Pusher ucciso a Rogoredo, i poliziotti contro il collega che ha sparato: “Mentì dicendo di aver chiamato i soccorsi”
Sembra farsi sempre più traballante la posizione di Carmelo Cinturrino, l’assistente capo di polizia indagato per l’omicidio volontario di Abderrahim Mansouri, il pusher ucciso nei pressi del “boschetto” di Rogoredo, a Milano, nel tardo pomeriggio del 26 gennaio.
Cinturrino, secondo quanto riferito nel corso degli interrogatori tenuti giovedì dagli altri quattro poliziotti indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso, avrebbe mentito. Ai colleghi Cinturrino, dopo aver sparato e ucciso Mansouri con un singolo colpo di pistola alla testa, esploso praticamente al buio da circa 20 metri di distanza, aveva detto di aver chiamato subito i soccorsi mentre il 28enne era agonizzante a terra, ma in realtà lo avrebbe fatto dopo oltre 20 minuti.
I quattro agenti, racconta oggi l’Ansa, hanno scaricato le responsabilità sul collega 42enne, definito “una sorta di fanatico nel gestire in modo opaco alcune operazioni”, scrive l’agenzia di stampa. Cinturrino ha sempre riferito di aver sparato contro Mansouri per legittima difesa, perché il pusher gli aveva rivolto contro una pistola poi rivelatasi arma giocattolo: secondo i legali della famiglia Mansouri, ma questa è ormai anche l’ipotesi su cui lavora la procura di Milano, Cinturrino avrebbe in realtà sparato a un uomo disarmato, con la finta pistola trovata accanto al cadavere sulla quale la scientifica non ha repertato le impronte digitali della vittima, arma probabilmente piazzata sulla scena dallo stesso Cinturrino o dai colleghi.
In particolare stando alla ricostruzione della procura diretta da Marcello Viola, basata anche sulle analisi delle telecamere di quell’area, il collega che era più vicino a Cinturrino, quando Mansouri era a terra e prima che venissero effettivamente chiamati i soccorsi, si sarebbe recato al commissariato Mecenate e sarebbe poi tornato con una borsa. L’ipotesi è che quella replica di una pistola a salve sia stata messa successivamente sulla scena.
In questo quadro si aggiunge quanto rivela oggi Repubblica. Cinturrino, secondo il quotidiano, sarebbe entrato in contatto con Mansouri altre volte negli ultimi mesi. In Procura sarebbe arrivata una informativa a fine gennaio in cui una fonte confidenziale qualificata avrebbe indicato un appartamento affacciato su piazzale Ferrara, al Corvetto, come meta per i tossicodipendenti della zona. Due spacciatori italiani avrebbero goduto della protezione “di un poliziotto, un certo Carmelo, amico della portinaia del condominio”.
Secondo la stessa fonte l’agente avrebbe chiesto “alcune migliaia di euro” a un pusher marocchino interessato a vendere droga nella zona. Per Repubblica gli inquirenti della procura di Milano avrebbero già trovato i primi riscontri a questa pista di indagine.
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