Come cambiano i costi standard dei rifiuti nel 2026 e cosa devono fare i Comuni

Febbraio 20, 2026 - 09:33
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Come cambiano i costi standard dei rifiuti nel 2026 e cosa devono fare i Comuni

lentepubblica.it

Pubblicate le nuove Linee guida del MEF: il fabbisogno standard diventa sempre più centrale nel calcolo delle tariffe.


Il sistema di determinazione dei costi del servizio rifiuti entra in una nuova fase. Sul portale del Ministero dell’Economia e delle Finanze sono state rese disponibili le Linee guida interpretative relative all’applicazione del comma 653 dell’articolo 1 della Legge 147/2013, la norma che impone ai Comuni di considerare le risultanze dei fabbisogni standard nella definizione dei costi del servizio di igiene urbana.

Il documento si inserisce in un quadro regolatorio ormai strutturato, segnato dall’intervento dell’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente – ARERA – che negli ultimi anni ha progressivamente ridisegnato le regole tariffarie del settore. Con la deliberazione n. 397 del 5 agosto 2025, l’Autorità ha approvato il Metodo Tariffario Rifiuti per il terzo periodo regolatorio 2026-2029 (MTR-3), introducendo alcuni aggiornamenti rispetto alla disciplina precedente.

Dal 2022 il Piano economico finanziario (PEF) del servizio rifiuti ha durata quadriennale e viene aggiornato ogni due anni. Il nuovo ciclo regolatorio 2026-2029 conferma questa impostazione, rafforzando il collegamento tra costi efficienti, qualità del servizio e parametri oggettivi di riferimento.

Fabbisogni standard: cosa sono e perché incidono sulle tariffe

Il principio cardine resta quello stabilito dalla legge di stabilità 2014: dal 2018 ogni Comune deve tener conto anche dei fabbisogni standard nel calcolo dei costi da coprire tramite tariffa. In altre parole, non è sufficiente basarsi sulle spese storiche; occorre confrontarsi con un parametro che misura il costo “atteso” del servizio in condizioni di efficienza.

La metodologia di calcolo dei costi standard per il settore rifiuti non ha subito modifiche sostanziali rispetto agli anni precedenti. Le nuove Linee guida risultano infatti coerenti con l’impostazione già adottata nelle annualità passate. Tuttavia, il ruolo di questo indicatore si consolida all’interno del MTR-3.

Il fabbisogno standard viene utilizzato come benchmark del costo unitario effettivo, incidendo su vari meccanismi regolatori: dal coefficiente di recupero di produttività (Xa), che stimola l’efficienza gestionale, al coefficiente di potenziamento del servizio (Ka), fino alla valutazione dei limiti di crescita delle entrate tariffarie annue.

In sostanza, il confronto tra costo reale e costo standard può influenzare la possibilità di incrementare le entrate o giustificare investimenti legati al miglioramento qualitativo o all’integrazione dei servizi.

Va ricordato che, allo stato attuale, i fabbisogni standard sono disponibili esclusivamente per i Comuni delle Regioni a statuto ordinario. Gli enti appartenenti a Regioni a statuto speciale restano esclusi dall’applicazione del comma 653. Tuttavia va precisato che a differenza di Trentino-Alto Adige, Valle d’Aosta e Friuli-Venezia Giulia (che gestiscono i fabbisogni in totale autonomia o non li applicano affatto), la Sicilia e la Sardegna hanno avviato un percorso di integrazione con il sistema nazionale Sose/Sogei. La Sicilia è stata la “capofila” e quella con il monitoraggio più capillare: i suoi comuni sono inclusi nelle note metodologiche della Commissione Tecnica per i Fabbisogni Standard (CTFS) già da anni, rendendo i dati disponibili e ufficiali per il confronto.

Le variabili che determinano il costo standard

Il calcolo del fabbisogno standard si fonda su una serie articolata di componenti. Alcune sono fisse e non modificabili dall’ente; altre possono essere adattate alle specificità locali.

Il costo medio nazionale di riferimento

Il punto di partenza è la cosiddetta “costante del modello”: 130,45 euro per tonnellata, che rappresenta il valore medio nazionale stimato per la gestione di una tonnellata di rifiuti urbani. Da questa base si determinano scostamenti in aumento o in diminuzione in relazione alle caratteristiche del singolo Comune.

