La tragedia di Crans-Montana e l’importanza invisibile delle norme europee

L’incendio nel locale di Crans-Montana a Capodanno non è stato solo una tragica fatalità, ma il risultato di una sequenza tristemente inesorabile: un ambiente chiuso e affollato, uno sviluppo rapidissimo del fuoco nella parte alta del locale, una saturazione immediata di fumo caldo, una corsa verso uscite insufficienti. Quando questi fattori si sommano, il margine di sopravvivenza si misura in secondi e in centimetri. Ed è proprio su quei secondi e su quei centimetri che le regole fanno la differenza, anche se normalmente non ce ne accorgiamo.
L’Unione europea, spesso raccontata come una caricatura burocratica fatta di divieti inutili, regole assurde e moduli senza fine, non ha una “norma sui bar che non devono bruciare”. Ha però costruito negli anni un sistema di obblighi minimi vincolanti per gli Stati membri, pensato per agire prima che l’emergenza si presenti. Questo sistema interviene nella progettazione degli spazi di lavoro, nelle pratiche consentite durante l’attività, nella scelta dei materiali immessi sul mercato, nella formazione dello staff. L’effetto è semplice: ridurre le possibilità che un incidente diventi una trappola mortale.
In un locale come quello di Crans-Montana, le regole Ue avrebbero inciso innanzitutto sulle vie di fuga. La direttiva 89/654/CEE ha imposto agli Stati membri di tradurre in norme nazionali un principio concreto: un ambiente aperto al pubblico con forte affluenza non può basarsi su un unico percorso critico di evacuazione né su scale strette che diventano colli di bottiglia. Le uscite devono essere numericamente adeguate, dimensionate sull’affollamento reale e non su quello teorico, chiaramente segnalate, sempre libere e utilizzabili anche in condizioni di scarsa visibilità, con illuminazione di emergenza funzionante e porte che si aprono verso l’esterno. Questo non garantisce che tutti riescano a uscire, ma riduce il rischio che la fuga stessa diventi letale.
Nell’Unione europea, soprattutto in ambienti seminterrati o a soffitto basso, la scelta dei materiali non è una questione secondaria. Rivestimenti, controsoffitti e isolanti immessi sul mercato devono rispettare requisiti di reazione al fuoco pensati per limitare la propagazione delle fiamme e dei fumi, come previsto dal regolamento UE 305/2011 sui prodotti da costruzione, che armonizza le prestazioni dei materiali lasciando agli Stati membri le regole sul loro impiego. Il motivo è immediato: quando il calore si concentra in pochi secondi sopra le teste delle persone, la differenza fra un materiale che rallenta e uno che accelera può decidere se l’evacuazione resta possibile o viene travolta da un flashover, come quello di Capodanno.
Le norme europee incidono anche sulla gestione dell’emergenza: il personale fa parte del sistema di sicurezza. Deve essere formato e organizzato per intervenire subito, indirizzare il pubblico verso le uscite e prevenire concentrazioni pericolose, secondo procedure definite prima dell’evento critico, come impone la direttiva 89/391/CEE.
Infine, se nel locale sono presenti impianti a gas, apparecchi di combustione o condizioni che possono favorire atmosfere pericolose, l’approccio dell’Unione europea diventa ancora più rigoroso. I rischi devono essere individuati e gestiti prima, non dopo. La direttiva 1999/92/CE impone di valutare le aree a rischio di esplosione e di ridurre al minimo le possibilità di innesco.
Dire tutto questo non significa sostenere che nella rigorosa Svizzera manchino regole, né che l’Italia e gli altri Stati membri dell’Unione europea siano al riparo dalle tragedie. Sarebbe falso e irrispettoso. Significa riconoscere che esistono ordinamenti che, nel loro insieme, sono costruiti per reggere anche l’errore umano, prima che diventi irreversibile. La differenza non è etica, ma statistica: riguarda la probabilità che una catena di decisioni sbagliate arrivi indisturbata fino all’esito peggiore. Le norme europee servono anche a questo: a reggere il caso, l’imprudenza, l’eccezione. Ricordiamocelo quando torneremo a casa sani e salvi dopo una serata qualunque.
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