10 borse da conoscere, perfette da indossare ma anche come valido investimento.
“Investire” in una borsa è una parola grossa, ma capiamoci: qui non parliamo dell’ennesimo colpo di testa del momento. Parliamo di modelli che hanno attraversato decenni, perché costruiti su tre fattori molto concreti: una silhouette riconoscibile, materiali pensati per invecchiare bene e una storia così forte da diventare linguaggio.
Quando una borsa è fatta così, non insegue le tendenze: le attraversa, senza perdere fascino. Oltre alla iconica Birkin, che nei re-sale addirittura acquista valore, c’è anche la 2.55 di Chanel o la Baguette di Fendi. Ecco le borse che abbiamo selezionato, da comprare senza paura che “invecchino”.
Chanel 2.55
È una di quelle borse che hanno cambiato le regole senza fare rumore. l’icona di Chanel per eccellenza. Nasce a metà anni Cinquanta e porta con sé un’idea modernissima: la libertà di muoversi, grazie alla catena che lascia le mani libere.
Coco Chanel con la 2.55
Da lì in poi tutto diventa firma: la trapuntatura, la patta, la chiusura essenziale. È elegante, raffinata, ma non rigida. La indossi e sembra sempre moderna.
Lady Dior
Ci sono borse che diventano iconiche perché bellissime, e borse che diventano iconiche perché entrano nel racconto collettivo. La Lady Dior appartiene a entrambe le categorie. Metà anni Novanta: l’incontro con Lady Diana la trasforma in un simbolo immediato, fotografato e desiderato.
La sua forza è la struttura: ordinata, compatta, con quel motivo “cannage” che richiama l’universo Dior e i charm che oscillano come un dettaglio gioiello.
Birkin di Hermès
È l’oggetto che più di ogni altro incarna il concetto di desiderio “senza tempo”. La leggenda nasce negli anni Ottanta da un incontro casuale e da un’esigenza pratica: una borsa capiente ma elegante, fatta per una donna, Jane Birkin, che vive davvero la sua giornata. Da allora la Birkin è rimasta fedele a se stessa, con quella bellezza severa e impeccabile che non ha bisogno di loghi per farsi riconoscere. Intramontabile.
Speedy di Louis Vuitton
La Speedy è la dimostrazione che un classico vero nasce spesso da un’esigenza pratica. È la versione “city” di un borsone da viaggio della maison, ridotta e resa quotidiana, fino a diventare una delle silhouette più riconoscibili del Novecento. Il suo punto di forza è la semplicità ben progettata: forma a bauletto, manici corti, zip, e quella tela monogram che, volente o nolente, è diventata un simbolo globale.
È stata ripensata da ogni singolo direttore creativo che ha attraversato le porte di Louis Vuitton, oggi da Pharrel ieri da Marc Jacobs.
Givenchy Antigona
Arriva intorno al 2010 e diventa subito un classico contemporaneo. L’Antigona è la borsa delle linee nette: geometrica, strutturata, con quel frontale che la rende immediatamente riconoscibile. È forte, pulita, urbana. Proprio per questo funziona in mille contesti, dalla giornata piena al look da sera più minimal.
City di Balenciaga
All’inizio sembrava quasi troppo morbida, troppo vissuta, troppo reale per l’idea di lusso patinato dei primi Duemila. E invece è stata proprio quella sua aria “presa e portata via” a renderla irresistibile. Pelle morbidissima, hardware deciso, quel mood da cool girl che non si sforza: la City è diventata un simbolo di glamour disinvolto. È intramontabile perché non è perfetta. Le celebs l’hanno amata al suo esordio e continuano a considerarla un vero must have.
La clutch di Bottega Veneta
Bottega Veneta ha costruito un’estetica intera sull’idea di lusso discreto, e la clutch ne è l’esempio più chiaro. La sua storia parte da modelli d’archivio e si consolida con una versione diventata iconica per la chiusura gioiello e l’intrecciato, che non è decorazione ma artigianalità riconoscibile. È la Bottega con la B maiuscola, prima della Cassette o della Sardine.
Fendi Baguette
Fine anni Novanta: nasce una borsa che cambia il modo di portarla, letteralmente. Piccola, da infilare sotto braccio, fatta per essere collezionata in infinite variazioni. La Baguette è diventata pop culture, ma è rimasta anche un oggetto di design: proporzioni perfette, impatto immediato, identità chiarissima. La sua forza è l’idea: si rinnova, ma resta sempre la stessa. Consacrata da Sex&City nella scena della rapina in cui Carrie urla ” Questa non è una borsa, è una Baguette”.
Miss Sicily di Dolce&Gabbana
Nasce alla fine degli anni Duemila e porta con sé un immaginario preciso: femminilità mediterranea, un’eleganza un po’ teatrale, molto italiana. Strutturata, con patta e manico, ha un’aria da “signora” nel senso migliore: curata, presente, riconoscibile.
La Miss Sicily è disponibile in varie size, così da creare una borsa adatta a tutte le donne e a ogni momenti della giornata.
Galleria di Prada
Il nome non è casuale: richiama la storica Galleria Vittorio Emanuele II di Milano, dove Prada ha le sue radici e dove tutto, dalla vetrina all’idea di “lusso”, è sempre stato un esercizio di misura. Questa borsa nasce come tote strutturata, pensata per essere elegante ma anche operativa: doppi manici, piedi metallici, interno organizzato, e soprattutto quel Saffiano rigato che è diventato quasi un marchio nel marchio, perché resiste e mantiene forma e dignità anche dopo giornate poco dignitose.
La Galleria di Prada è intramontabile perché non si appoggia a un trend: è un oggetto di design funzionale, con un’aria da donna indaffarata che non passa mai di moda.
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