Accordo Ue-India, il tessile tra i settori liberalizzati. Importanti potenzialità di crescita anche per la filiera pelle

Febbraio 3, 2026 - 16:30
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Accordo Ue-India, il tessile tra i settori liberalizzati. Importanti potenzialità di crescita anche per la filiera pelle
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Mentre l’accordo tra Unione europea e Mercosur è stato messo in stand-by, quello con l’India ha nei giorni scorsi finalmente trovato compimento. Un accordo storico, “il più importante di sempre”, come lo ha definito la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, “il più grande della storia indiana”, le ha fatto eco Narendra Modi, primo ministro del Paese asiatico.

I negoziati che hanno portato all’intesa – che entrerà in vigore nel 2027 – sono partiti nel lontano 2007, per poi ritrovare linfa vitale nel 2021 fino ad arrivare a oggi, quando il deal con quella che è al momento la quarta maggiore potenza commerciale – destinata a diventare la terza entro il 2030 – si trova a unire 2 miliardi di persone e circa il 25% del Pil globale, dando respiro a un mercato con dazi proibitivi (come quelli al 150% sul vino) e che ora si aprirà offrendo un accesso privilegiato in settori dove l’Ue è competitiva: agroalimentare, servizi finanziari e telecomunicazioni, auto.

Tra questi, anche il tessile nella lista dei settori che beneficeranno di una significativa liberalizzazione. Con l’avvento del deal, nello specifico, prodotti tessili e di abbigliamento indiani entreranno nell’Unione Europea quasi senza dazi doganali (che prima arrivavano anche al 12%), abbattendo uno dei principali ostacoli ai flussi commerciali e permettendo all’industria tessile indiana di competere più efficacemente nel mercato europeo una volta che l’intesa diventerà effettiva.

Una mossa che contribuirà anche a colmare lo squilibrio tra l’India e Paesi – come Bangladesh, Pakistan, Vietnam o Turchia – che già godevano di ingressi a costo zero nel mercato europeo e si erano quindi ritagliati un posto più rilevante nell’economia del Vecchio Continente. La liberalizzazione tariffaria si applica a tutte le categorie principali di tessuti e abbigliamento, incluse stoffe, tessuti stampati, capi confezionati e prodotti finiti.

Per i prodotti tessili che dall’Unione Europea arrivano in India, l’accordo prevede invece una liberalizzazione parziale, con una graduale ma progressiva riduzione dei dazi – che per alcune categorie arrivano a superare il 20%, come d’altronde per settori ad alta intensità di manodopera -, o addirittura alla loro eliminazione per alcune categorie, nell’arco di cinque-sette anni.

In generale, l’India concederà all’Unione europea- che rappresenta il suo principale mercato di sbocco – riduzioni tariffarie di cui mai nessun altro suo partner commerciale aveva beneficiato, potenziando così i legami economici – oltre che politici – tra le due potenze, sullo sfondo di un momento storico costellato di conflitti e tensioni geopolitiche, sfide globali e nuove priorità.

L’Unione europea e l’India scambiano già beni e servizi per un valore di oltre 180 miliardi di euro annui, impiegando quasi 800mila posti di lavoro nell’Unione europea. Si prevede che questo accordo raddoppierà le esportazioni di beni dell’Ue verso l’India entro il 2032, eliminando o riducendo i dazi doganali sul 96,6% dei beni esportati nel Paese. Complessivamente, le riduzioni tariffarie comporteranno un risparmio di circa 4 miliardi di euro all’anno in dazi sui prodotti europei.

Tornando al tessile, l’accordo potrebbe davvero produrre degli effetti strutturali a medio e lungo termine. L’India rappresenta già un attore chiave nell’abbigliamento globale, ma rimane sottorappresentata sul mercato europeo. Guardando all’Italia, negli ultimi nove mesi – secondo i dati di Confindustria Moda – l’export di tessile-abbigliamento dall’Italia all’India è stato pari a 70,8 milioni di euro e ha registrato una crescita del +2,5% rispetto al medesimo periodo del 2024.

