H&M, Q4 in chiaroscuro: margini sopra le attese ma vendite in calo (-5%)
Si è chiuso con una performance ambivalente il quarto trimestre di H&M. Nei tre mesi terminati lo scorso novembre il colosso svedese della moda fast fashion ha accusato un calo single digit a cambi correnti (quasi -5%) dei propri ricavi – a cui corrisponde un incremento del 2% a valuta costante – con ricavi ammontati a 59,2 miliardi di corone svedesi (circa 5 miliardi di euro), contro i precedenti 62,1 miliardi. Un risultato messo a segno nonostante il 4% dei negozi in meno rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente, ha spiegato la società nella nota economica, e su cui ha pesato anche l’effetto valutario di circa 7 punti percentuali dovuto al rafforzamento della corona svedese.
Intanto, sul fronte della redditività, l’utile operativo del trimestre ha battuto le stime attestandosi – nei tre mesi cruciali in cui si è svolto anche il Black Friday – 6,36 miliardi di corone svedesi, contro i 4,62 miliardi dell’anno precedente e al di sopra, si legge su Reuters, del consensus degli analisti Lseg, che prevedevano si fermasse a 5,53 miliardi. Il margine operativo è aumentato al 10,7% dal 7,4% di un anno fa. Dietro il risultato, “un’offerta migliore per i clienti, un margine lordo in miglioramento e un buon controllo dei costi hanno contribuito all’aumento degli utili nel trimestre”, ha dichiarato la società. L’utile al netto delle imposte, inoltre, è aumentato a 4,332 miliardi di corone svedesi dai precedenti 2,983 miliardi.
Guardando all’intero esercizio, nei dodici mesi H&M ha totalizzato ricavi per 228,2 miliardi di corone svedesi, in calo del 2,7% a cambi correnti rispetto al risultato di un anno fa (anche in questo caso, in rialzo del 2% a valuta costante). L’utile operativo è aumentato a 18,395 miliardi di corone svedesi da 17,306 miliardi e il risultato netto è salito da 11,584 miliardi a 12,085 miliardi.
Come di consueto il player ha anche offerto un’anticipazione del periodo appena successivo al fiscal year archiviato, questa volta poco lusinghiera: per il periodo, ormai in conclusione, compreso tra il primo dicembre e il 31 gennaio le vendite sono attese in diminuzione del 2% in valuta locale rispetto a un anno fa. Un andamento da considerare “alla luce dei forti risultati registrati durante la settimana del Black Friday alla fine di novembre, che ha portato a una domanda contenuta in diversi mercati nel mese di dicembre”. Inoltre, “a ciò si aggiunge un effetto calendario negativo legato al Capodanno cinese, che quest’anno cade nel mese di febbraio”.
Confermati, intanto i target a lungo termine: una crescita delle vendite di almeno il 10% all’anno, un margine operativo superiore al 10% e una riduzione del 56% delle emissioni di gas serra entro il 2030, con il 2019 come anno di riferimento.
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