trasparenza su ogni investimento. Sono stati convocati l’assessore regionale alla Salute Daniela Faraoni e il dirigente generale del Dipartimento per la Pianificazione Strategica Salvatore Iacolino.

Il tema non è solo politico. Le risorse destinate alla sanità siciliana ammontano a centinaia di milioni di euro e l’Unione europea prevede meccanismi stringenti di controllo. Eventuali irregolarità potrebbero comportare rilievi da parte di Bruxelles, con conseguenze anche sul piano reputazionale oltre che finanziario.

Dissesto idrogeologico: fondi stanziati, criticità persistenti

Altro ambito strategico è quello della prevenzione del rischio idrogeologico. In Sicilia sono stati programmati 46 interventi, per un totale di 115,8 milioni di euro tra fondi PNRR e altre risorse europee e nazionali. Di questi, 99,3 milioni provengono direttamente dal Piano.

Finora risulta erogato circa il 35% dei finanziamenti complessivi. I pagamenti riferiti ai soli fondi PNRR ammontano a 43,4 milioni, pari a poco meno della metà delle somme stanziate.

Il dato percentuale, tuttavia, non racconta l’intera storia. Alcune aree particolarmente vulnerabili non risultano incluse nei progetti finanziati. Emblematico il caso di Niscemi, dove una frana nota da anni non è stata inserita tra gli interventi sostenuti dal Piano.

Questo aspetto evidenzia un tema ricorrente: la capacità di intercettare le risorse e tradurle in progetti coerenti con le esigenze del territorio. La gestione è affidata al Dipartimento della Protezione Civile, ma la fase di programmazione iniziale incide in modo determinante sulla copertura delle emergenze locali.

Palermo e la riqualificazione del Centro Storico: un cantiere a rilento

Il monitoraggio nazionale realizzato dalla Fondazione Openpolis in collaborazione con Confcommercio ha acceso i riflettori su alcuni interventi simbolici, tra cui la riqualificazione del Centro Storico di Palermo.

Le fasi di progettazione e affidamento risultano concluse. L’intervento è strutturato come Accordo Quadro, uno strumento che consente di attivare rapidamente contratti applicativi per i 18 siti individuati. In teoria, un modello capace di garantire flessibilità operativa.

Nella pratica, però, l’avanzamento presenta ombre significative. Lo stato di avanzamento fisico è dichiarato al 25%, ma quello finanziario è praticamente nullo: su un costo pubblico superiore ai 25 milioni di euro, i pagamenti rendicontati si fermano a poche migliaia di euro.

La distanza tra lavori dichiarati e spesa certificata è indice di un possibile blocco amministrativo-contabile. In un contesto in cui i target europei impongono tempi certi, ogni rallentamento rischia di compromettere la tabella di marcia.

Avanzamento fisico e scadenze europee: la corsa contro il tempo

Un elemento chiave è la distinzione tra avanzamento fisico e avanzamento finanziario. Il primo misura lo stato effettivo dei cantieri; il secondo riguarda la rendicontazione delle spese sostenute.

Secondo quanto emerge dalla bozza del Defr regionale, l’avanzamento fisico dei progetti non pregiudicherebbe, allo stato attuale, il raggiungimento degli obiettivi finali fissati per la maggior parte degli interventi entro giugno 2026. Tuttavia, il tempo residuo impone un cambio di passo.

Il rischio non è soltanto quello di perdere risorse. L’eventuale mancato rispetto delle milestone potrebbe comportare una revisione delle assegnazioni e incidere sulla credibilità istituzionale della Regione.

PNRR in Sicilia: tra opportunità storica e fragilità strutturali

La fotografia complessiva mostra un territorio in cui i cantieri sono stati avviati in numerosi ambiti – sanità, tutela del suolo, rigenerazione urbana – ma dove permangono criticità nella gestione amministrativa e nella rendicontazione.

La percentuale di spesa al 13%, inferiore alla media italiana, è un indicatore che non può essere sottovalutato. Allo stesso tempo, i dati di Re.Gi.S. suggeriscono un’accelerazione sui pagamenti territorializzati, segno che il sistema si sta muovendo, seppure con ritmi non omogenei.

La sfida dei prossimi mesi sarà trasformare l’avanzamento formale in risultati tangibili per cittadini e imprese: ospedali dotati di tecnologie moderne, territori più sicuri contro alluvioni e frane, centri urbani riqualificati.

Il PNRR rappresenta un’occasione irripetibile per colmare divari storici. Per la Sicilia, la vera partita si gioca ora: consolidare la governance, rafforzare le strutture tecniche e garantire piena trasparenza nell’utilizzo delle risorse. Solo così il Piano potrà tradursi in sviluppo reale e duraturo.

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