Nel ranking delle top-destination delle esportazioni il Paese sostava, però, ancora alla 52esima posizione dei mercati di sbocco, con un’incidenza molto bassa sul totale di tessile-abbigliamento esportato (0,2 per cento). Il settore predominante è il tessile, con 39,8 milioni di euro, pari al 56,1% dell’export verso il Paese, mentre l’abbigliamento ricopre il restante 43,9 per cento, con rispettivamente una crescita dell’8,1% per il monte della filiera e una contrazione del 3,9 per cento per il segmento a valle.

Sul versante degli accessori – riporta Confindustria Accessori Moda – nei primi nove mesi del 2025 è ammontato a 61,2 milioni di euro (+12% sul medesimo periodo del 2024), posizionandosi al 36esimo posto in graduatoria. Guidano concia (40,3 milioni) e pelletteria (14,7 milioni, +5,7%). L’import di accessori moda in India ha registrato un totale di 200,3 milioni di euro nei primi 9 mesi del 2025 (+3,0% su gennaio-settembre 2024), piazzandosi al nono posto. Calzaturiero a 88,9 milioni di euro (+3,4%) e pelletteria 69,4 milioni (+1,7 per cento).

Un mercato con indubbiamente ancora molto ampi margini di miglioramento, su cui l’accordo promette di lavorare. “In un contesto commerciale sempre più frammentato e dinamico – ha commentato Giovanna Ceolini, presidente dell’associazione – accogliamo con favore l’accordo siglato tra Unione Europea e India, un passaggio strategico per l’espansione del nostro mercato verso aree ad alto potenziale di crescita. L’intesa riveste particolare importanza per la filiera degli accessori moda – che comprende calzature, pelletteria, abbigliamento in pelle e pellicceria – e può contribuire in modo concreto allo sviluppo del nostro Paese e al rafforzamento della competitività delle nostre imprese”.

E ancora: “I dati più recenti confermano segnali incoraggianti: nei primi nove mesi del 2025 l’export del nostro settore verso l’India ha raggiunto i 61,2 milioni di euro, registrando una crescita rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, trainata in particolare da concia e pelletteria. L’accordo Ue-India potrà offrire nuove opportunità alle imprese italiane degli accessori moda, soprattutto in termini di riduzione delle barriere tariffarie e di rafforzamento della tutela del Made in Italy. Sarà ora fondamentale accompagnare l’accordo con strumenti concreti di supporto alle imprese, in particolare alle PMI, affinché possano cogliere appieno le potenzialità di un mercato in forte evoluzione come quello indiano”.

Intanto, affinché si arrivi all’effettiva entrata in vigore del deal, servono ancora mesi di lavoro e un voto del Parlamento europeo, a Bruxelles. L’accordo abbraccia anche temi come la difesa, dove ci sarà un allargamento della cooperazione, e quello della mobilità, per dare uno sbocco alle ambizioni degli indiani in cerca di opportunità formative e lavorative in Europa.

A margine ma non troppo, il ruolo di ‘leva negoziale’ che potrebbe rappresentare il nuovo assetto nei confronti degli Stati Uniti trumpiani, ad oggi uno dei principali mercati di destinazione dell’Unione europea e il suo principale fornitore di servizi. Con l’entrata in vigore dell’accordo con l’India (ad oggi nono mercato di sbocco per l’Europa) il vantaggio americano rischierebbe di erodersi, oltre a tentare di compensare gli effetti dell’imposizione da parte degli Usa di dazi aggiuntivi del 50% verso l’India.

Per l’Europa, dal canto suo, la necessità di diversificare il proprio parterre di partner commerciali – e stemperare la propria dipendenza dagli Usa – si fa sempre più essenziale.

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Redazione Redazione Eventi e News