Caso Sangiuliano, avvocati Boccia: "Incriminazione davvero fumosa"
“Possono parlare loro”. Maria Rosaria Boccia, arrivando in tribunale a Roma per l’udienza preliminare per il caso Sangiuliano, lascia parlare i suoi avvocati. “Non siamo preoccupati – dice Francesco Di Deco, uno dei due legali – dimostriamo che le condotte che vengono ascritte a lei, soprattutto per quanto riguarda gli atti persecutori, sono assolutamente infondate. La procura fa un discorso contestando da maggio 2024, noi dimostreremo dai principi di giugno 2024 era l’allora ministro a proporle in primis la nomina, e già la settimana dopo si dichiarava follemente innamorato. A meno che non sono cambiati i canoni, a me non risulta che una persona sottoposta a stalking e dichiara di aver paura, mandi ogni giorno in maniera quasi asfissiante, e azzarderei quasi adolescenziale, ma queste sono valutazioni mie, messaggi con cuoricini dichiarandosi innamorato come non ha amato le due precedenti mogli. C’è una discrasia in tal senso”.
Il legale commenta anche l’altro capo di accusa, relativo alle lesioni: “Ci sono delle incongruenze soprattutto nei tempi di quanto stato denunciato, perché la denuncia è intervenuta a settembre, il certificato è stato prodotto il 5 ottobre di un suo medico privato, che dichiarava che le ferite erano di natura grave e c’era bisogno di suturare”. Invece, stando a quanto dice Di Deco, “il 17, giorno stesso dell’incidente”, due professori del Gemelli si recano dal ministro “convinti di suturare e gli prescrivono un disinfettante. Non conosco lesioni suturate che non perdono sangue e che non sono profonde”. Infine, sul terzo capo d’imputazione, relativo all’interferenza illecita nella vita privata, interviene l’altro avvocato di Boccia, Saverio Sapia: “Lì paradossalmente è stata ribaltata totalmente la fattispecie rispetto al fatto concreto – dice il legale – la dottoressa Boccia è stata ammessa ad ascoltare una telefonata, come presente. Il consenso non era rilevante in quel caso. Era il querelante a far ascoltare la telefonata in vivavoce. Poteva in qualsiasi momento, come signoria del fatto, staccare e interrompere la comunicazione”. “Teoricamente e paradossalmente sarebbe stata proprio la consorte a denunciare il marito per aver abusivamente fatto trapelare a terzi una conversazione privata”, aggiunge Sapia, concludendo: “L’incriminazione è davvero fumosa e speriamo di poterlo dimostrare già in questa fase processuale”.
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