Valentino by Michele ribalta (ancora una volta) le convenzioni della moda

Gen 29, 2026 - 14:00
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Valentino by Michele ribalta (ancora una volta) le convenzioni della moda
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Dodici mesi per presentare una collezione potrebbero sembrare tanti ma quando il maître de scène è Alessandro Michele tutto è relativo. A un anno dalla sua prima prova da couturier, il direttore creativo di Valentino ha svelato ieri ‘Specula Mundi’ all’interno del Tennis Club di Parigi. Ancora una volta lo stilista ha ribaltato la modalità di presentazione sorprendendo gli ospiti e gli spettatori online.

L’ingresso dele modelle è stato preceduto dalla voce, inconfondibile, del fondatore, poche parole, tratte dal film di Matt Tyrnauer ‘Valentino: The Last Emperor’. Michele ha successivamente condiviso una lunga lettera in cui ricorda Garavani, scomparso il 19 gennaio, definendolo una “figura mitologica, una presenza fondativa, un riferimento ineludibile che continua ad agire come origine e come misura. Un mito non appartiene al passato: inaugura un linguaggio, dischiude un mondo, rende abitabile uno spazio ricco di senso”.

Valentino ‘Specula Mundi’. Courtesy of Valentino

E poi è iniziato il coup de théâtre. Per il set Michele si è ispirato al kaiserpanorama, una macchina ottica collettiva che comparve alla fine del XIX secolo nelle grandi città europee. La maison ha replicato la struttura circolare in legno, punteggiata da piccoli fori oculari. Gli spettatori si disponevano tutt’intorno e, guardando attraverso quei visori, osservavano immagini stereoscopiche in movimento che scorrevano all’interno. Ognuno vedeva da solo, ma tutti nello stesso momento. Allo stesso modo, anziché essere rivolti alla passerella, ogni ospite si è invece avvicinato alla propria finestra per scoprire, una alla volta, le venti creazioni della collezione.

“Nel contesto dello show ‘Specula Mundi’, il kaiserpanorama assume la forma di un altare contemporaneo: un luogo di concentrazione simbolica che istituisce una ritualità, orienta lo sguardo e ne regola l’accesso. Ciò che vi appare viene separato dall’uso comune, isolato, messo in evidenza, reso degno di contemplazione”, spiega lo stilista, come sempre generoso nell’articolare le proprie idee. “È in questo senso che Specula Mundi diventa lo specchio che non ambisce a restituire il reale così com’è, bensì a interrogare ciò che lo rende possibile. Non moltiplica le immagini, ma ne sospende il flusso per renderne visibili le condizioni di esistenza. In questo riflesso, la moda ritrova la propria dimensione rituale e critica: non come superficie da attraversare rapidamente, ma come soglia in cui imparare a sostare, nella contemplazione del mondo”.

Valentino ‘Specula Mundi’. Courtesy of Valentino

Le creazioni, decisamente meno voluminose rispetto alla collezione ‘Vertigineux’ di un anno fa, hanno confermata l’eccellenza manifatturiera dell’atelier di piazza Mignanelli e l’inconfondibile vocabolario creativo di Michele. Così come l’ultimo défilé ready to wear, anche molti abiti di ‘Specula Mundi’ appaiono più calibrati, misurati nelle decorazioni ma, allo stesso tempo, perfettamente a fuoco rispetto al dna del designer acclamato da Sir Elton John, Dakota Johnson, Kirsten Dunst e Lily Allen, solo per citare alcune star presenti. La musica sinfonica di Shostakovich alternata a suoni techno riflette perfettamente il balance tra imponenti abiti dorati e pepli monocromi, plissé iridescenti e velluti pettinati, maxi gorgiere e panneggi avvolgenti.

Nel backstage Michele si è definito un “voyeur” della vita, interessato sempre a tutto ciò che lo circonda. “Specula Mundi diventa lo specchio che non ambisce a restituire il reale così com’è, bensì a interrogare ciò che lo rende possibile. Non moltiplica le immagini, ma ne sospende il flusso per renderne visibili le condizioni di esistenza. In questo riflesso, la moda ritrova la propria dimensione rituale e critica: non come superficie da attraversare rapidamente, ma come soglia in cui imparare a sostare, nella contemplazione del mondo”. Per ideare un progetto simile dodici mesi potrebbero essere addirittura pochi, con buona pace dei soliti leoni da tastiera intenti a criticare, spesso senza alcuna competenza, una visione creativa speculare alla definizione stessa di ‘haute couture’.

Viktor&Rolf ‘Diamond Kite’. Courtesy of Viktor&Rolf

Da sempre validi esponenti della moda performativa, Viktor&Rolf hanno confermato il loro talento di storyteller attarverso la presentazione della collazione ‘Diamond Kite’ andata in scena ieri pomeriggio. Il duo olandese si è ancora una volta esibito dal vivo sul palco. Ogni abito nero era impreziosito da un unico elemento colorato, come un colletto, una panier, un fiocco o un mantello che i designer hanno poi rimosso e applicato all’outfit di un’altra modella. Ciascuno di questi elementi ha contribuito a dare vita a un abito-aquilone finale sospeso tra terra e cielo, simbolo di evasione e trascendenza, “una gioiosa incarnazione di aspirazione e radicamento, di volo e immobilità”, spiega la maison in una nota. La maestria dell’alta moda, secondo il brand di proprietà di Otb, incontra un’ingegneria inventiva in capi giocosi e sperimentali, in cui teatralità e praticità si fondono armoniosamente. Il finale dello show è un omaggio alla copertina dell’album ‘The kick inside’ di Kate Bush che ha ispirato i designer fin dall’inizio.

Possono le sfilate – benché in questi casi sarebbe forse più opportuno parlare di performance – spingere a riflessioni così articolate? Oppure, capovolgendo il punto di vista come ci ha ormai abituati Michele, dovremmo semplicemente assistere più spesso a presentazioni in grado di farlo?

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Redazione Redazione Eventi e News