La medicina estetica fa invecchiare precocemente?
La bellezza è un’arma a doppio taglio, soprattutto la ricerca ossessiva di quella che si pensa sia la perfezione estetica. Botox, baby Botox, filler, biorivitalizzazione, fili di trazione e chi più ne ha più ne metta, che dovrebbero dare al viso un aspetto fresco, giovane e rilassato, potrebbero invece avere l’effetto opposto. Ebbene sì, nel lungo periodo, potrebbe verificarsi l’esito più infausto. Medicina estetica e invecchiamento precoce in alcuni casi sembrano diventare uno conseguenza dell’altra.
E se il vero problema non fosse il trattamento in sé, ma il modo in cui affrontiamo l’invecchiamento? O meglio, quei trattamenti che ora chiamiamo anti-aging. Siamo abituati a pensare che più è meglio, ergo tendiamo a stimolare la continuamente la pelle a produrre di più e più velocemente. Sfruttandola. E se invece imparassimo a farla lavorare meglio e più a lungo? È da questa domanda che parte la riflessione del professor Francesco Dioguardi, ex docente di nutrizione clinica all’Università degli Studi di Milano, oggi ricercatore scientifico e Direttore R&D di Demoklotho, che propone un cambio di paradigma tanto semplice quanto rivoluzionario.
Che cos’è l’invecchiamento
«L’invecchiamento non è un evento improvviso, ma un processo biologico progressivo. È la riduzione dell’efficienza cellulare nel tempo. Le cellule non smettono di funzionare da un giorno all’altro, ma diventano meno performanti, meno capaci di sostituire le parti usurate e mantenere attività e funzioni, quindi più rapidamente vulnerabili agli stress», spiega il Dr. Dioguardi.

Marta Hunt – IPA
Quando questo processo riguarda la pelle, si parla di invecchiamento cutaneo, ma è «prima di tutto un fatto metabolico. Non è la ruga in sé il problema, quanto quello che accade all’interno della cellula che fa comparire le rughe».
Derma ed epidermide
«Spesso si parla di pelle come se fosse un unico strato. In realtà è composta da strutture profondamente diverse. L’epidermide è la barriera esterna, quella che ci protegge dall’ambiente, dalle radiazioni, dagli agenti chimici. È un tessuto dinamico, capace di trasmettere molti diversi segnali biologici, nonché una struttura fondamentale del sistema immunitario. Il derma, più profondo, è la struttura di sostegno.
Contiene fibroblasti, vasi sanguigni, matrice extracellulare. Sono i fibroblasti che producono collagene ed elastina. Per anni abbiamo pensato che il derma nutrisse l’epidermide», chiarisce il professore. «Oggi sappiamo che esiste una comunicazione bidirezionale». Questo significa che un’epidermide stressata può inviare segnali infiammatori al derma, influenzando il comportamento dei fibroblasti e perfino il rapporto qualitativo tra collagene ed elastina.
Medicina estetica e invecchiamento precoce: i fibroblasti e il limite metabolico
Se si cercano i responsabili della maggiore giovinezza o dell’invecchiamento precoce, si deve sapere che sono i fibroblasti, cellule che producono collagene, elastina ed acido ialuronico e devono poter produrre queste molecole in maniera equilibrata fra di loro. Sono ciò che dà alla pelle struttura e compattezza e non sono eterni.
«I fibroblasti hanno un numero di possibilità di duplicarsi limitato. Non sappiamo esattamente quale sia questo numero e probabilmente varia anche da individuo a individuo su base genica, ma la comunità scientifica ritiene attualmente che sia di 90-100, più o meno il massimo degli anni che si riesce a vivere. È come se la natura ci avesse dato la possibilità sostituire un fibroblasto esaurito con uno nuovo una sola volta ogni anno».
Il rischio è che la stimolazione eccessiva – che si apre stress ambientali o per intervento troppo aggressivi – soprattutto se reiterata nel tempo, possa accelerare il consumo di questo capitale cellulare e metabolico.
Medicina estetica e invecchiamento precoce: l’acido ialuronico è alleato o fonte stress metabolico?