I cluster territoriali

I Comuni sono suddivisi in dieci gruppi omogenei, definiti sulla base di elementi geografici, demografici e sociali. L’appartenenza a un cluster può generare effetti differenziati sul costo standard. Il sistema assegna automaticamente il gruppo di riferimento.

Le economie di scala

Il modello tiene conto della quantità complessiva di rifiuti prodotti. Nei piccoli Comuni, dove i volumi sono ridotti, incide un costo fisso stimato in 1.318,12 euro, che rende meno vantaggiose le economie di scala.

I fattori di contesto

Entrano nel calcolo variabili strutturali come età media della popolazione, livello di istruzione, densità abitativa e reddito medio imponibile. Si tratta di elementi che fotografano il contesto socioeconomico e che influenzano indirettamente l’organizzazione del servizio.

La dotazione impiantistica regionale

Il costo di smaltimento varia in funzione della presenza e della tipologia degli impianti disponibili a livello regionale. Ad esempio, la disponibilità di impianti di coincenerimento può ridurre il costo standard unitario. I dati possono essere aggiornati facendo riferimento alle informazioni pubblicate da ISPRA attraverso il Catasto rifiuti.

La gestione associata

La scelta di organizzare il servizio in forma associata, secondo quanto previsto dal Testo unico degli enti locali, comporta mediamente un incremento del costo standard di 5,82 euro per tonnellata.

Le modalità di raccolta

Il sistema distingue tra raccolta domiciliare “porta a porta”, centri di raccolta e servizi su chiamata. La presenza del porta a porta, ad esempio, comporta mediamente un costo standard superiore di 14,71 euro per tonnellata, a fronte di benefici ambientali e qualitativi.

La percentuale di raccolta differenziata

La quota di differenziata incide in modo non lineare. Nei Comuni con basse percentuali, l’aumento della raccolta comporta un incremento significativo dei costi; oltre determinate soglie, invece, l’effetto tende a stabilizzarsi e può perfino tradursi in riduzioni. Il simulatore calcola automaticamente l’impatto in base al valore inserito.

La distanza dagli impianti

Ogni chilometro aggiuntivo rispetto alla distanza media dagli impianti di conferimento determina un aumento di 0,18 euro per tonnellata. Il calcolo avviene tramite una media ponderata, basata sulle quantità conferite ai diversi siti di destinazione, inclusi quelli eventualmente situati fuori regione.

Le tonnellate complessive gestite

Il dato relativo ai quantitativi totali prodotti e smaltiti va aggiornato sulla base delle previsioni contenute nel PEF o delle risultanze consuntive più recenti.

Fusioni e casi particolari

Per i Comuni interessati da fusioni o incorporazioni nel periodo 2023-2025, il sistema consente di consultare sia il costo standard dell’ente risultante sia quello dei singoli Comuni originari.

Un caso specifico riguarda il Comune di Lajatico, per il quale l’applicazione automatica delle regole avrebbe generato un valore negativo nel 2026, a causa di profonde trasformazioni del contesto socioeconomico. In via correttiva, è stato attribuito un costo standard pari a 154 euro per tonnellata, corrispondente al limite inferiore positivo del cluster di appartenenza.

Un sistema sempre più orientato all’efficienza

Il quadro che emerge per il periodo 2026-2029 conferma una traiettoria chiara: spingere gli enti locali verso una gestione più efficiente e comparabile del servizio rifiuti. Il fabbisogno standard non rappresenta un tetto rigido, ma un parametro di riferimento che favorisce trasparenza, omogeneità e responsabilizzazione.

Per i Comuni si tratta di un passaggio tecnico complesso, ma cruciale. L’utilizzo corretto dei dati, l’aggiornamento puntuale delle variabili modificabili e il confronto con il benchmark nazionale diventano passaggi fondamentali nella costruzione delle tariffe.

In un contesto in cui sostenibilità ambientale, qualità del servizio e equilibrio economico devono convivere, la regolazione punta a premiare efficienza e programmazione. Il nuovo Metodo Tariffario per il terzo periodo regolatorio consolida così un impianto normativo che ambisce a rendere il sistema più equo, misurabile e orientato ai risultati.

Come cambiano i costi standard dei rifiuti nel 2026: la nota IFEL per i Comuni

Qui il documento completo.

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