Berlino più forte, un continente più fragile, e il paradosso del riarmo tedesco

Febbraio 9, 2026 - 17:00
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Berlino più forte, un continente più fragile, e il paradosso del riarmo tedesco

La Germania si riarma e l’Europa ha paura. Non della Russia, ma di se stessa. È il paradosso che emerge da un dibattito acceso sulle pagine di Foreign Affairs, dove l’analista Liana Fix del Council on Foreign Relations lancia l’allarme sul ritorno della potenza militare tedesca.

Nel suo articolo, Fix ricorda che per decenni i leader europei chiedevano più impegno militare alla Germania. Ora la Zeitenwende promessa nel 2022 sta diventando realtà: entro il 2029 la spesa militare tedesca raggiungerà 189 miliardi di dollari l’anno, il triplo del 2022, diventando la quarta al mondo dopo quella russa. Ma è proprio questo il problema. Fix teme che un dominio militare tedesco incontrollato possa dividere l’Europa invece di difenderla. Francia e Polonia guardano con sospetto. Il peggiore degli scenari prevede l’ascesa dell’Alternative für Deutschland, ormai primo partito nei sondaggi, che potrebbe trasformare la Germania in una potenza nazionalista e revanchista. Il risultato: frammentazione europea, paralisi di Unione europea e Nato.

La soluzione proposta da Fix sono le «manette dorate»: vincoli alla sovranità tedesca attraverso eurobond per la difesa comune, integrazione delle industrie militari, strutture di comando europee che leghino la Bundeswehr ad altre forze armate.

Su LinkedIn interviene Thorsten Benner, direttore del Global Public Policy Institute di Berlino. Le «manette dorate», sostiene, semplicemente non funzioneranno. Primo: perché gli eurobond dovrebbero placare le preoccupazioni sul potere militare tedesco? «Le realtà materiali del potere tedesco rimarrebbero invariate», scrive Benner. I veri contrappesi francesi sono le armi nucleari e il seggio al Consiglio di cicurezza delle Nazioni Unite, non i prestiti comuni. Secondo: la storia insegna che l’integrazione europea può rafforzare l’egemonia tedesca invece che limitarla. «La madre di tutte le manette dorate, l’euro», ricorda Benner, «si è rivelata un amplificatore di egemonia per la Germania». La crisi dell’eurozona ha permesso a Berlino di imporre austerità brutale, generando risentimento profondo. Terzo: Fix sottovaluta la complessità politica. Probabilmente sarà la Francia il primo grande Paese a cadere nelle mani dell’estrema destra. E uno scenario con l’Alternative für Deutschland al potere, specie se sotto la leadership di Tino Chrupalla, potrebbe essere diverso da quello ipotizzato: forze armate usate solo per difesa territoriale, accomodamento con il Cremlino, riduzione della spesa militare. Quarto: la cessione di sovranità non è più popolare come trent’anni fa. Anche altri stati membri si oppongono a trasferire poteri alla Commissione europea. L’integrazione difesa-industriale sarebbe comunque dominata dalla Germania.

Il dibattito rivela una verità scomoda: il problema del riarmo tedesco non ha soluzioni semplici. L’integrazione europea ha funzionato in passato perché l’ombrello Nato conteneva la competizione intra-europea. Ora che Washington si ritira, quello stesso ombrello si sta chiudendo.

L’Europa si trova in una trappola: ha bisogno di una Germania forte per difendersi dalla Russia, ma una Germania troppo forte potrebbe dividere il continente dall’interno. Le «manette dorate» sono necessarie, ma insufficienti. Come scrive Fix, «le tensioni sono troppo alte – e l’alternativa indicibile». Benner aggiungerebbe: e le soluzioni meno ovvie di quanto pensiamo.

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