Alla procura di Milano fa paura Central Park

Febbraio 19, 2026 - 06:00
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Alla procura di Milano fa paura Central Park

Nel corso di uno dei processi sull’urbanistica milanese, quello sulle torri di Crescenzago, è stato chiamato a testimoniare per l’accusa un consigliere di circoscrizione, Michele Sacerdoti, che ha illustrato la sua opposizione a nuove costruzioni con l’argomento che “con sei grattacieli il parco Lambro rischiava di diventare Central Park”. Naturalmente è questione di gusti: tutto sommato qualcuno può preferire un parco newyorkese famoso in tutto il mondo a un centro di spaccio di stupefacenti. Quello che però andrebbe chiarito è che il tribunale deve verificare se sono stati commessi dei reati, non discutere se le scelte urbanistiche siano giuste o sbagliate da un punto di vista politico, estetico o ambientale. Confondere la critica, magari fondata (o anche no), alle scelte urbanistiche approvate dalle competenti autorità politiche – che debbono essere giudicate dagli elettori e non dai tribunali – con la condotta personale degli imputati significa spostare il piano del giudizio: se hanno commesso illeciti, debbono essere condannati per quelli, sempre che vengano provati, e non per aver realizzato scelte urbanistiche contestate sul piano politico.

Naturalmente la procura lo sa benissimo, ma presenta queste “testimonianze”, che sembrano comizi di quartiere, per creare un clima di discredito attorno alle operazioni urbanistiche che sono alla base delle attività degli indagati, così da poter in qualche modo influire sul giudizio relativo ai reati specifici per i quali sono processati. Se si ricorre a questi metodi di spettacolarizzazione del dibattimento è per dare forza emozionale ad accuse non sempre suffragate da prove concrete o per creare un’opinione favorevole all’accusa per finalità estranee al procedimento. Non spetta a un giornale esprimere un giudizio di merito, ma è bene insistere sul fatto che questo deve derivare da un esame delle prove, quanto più attento possibile, e da nient’altro. Tutti gli orpelli propagandistici che non portano alcuna luce sull’attendibilità degli indizi di reato non sono solo inutili: sono addirittura fastidiosi.

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Redazione Redazione Eventi e News