Ex Ilva, Confindustria chiama i sindacati sulle aree: “Parliamone”. E il forno elettrico? “Non avrebbe mercato”

Genova. “La nostra proposta sulle aree ex Ilva? Se ne parliamo sono convinto che piacerà anche ai sindacati”. Fabrizio Ferrari, presidente di Confindustria Genova, tende la mano a Fim-Fiom-Uilm dopo la stroncatura del position paper su Cornigliano che auspica di separare gli impianti del Nord da Taranto, modificare l’accordo di programma e insediare funzioni industriali, energetiche e logistiche sfruttando il potenziale delle banchine.
“Sarebbe estremamente interessante lavorare in una logica Alessandria-Genova, quindi il Nord Ovest visto come un unicum su cui lavorare per mantenere e sviluppare l’attività sull’acciaio – riassume Ferrari – e poi l’altro punto fondamentale è liberare delle aree: 25 anni, un milione di metri quadri su cui lavorano oggi 900 persone, la città non se lo può permettere“.
Ai sindacati però l’idea di Confindustria non è piaciuta affatto. Proposta “rispedita al mittente” dalle sigle confederali dei metalmeccanici, sia in difesa del “gruppo integrato” che ha permesso di tutelare “2mila lavoratori e le loro famiglie”, sia perché emergerebbe “la volontà di una vera e propria operazione di sciacallaggio delle aree” che “rappresentano un interesse economico che fa gola a Confindustria Alessandria e Confindustria Genova, è evidente, ma a quale scopo e quale prezzo è sotto gli occhi di tutti”. E quindi no alla “resa” e alla “svendita” delle aree perché questo i lavoratori “non lo permetteranno”.
“Io sto parlando di mantenimento e ampliamento dell’occupazione siderurgica tra Genova e Alessandria, di ampliamento dell’occupazione su altri settori industriali in quelle aree: perché non gli può piacere?”, replica Ferrari. Quindi l’appello a dialogare: “Noi non vogliamo contrasti con nessuno. Noi vogliamo il bene della città, dell’occupazione. Vogliamo dare creare lavoro, per i nostri figli e per le nostre famiglie. Questo è il nostro obiettivo. Non c’è altro”.
L’accordo di programma? “Certo che si può cambiare, l’abbiamo già dimostrato in passato, era presidente Zampini. Abbiamo avuto la possibilità di insediare un’unità produttiva (si parla di Ansaldo Energia, ndr), non enorme, ma importante, perché sennò quelle turbine che venivano fatte lì ed erano imbarcate a Carrara sarebbero state fatte da un’altra parte”.
Spicca anche il no al forno elettrico, pure questo in contrasto con la posizione dei sindacati e del fronte istituzionale, insolitamente allineato a quello dei comitati e dell’area politica a sinistra del Pd. Ma le motivazioni sono industriali: “Non siamo noi che diciamo no, è il mercato che lo dice – risponde il presidente di Confindustria Genova mettendosi sulla scia di Antonio Gozzi, presidente di Federacciai -. Nessuno vuol fare un investimento di quel tipo. Gli investimenti sui forni elettrici sono già stati fatti e non ce n’è bisogno. Soprattutto non ce n’è bisogno in un’area così pregiata. Possiamo pensare a Novi, a Taranto, va benissimo, ma su Genova non ha proprio senso. Se non si fanno delle valutazioni industriali è inutile parlare di forno elettrico”.
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