L’acido ialuronico è una molecola naturalmente presente nel derma. La sua funzione è trattenere acqua e mantenere turgida la matrice extracellulare. In ambito estetico viene utilizzato sia nei cosmetici sia nei filler iniettabili.
Il punto, secondo il professore, non è demonizzare la molecola. «L’acido ialuronico è fisiologico», precisa, «il problema riguarda quantità, frequenza e contesto metabolico in cui lo utilizziamo».
Quando si introducono volumi elevati nel derma, si può generare uno stress meccanico e osmotico. L’effetto estetico è immediato, ma la risposta biologica può implicare micro-infiammazione e quindi attivazione reattiva dei fibroblasti circostanti alla inoculazione.
Infiammazione e invecchiamento
L’infiammazione è uno dei meccanismi chiave per comprendere cosa sia l’invecchiamento. È necessaria alla riparazione dei tessuti, ma se diventa eccessiva e si prolunga nel tempo accelererà il deterioramento cellulare.
«L’infiammazione non va eliminata», sottolinea Dioguardi, «va modulata: si deve impedire che diventi eccessiva. Anche nel mantenere questo equilibrio sta la bravura del medico estetico». Ogni trattamento che crea una micro-lesione induce una risposta infiammatoria. Se questo avviene in modo ripetuto e ravvicinato, si entra in una condizione di stress continuo ed eccessivo.
Il cambio di paradigma
Una cellula efficiente produce energia in modo ottimale, ripara i danni, elimina le proteine alterate e mantiene l’equilibrio tra sintesi e degradazione. Tecnicamente l’insieme dei premessi che mantengono questo equilibrio si chiamano proteostasi.
«Il vero anti-aging è l’ottimizzazione del metabolismo cellulare. In questo processo hanno un ruolo fondamentale le sirtuine, proteine coinvolte nei meccanismi di longevità e regolazione energetica».
Le sirtuine favoriscono la biogenesi mitocondriale, mantengono efficienti ed in numero adeguato i mitocondri, quindi ottimizzano la produzione di energia, ovvero di ATP, e in questo modo regolano anche l’autofagia, sincronizzandola con la sintesi. In altre parole aiutano la cellula a rimanere giovane più a lungo, non perché si duplichi di più, ma perché funziona meglio e può farlo molto più a lungo.
Longevità e il ruolo della proteina Klotho nell’invecchiamento
Uno degli elementi più affascinanti della ricerca riguarda la proteina Klotho, scoperta da un ricercatore giapponese e spesso definita proteina della longevità.
«Klotho è un regolatore chiave per comprendere i processi di invecchiamento», spiega Dioguardi. «Quando la sua espressione diminuisce, compaiono segni di invecchiamento accelerato».
Klotho modula diversi processi metabolici e contribuisce a mantenere l’equilibrio tra nuove sintesi ed eliminazione delle proteine più vecchie e meno efficienti nelle cellule. Una sua adeguata espressione sembra proteggere i tessuti dallo stress ossidativo e dall’infiammazione eccessiva.
La pelle – il tessuto più grande per dimensione del nostro corpo, il secondo per peso, dopo i muscoli – è in grado di produrre Klotho. In particolare lo producono in quantità le cellule dell’epidermide se sane ed efficienti. Quindi una epidermide metabolicamente sana invia segnali di equilibrio sia al derma che al resto del corpo, riducendo la necessità di reazioni infiammatorie e di stimolazioni forzate dei fibroblasti, stimoli eccessivi che si possono tradurre in produzione di collagene fibrotico o squilibri marcati fra produzione di collagene ed elastina.
«Non dobbiamo chiedere alla pelle di forzare la sintesi, di difendersi o di fare di più, specie se naturalmente non ci riuscisse per carenze o eccesso di aggressioni esterne», conclude il professore. «Dobbiamo mettere la cute, questo grande organo che ci difende dall’esterno, nelle condizioni di fare bene, perfino meglio e più a lungo, tutto ciò che sa già fare se derma ed epidermide sono messi nelle giuste condizioni. Dobbiamo dare alla nostra pelle la possibilità di essere nel tempo biologicamente al massimo della sua efficienza, che sia quindi così forte da non doversi sforzare ed usurare nell’affrontare le molte sfide dell’ambiente che ci circonda».
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