Clima, Comitato Consultivo dell’UE: “Impatti sempre più gravi, servono azioni urgenti e coordinate”

Febbraio 18, 2026 - 09:30
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Clima, Comitato Consultivo dell’UE: “Impatti sempre più gravi, servono azioni urgenti e coordinate”

Bruxelles – Gli sforzi compiuti dall’Unione Europea nell’adattamento ai cambiamenti climatici “rimangono insufficienti per prevenire impatti evitabili e gestire l’aumento dei rischi”. E il pericolo è che, senza azioni adeguate, gli impatti si aggravino, erodendo e destabilizzando le fondamenta economiche e sociali dell’Europa. Lo mette nero su bianco l’European Scientific Advisory Board on Climate Change (Comitato Consultivo Scientifico Europeo sui Cambiamenti Climatici) – organo indipendente istituito dalla legge europea sul clima del 2021 e composto da esperti scientifici per fornire all’UE conoscenze scientifiche, competenze e consulenza in materia di cambiamenti climatici – nel suo parere pubblicato oggi (17 febbraio). Nel documento, dal titolo “Rafforzare la resilienza ai cambiamenti climatici. Raccomandazioni per un efficace quadro normativo dell’UE in materia di adattamento”, il Comitato esorta l’Unione a prepararsi alle conseguenze di uno scenario di riscaldamento globale di 2.8-3.3ºC entro il 2100.

Che il continente europeo stia già soffrendo per il cambiamento climatico non è una sorpresa e sono lì a ricordarlo i numerosi eventi estremi che hanno flagellato diversi Paesi europei negli scorsi mesi o anni: da ultimo il ciclone Harry abbattutosi sull’Europa meridionale alla fine di gennaio fino ad arrivare alla tempesta Dana che colpì la Spagna sud-orientale nell’ottobre del 2024, causando la morte di 237 persone. Come spiega il Comitato, questi eventi estremi – non solo alluvioni, ma anche ondate di calore, siccità, incendi boschivi, innalzamento del livello del mare ed erosione costiera – sono il frutto dell’aumento delle temperature medie globali di circa 1.4ºC rispetto ai livelli preindustriali e “degli insufficienti progressi a livello globale in materia di mitigazione“: una combinazione che rende “sempre più probabile che venga superato l’obiettivo di 1.5ºC previsto dall’accordo di Parigi” nel 2015.

Di fronte a numeri di questo tipo, e con l’Europa che “si sta riscaldando a una velocità circa doppia rispetto alla media mondiale”, secondo il Board gli eventi climatici estremi sarannopiù frequenti e gravi“, con conseguenze “avvertite in tutte le regioni d’Europa” e un conto che sarà anche economico. Tali fenomeni “stanno già causando gravi perdite in tutta Europa. Il solo calore estremo ha causato decine di migliaia di morti premature negli ultimi anni, di cui circa 24 mila nell’estate del 2025″, ha ricordato il presidente del Comitato Consultivo, Ottmar Edenhofer A ciò si aggiunge che “i danni economici, a infrastrutture e beni materiali, ammontano attualmente a circa 45 miliardi di euro all’anno“. In questo contesto, “maggiori sforzi di adattamento non sono semplicemente facoltativi, ma essenziali per proteggere vite umane, mezzi di sussistenza e le fondamenta economiche stesse dell’Europa”, esorta.

Le cinque raccomandazioni

È proprio su questo punto che il Board prova a dare uno scossone alle istituzioni e ai Paesi europei. In particolare, gli esperti evidenziano che “un quadro normativo europeo più solido può fornire coerenza e orientamento a lungo termine, facilitare la cooperazione e la solidarietà e consentire agli Stati membri di gestire i rischi legati al clima in modo più efficace”. Attualmente l’UE ha il suo punto di riferimento nella EU Adaptation Strategy del 2021 che si concentra sullo sviluppo di soluzioni per ridurre i rischi climatici e sta sviluppando un nuovo quadro integrato per la resilienza climatica e la gestione del rischio in Europa atteso per la seconda metà del 2026. Il Comitato fa capire che la parola d’ordine è preparazione e formula cinque raccomandazioni.

L’Unione deve “rendere obbligatorie e armonizzare le valutazioni dei rischi climatici in tutte le politiche dell’UE e negli Stati membri, utilizzando scenari climatici e standard metodologici comuni” e deve “adottare un quadro di riferimento comune per la pianificazione dell’adattamento, preparandosi ai rischi climatici in linea con uno scenario di riscaldamento globale di 2.8-3.3ºC entro il 2100” che “si tradurrebbe in condizioni più critiche per l’Europa, che attualmente registra un surriscaldamento di circa 1ºC superiore alla media mondiale”. Per il Board, “ciò dovrebbe essere accompagnato dall’impiego sistematico di scenari più avversi negli stress test”. La terza raccomandazione riguarda la definizione di “una visione chiara per un’UE resiliente ai cambiamenti climatici entro il 2050 e oltre, sostenuta da strategie settoriali e obiettivi di adattamento misurabili”, mentre la quarta prevede di “integrare fin dalla progettazione misure di resilienza sociale ed equa in tutte le politiche, i programmi e gli investimenti dell’UE, supportate da sistemi di monitoraggio, valutazione e apprendimento”. Infine, l’UE deve “mobilitare investimenti pubblici e privati nell’adattamento e definire un approccio più coerente alla gestione dei crescenti costi degli impatti climatici attraverso il bilancio dell’UE, la governance economica e i meccanismi di ripartizione dei rischi”.

Per la professoressa Laura Diaz Anadon, vicepresidente del Comitato Consultivo, “l’adattamento va oltre la politica climatica” e “un solido quadro europeo di riferimento sull’adattamento è fondamentale per affrontare i rischi sistemici che minacciano la sicurezza dei servizi essenziali, dell’approvvigionamento alimentare, idrico ed energetico, per garantire la stabilità necessaria per investire in un’economia competitiva e innovativa e proteggere la salute dei cittadini e degli ecosistemi dell’UE.”

Infine, se il capitolo dell’adattamento è necessario e urgente, il rapporto ricorda che quello della mitigazione è essenziale e complementare perché “ogni ulteriore aumento del riscaldamento globale aumenta gli impatti e i rischi legati ai cambiamenti climatici in tutta Europa” e, dunque, “l’adattamento non può sostituire la mitigazione”. In altri termini, mentre l’Europa rafforza la sua capacità di adattamento climatico per minimizzare gli impatti di eventi estremi, restano necessarie profonde misure di mitigazione: tra le tante, una drastica e duratura riduzione delle emissioni e un aumento dell’assorbimento di carbonio per stabilizzare e ridurre le temperature globali e prevenire gli impatti più gravi e irreversibili. Di fatto, le due azioni devono darsi la mano.

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