Vaccini, in Italia quasi un adulto su due ha dubbi. La sfida dell’esitazione vaccinale e le strategie per superarla

Febbraio 5, 2026 - 18:30
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Vaccini, in Italia quasi un adulto su due ha dubbi. La sfida dell’esitazione vaccinale e le strategie per superarla

L’esitazione vaccinale continua a rappresentare una delle principali sfide per la salute pubblica. Gli autori di uno studio pubblicato su The Lancet Regional Health – Europe evidenziano la necessità di ripensare le strategie di sanità pubblica, superando un approccio limitato ai contesti sanitari tradizionali

In Italia l’esitazione vaccinale interessa una quota significativa della popolazione adulta, coinvolgendo quasi una persona su due. Tuttavia, non si tratta di un fenomeno uniforme: le attitudini verso la vaccinazione variano sensibilmente in base a fattori demografici e sociali, alle esperienze individuali, all’orientamento politico e religioso e, soprattutto, al livello di fiducia riposto nelle istituzioni e nei sistemi sanitari.

Lo studio e il contesto della ricerca

Questi risultati emergono da uno studio pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet Regional Health – Europe, primo esito della INF-ACT Vaccine Hesitancy Survey, una delle più ampie indagini mai realizzate in Italia sul tema dell’esitazione vaccinale. La ricerca ha permesso di esplorare dimensioni raramente considerate negli studi precedenti, mettendo in luce differenze significative legate a genere, identità sessuale ed etnia.

L’importanza di dati più dettagliati

Le evidenze raccolte sottolineano la necessità di disporre di dati sempre più dettagliati per progettare strategie di prevenzione realmente mirate e inclusive, capaci di rispondere alle esigenze di sottogruppi specifici della popolazione.

Il ruolo della comunicazione e delle figure di riferimento

Secondo il prof. Fabrizio Bert, Professore Ordinario e Direttore del Dipartimento di Scienze della Sanità Pubblica e Pediatriche dell’Università di Torino, l’esitazione vaccinale continua a rappresentare una delle principali sfide per la salute pubblica. Oggi, però, il fenomeno sembra dipendere meno dai timori sulla sicurezza dei vaccini e più dalla difficoltà di comunicare efficacemente il valore della vaccinazione. Un elemento chiave riguarda il ruolo delle figure di riferimento nella comunità: l’esitazione risulta infatti più elevata tra coloro che non percepiscono un chiaro sostegno alla vaccinazione da parte di operatori sanitari, insegnanti o leader religiosi.

Nuove strategie di sanità pubblica

Gli autori evidenziano la necessità di ripensare le strategie di sanità pubblica, superando un approccio limitato ai contesti sanitari tradizionali. La comunicazione dovrebbe essere adattata ai diversi gruppi sociali e affiancata dal coinvolgimento di reti comunitarie e figure di prossimità, con l’obiettivo di contrastare la sfiducia istituzionale. Rafforzare l’accessibilità e la qualità dei servizi vaccinali e ricostruire un rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni rimane una priorità, insieme a una comunicazione depoliticizzata e basata su solide evidenze scientifiche.

Metodologia e campione

Lo studio, intitolato “Prevalence of vaccine hesitancy in Italy: a cross-sectional study”, si basa su un’indagine trasversale condotta tra settembre 2024 e marzo 2025 mediante interviste web e telefoniche. Il campione include 52.094 adulti residenti in tutta Italia, rappresentativi della popolazione adulta per età, genere, livello di istruzione, area geografica e dimensione del comune di residenza. L’obiettivo principale è fornire una fotografia aggiornata dell’esitazione vaccinale e individuare i gruppi maggiormente esposti a questo fenomeno.

Il progetto INF-ACT e le collaborazioni

La ricerca è stata coordinata dal Dipartimento di Scienze della Sanità Pubblica e Pediatriche dell’Università di Torino e ha coinvolto la dott.ssa Giuseppina Lo Moro, il prof. Fabrizio Bert e la prof.ssa Roberta Siliquini, principal investigator dello studio. Alla survey hanno collaborato anche le Università di Roma “La Sapienza”, Pavia, Cagliari e l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma.

Lo studio si inserisce nel più ampio progetto nazionale INF-ACT, finanziato dal NextGenerationEU nell’ambito del PNRR del Ministero dell’Università e della Ricerca, nato per rispondere ai bisogni ancora insoddisfatti legati alle malattie infettive emergenti.

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