Attacco Usa in Venezuela, la risposta di Genova tra manifestazioni e reazioni politiche

Genova. L’attacco degli Stati Uniti in Venezuela, con l’arresto lampo del presidente Nicolás Maduro nella notte tra venerdì e sabato, provoca reazioni in tutto il mondo e Genova non fa eccezione.
Per sabato sera la comunità venezuelana a Genova ha convocato un presidio in piazza Caricamento a partire dalle 20.00. “In questo momento storico, segnato da eventi delicati e da notizie che scuotono il cuore del nostro Paese, viviamo ore di attesa, di speranza, ma anche di profonda preoccupazione”, si legge in un comunicato. “Ci ritroveremo per un momento di preghiera, raccoglimento e unità. Intoneremo insieme il nostro inno nazionale, dando voce al desiderio di pace, giustizia e libertà per il Venezuela. Sarà un gesto simbolico ma potente, per ricordare che, anche lontani da casa, il nostro cuore resta legato indissolubilmente alla nostra terra. Invitiamo tutti coloro che vogliono unirsi a noi, venezuelani e amici solidali, a partecipare a questa manifestazione di fede e speranza”.
Una manifestazione simile, la marcia per la pace e la libertà, era stata organizzata il 7 dicembre dopo l’assegnazione del premio Nobel per la pace a María Corina Machado, punto di riferimento dell’opposizione al regime di Maduro. In piazza i venezuelani avevano pregato e ricordato i prigionieri politici (tra loro anche l’italiano Alberto Trentini).
Di ispirazione ben differente il presidio “in solidarietà con la Repubblica Bolivariana del Venezuela e contro l’attacco imperialista statunitense” lanciato da Potere al Popolo per lunedì 5 gennaio alle 18.30 in via Dante, nei pressi del consolato statunitense. Tra le richieste c’è anche “la liberazione di Maduro“.
“Gli Usa ancora una volta attaccano un Paese sovrano e sconvolgono la pace di un’intera regione – accusa il movimento -. Dopo mesi di minacce e operazioni di logoramento al largo delle coste Venezuelane, ora portano la guerra direttamente nella capitale, bombardando punti strategici e quartieri popolari, facendo carta straccia di ogni basilare norma del diritto internazionale. E gli altri paesi occidentali che hanno fatto in questi mesi? Hanno provato a opporsi all’ennesima operazione di guerra? Hanno detto qualcosa contro l’ennesima aggressione? Silenzio e assenso complice, a partire dal nostro governo.
“Questo è stato chiaro già a partire dal conferimento del premio Nobel per la pace alla Machado, che ha invocato più volte il golpe e l’aggressione militare al proprio Paese. Anche in quel caso il nostro governo è stato uno dei maggiori responsabili e supporter dell’estrema destra latino-americana – continua Potere al Popolo -. Come si legge dal comunicato ufficiale della Repubblica Bolivariana, l’intento di Trump è chiaro: impadronirsi delle risorse strategiche del Venezuela, in particolare del suo petrolio e dei suoi minerali, tentando di spezzare con la forza l’indipendenza politica della Nazione e con essa il protagonismo e i progetti del popolo venezuelano. Chiediamo a tutte le forze democratiche e progressiste di fare sentire da subito la propria contrarietà a questa nuova escalation bellica, e la propria vicinanza ai popoli del Venezuela”.
Intanto il Partito Democratico ligure, col segretario regionale Davide Natale, i segretari provinciali e la responsabile Esteri della segreteria regionale Margherita Mereto Bosso, prende posizione “contro l’escalation militare avviata dal presidente Trump in Venezuela“.
“Non ci può essere un ordine mondiale giusto fondato sull’uso arbitrario e indiscriminato della forza come strumento di risoluzione dei conflitti o difesa di interessi economici e strategici – commenta il Pd -. Questa aggressione, purtroppo nella scia dei numerosi fronti di guerra diretta e indiretta aperti nel mondo, riporta le lancette della storia sempre più verso una spartizione imperiale delle risorse e delle sfere di influenza tra le grandi potenze. A rimetterci, come sempre, sono e saranno i popoli e il diritto internazionale. Occorre restituire alla politica il suo ruolo di mediazione, per rafforzare, anzi per ricominciare un cammino verso legami di maggiore solidarietà e cooperazione tra le nazioni”.
“Questo colpo di stato mascherato da operazione speciale moltiplica il caos e affievolisce le ragioni del dialogo: la democrazia non si esporta con le bombe e lo stato di diritto non si fonda sulla prevaricazione”, continuano i dem, che poi riprendono direttamente le parole degli ultimi due papi: “Si ristabilisca il primato delle leggi internazionali, si arresti questa folle corsa verso la terza guerra mondiale a pezzi, si ribadisca soprattutto in Europa un impegno collettivo per far cessare la voce delle armi e riaccendere il percorso di una pace davvero disarmata e disarmante. No alla logica dell’equilibrio fra potenze, sì a un nuovo ordine multilaterale costruito su basi democratiche e di progresso dei popoli. La guerra, anche quella condotta attraverso la disinformazione, il terrorismo, le pressioni economiche e tecnologiche, non è e non può essere la soluzione di alcun problema. Il Partito Democratico della Liguria aderisce e aderirà a tutte le iniziative che saranno spontaneamente organizzate nei territori in difesa della pace e della giustizia fra i popoli“.
Rifondazione Comunista “condanna senza se e senza ma il bombardamento del Venezuela da parte degli Stati Uniti – si legge in una nota firmata dal segretario regionale Jacopo Ricciardi -. L’aggressione militare voluta da Trump è un crimine, l’ennesima violazione del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite, che ha come obiettivo le risorse petrolifere di quel paese. L’attacco di queste ore segue più di due decenni di destabilizzazione e terrorismo cominciati fin dal primo giorno della vittoria elettorale di Chavez. Come al solito le campagne mediatiche fabbricano il nemico e poi arrivano le bombe. Chiediamo che il governo e il parlamento italiani condannino l’aggressione imperialista nordamericana. Esprimiamo la nostra solidarietà alla Repubblica Bolivariana del Venezuela. Invitiamo alla mobilitazione per la cessazione immediata dei bombardamenti”.
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