Al Niguarda apre il nuovo Pronto Soccorso e il Reparto Olimpico per Milano Cortina

Gen 29, 2026 - 23:00
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Al Niguarda apre il nuovo Pronto Soccorso e il Reparto Olimpico per Milano Cortina

Con 104 mila accessi ogni anno, il Pronto Soccorso dell’Ospedale Niguarda è uno dei più grandi e innovativi d’Italia. Ed è pronto alla sfida dei Giochi Invernali di Milano Cortina 2026, in cui giocherà il ruolo di Ospedale Olimpico per la Lombardia. I flussi sono stati reinventati e resi più efficienti, mentre sono stati creati un Pronto Soccorso Olimpico e un Reparto Olimpico dedicati agli atleti e alla cosiddetta family, ovvero l’insieme dei collaboratori e delle figure tecniche che affiancano gli sportivi. A questo si aggiunge una Centrale Olimpica dedicata, una vera e propria sala di comando capace di visualizzare ed elaborare in tempo reale tutti i dati relativi alla gestione sanitaria delle emergenze.

“Il nostro Ospedale – ha raccontato Alberto Zoli, direttore generale dell’Ospedale Niguarda e medical care manager per la Lombardia ai Giochi di Milano Cortina – è da sempre il migliore riferimento per le urgenze e le emergenze: assistiamo oltre 300 persone ogni giorno in Pronto Soccorso e gestiamo quasi mille grandi traumi ogni anno. È senz’altro il luogo perfetto per accogliere e gestire i potenziali eventi traumatici o le emergenze sanitarie che dovessero verificarsi durante le Olimpiadi”. L’assistenza sanitaria alla ‘macchina olimpica’, in ogni caso, non inciderà in alcun modo sul percorso dedicato ai cittadini: il Pronto Soccorso e il Pronto Soccorso Olimpico sono due percorsi completamente separati, ciascuno con personale dedicato.

Entrando nel dettaglio, il nuovo Pronto Soccorso ha un front office completamente ristrutturato e dei percorsi ripensati da zero per ottimizzare la gestione di ogni bisogno, dalle emergenze fino a quelli più lievi. Tutto è strettamente interconnesso: dalla piattaforma di elisoccorso alla sala operatoria d’emergenza (shock room), al Centro ustioni, all’anestesia e rianimazione. Ogni giorno accoglie oltre 300 persone: di queste, l’80 per cento può essere dimesso nella stessa giornata e ciò avviene con un’attesa massima di 5 ore, mentre un ulteriore 15 per cento ha bisogno di un ricovero ed è assistito in una specifica area del Pronto Soccorso, con posti letto dedicati. Una gestione così efficiente è possibile grazie ad un completo ridisegno dei flussi che avvengono nel Pronto Soccorso e ad un attento smistamento dei casi in base al loro bisogno di salute (il cosiddetto triage).

I flussi, in pratica, sono divisi in base alla complessità assistenziale e sono concepiti per ridurre a zero le attese nelle aree ad alta e a media complessità. Le attività si articolano in diverse aree operative. C’è l’area dedicata all’alta complessità e alle emergenze, dotata anche di una shock room integrata dove i chirurghi possono operare in emergenza e dove si possono fare approfondimenti diagnostici immediati (Tac, ecografie, raggi X). Il percorso Rat (Rapid Assessment Treatment), invece, è dedicato ai pazienti con problematiche che si risolveranno nella stessa giornata, e che quindi non avranno bisogno di ricovero. Nell’Area Rat le persone si accomodano su poltrone assistite e non su letti, in modo da ottimizzare il comfort ma anche gli spazi; inoltre sono possibili test rapidi che aiutano i sanitari ad inquadrare il problema in tempi davvero brevi: alcuni fondamentali (ad esempio gli esami del sangue di base, o il test della troponina per verificare eventuali danni cardiaci) hanno un riscontro immediato, o possono essere ottenuti entro 16 minuti.

C’è poi l’osservazione “Breve intensiva”, un’area dove sono monitorati pazienti più complessi, attrezzata come un reparto di degenza, ma con tutte le capacità di un Pronto Soccorso per intervenire rapidamente. È un luogo in cui il paziente può essere tenuto in osservazione fino a un massimo di due giorni, ed è strategico per due ragioni: perché dà al paziente la sicurezza di un’assistenza completa anche nelle urgenze, e perché permette ai reparti di degenza di non essere ulteriormente sotto pressione quando il paziente ha necessità di un ricovero. Infine, l’area dei codici minori è dedicata ai bisogni di salute non urgenti (i cosiddetti codici verdi e bianchi). È un’area separata dal resto del Pronto Soccorso e ha personale dedicato a pazienti che hanno bisogno di una bassa o bassissima complessità assistenziale. In questo modo i bisogni più lievi e gli accessi inappropriati non incidono sulle reali urgenze, e permettono comunque di gestire in tempi rapidi anche questo tipo di richieste.

“Parte della rivoluzione è merito anche degli infermieri – ha continuato Alberto Zoli – che sono protagonisti di questo nuovo modello organizzativo grazie a nuove figure professionali”. Tra queste ci sono il flow coordinator, che è responsabile di gestire in modo dinamico le priorità e nell’indirizzare i pazienti ai diversi percorsi; e il caring nurse, una figura che fa da tramite tra il paziente e i suoi familiari, per tenerli aggiornati costantemente sul percorso di cura e contribuire ad abbattere stress e ansie. Il caring nurse, in particolare, ha contribuito grandemente ad azzerare le conflittualità e le aggressioni in Pronto Soccorso. “L’inaugurazione del Padiglione Olimpico del Niguarda – ha commentato Giovanni Malagò, presidente di Fondazione Milano Cortina 2026 – fa onore a tutti noi e valorizza ulteriormente il ruolo del movimento Olimpico di Milano Cortina 2026 e quindi della sua legacy. Ringrazio inoltre la Regione Lombardia per il suo eccezionale contributo, riconosciuto, non solo a livello internazionale dal Cio, ma da tutti i membri della famiglia Olimpica”.

Per l’assessore al Welfare di Regione Lombardia, Guido Bertolaso, si tratta di “una struttura di eccellenza. Siamo abituati non solo a fare promesse, ma a prendere impegni seri e concreti. È l’anello di una catena di uno schema organizzativo che si allarga verso quelle che sono le aree olimpiche, quindi tutta la Valtellina. Abbiamo ristrutturato la parte dell’emergenza urgenza dell’ospedale di Sondalo, abbiamo ampliato la struttura del Pronto Soccorso della casa di comunità di Bormio e a Livigno abbiamo finalmente creato una struttura sanitaria di riferimento con il Pronto Soccorso. Tutto il lavoro che noi abbiamo realizzato in Valtellina – ha aggiunto – rientra sotto quella che è l’area operativa dell’ospedale Niguarda ed è l’ospedale di Niguarda che trasferisce le sue competenze e il suo personale in Valtellina e gestisce quelle che sono le attività che stiamo portando avanti in questa fase”, ha concluso Bertolaso, evidenziando infine “abbiamo investito 50 milioni di euro di Regione Lombardia”.

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