Martedì 27 e mercoledì 28 gennaio su Rai 1 la serie “Morbo K” con Giacomo Giorgio, Vincenzo Ferrera e Dharma Mangia Woods in occasione del Giorno della Memoria

Gen 26, 2026 - 14:00
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Martedì 27 e mercoledì 28 gennaio su Rai 1 la serie “Morbo K” con Giacomo Giorgio, Vincenzo Ferrera e Dharma Mangia Woods in occasione del Giorno della Memoria

“Morbo K”, la serie tv in due serate, con la regia di Francesco Patierno, una coproduzione di Rai Fiction, Fabula Fiction e Rai Com, con Giacomo Giorgio, Vincenzo Ferrera e Dharma Mangia Woods, andrà in onda su Rai 1 in prima serata, martedì 27 e mercoledì 28 gennaio.

Roma, settembre 1943. Kappler, capo delle SS di stanza a Roma, minaccia la comunità ebraica chiedendo un tributo in oro: cinquanta chili per non essere deportati. Un ricatto mostruoso che alcuni già sospettano essere un imbroglio. Mentre gli ebrei romani si interrogano su cosa fare e come mettere insieme in 24 ore l’oro richiesto da Kappler, il professor Prati (Vincenzo Ferrera), direttore del Fatebenefratelli, l’ospedale che è a due passi del ghetto, intuisce le vere intenzioni del colonnello tedesco e riesce a trasferire alcune famiglie ebree in un reparto speciale, salvandole di fatto, da un atroce destino.

Per evitare che i nazisti raggiungano l’Isola Tiberina, il medico ha la brillante idea di inventare un virus altamente contagioso che si sta diffondendo rapidamente: è il letale “Morbo K” e chiunque mostri i sintomi deve essere isolato per evitare l’epidemia. Lo stratagemma per un po’ sembra sufficiente a tenere gli ebrei al sicuro all’interno dell’isola e i nazisti a distanza. Tra le famiglie ebree care al direttore, c’è anche quella di Silvia Calò, una giovane dal grande talento artistico (Dharma Mangia Woods), che si innamora quasi subito di Pietro Prestifilippo (Giacomo Giorgio), giovane assistente del professor Prati, che ricambia il suo sentimento, malgrado sia già promesso sposo a un’altra ragazza per volere familiare.

La morsa sugli ebrei romani del ghetto, intanto, si stringe sempre di più, la vita di Pietro e Silvia è legata a un filo, quello della Resistenza, mentre il professor Prati e gli ebrei ricoverati nel reparto K devono trovare una via di fuga. Il 16 ottobre del 1943, i cinquanta chili d’oro sono già nelle casse dei nazisti, ma Kappler ordina lo stesso il rastrellamento degli ebrei del ghetto contravvenendo così alla parola data. I soldati tedeschi riescono a caricare 1.259 persone della comunità sui treni destinati ai lager e su un treno c’è anche la famiglia Calò. Il destino di Silvia, Pietro e del professor Prati si consumerà nelle ultime drammatiche ore prima che quel treno lasci Roma.

“L’intenzione era raccontare questa storia tragica dagli occhi di un bambino e di sua sorella che è nel momento della vita in cui si fiorisce e si pensa al futuro. L’emozione arriva dal fatto che nella realtà oltre 1200 persone sono state sterminate tra cui tanti bambini che avevano una vita davanti e siccome i testimoni di questi fatti stanno scomparendo e la storia sembra sempre più lontano da noi, è importante rievocare questi eventi per non dimenticarci mai di come sia potuta accadere questa follia che purtroppo spesso si rigenera. Non volevamo fare un processo storico ma raccontare l’emozione dei fatti”, ha detto lo sceneggiatore Peter Exacoustos.

Giacomo Giorgio interpreta Pietro: “Questa serie ti fa rendere conto del privilegio e dell’importanza del mestiere dell’attore perchè oltre a ricordare quanto successo ti fa comprendere che bisogna fare in modo che non accadano più simili tragedie. Pietro è un ragazzo di quel tempo, un po’ piacione, è un giovane medico, il cui padre è morto in Cyrenaica per il Duce, ha poca conoscenza della verità dei fatti ma poi si trova di fronte a quello che sta per incombere in quei pochi chilometri di strada e cerca di mettere in atto insieme al professore Prati una strategia diversa, senza l’utilizzo di armi ma con l’astuzia e la messa in scena. Spero che gli spettatori, soprattutto i giovani, possano porsi delle domande e chiedersi se avrebbero fatto la stessa scelta di Pietro nella stessa situazione”.

Vincenzo Ferrera veste i panni del dottor Prati: “Mi piace pensare che ogni tanto nascono delle persone che diventano eroi loro malgrado. Il professor Prati aveva tutte le comodità del mondo, poteva rifugiarsi in Vaticano, invece ha fatto una scelta ben precisa per salvare un centinaio di vite umane inventando un morbo. Mio padre era un medico ed è scomparso proprio durante la lavorazione di “Morbo K” e in maniera forse un po’ cinica ho preso questo file del dolore per la perdita di papà e l’ho portato in scena avvicinandomi anche alla verità”.

Dharma Mangia Woods veste i panni di Silvia: “E’ stato sfidante interpretarla, ho dovuto fare un enorme esercizio di empatia ma anche un grande passo indietro. Silvia è un personaggio tridimensionale, si porta dietro la rabbia e la voglia di lottare per la propria libertà ma trova anche lo spazio per amare e crescere insieme al personaggio di Pietro. Il lavoro fatto con Giacomo Giorgio, con il registe e il resto del cast è stato molto naturale e mi sono sentita accompagnata e sostenuta in questo percorso. E’ stato un bellissimo viaggio”.

Flavio Furno è il Dottor Vittorio Sorani: “Una delle battute che sintetizzano questa serie è quella del professor Prati quando gli viene l’idea del morbo K cioè “bisogna rispondere alla follia con la follia”. Uno dei meriti è aver riproposto una storia che conosciamo senza cadere nel già visto ma da un punto di vista inedito. Il mio personaggio vive un doppio conflitto perchè è un medico ebreo che viene salvato da Prati.

Il regista Francesco Patierno ha raccontato: “E’ un argomento tosto soprattutto di questi tempi ed è stato emozionante girare la serie. Non è solo una grande storia d’amore ma ci sono dei momenti molto veri perchè si vivono delle fasi della vita in cui si cerca di sopravvivere. Nel cast c’è anche Antonello Fassari nel ruolo del nonno Moisè (scomparso il 5 aprile 2025, ndr) ha dato un grande contributo nel rappresentare questa famiglia ebrea, è stato molto credibile, non banale. Io lo conoscevo come attore, abbiamo fatto una chiacchierata prima delle riprese ed è riuscito a trasferire una grande esperienza umana, mettendo anche una parte privata nella finzione”.

di Francesca Monti

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