Bolivia: il presidente Paz prepara un pacchetto di riforme per rilanciare gli investimenti esteri
Il nuovo presidente della Bolivia, Rodrigo Paz, ha annunciato che il suo governo sta lavorando a un pacchetto di leggi per rilanciare l’afflusso di investimenti esteri in miniere e idrocarburi e archiviare l’impostazione economica degli ultimi vent’anni, definendo la nuova linea come una sorta di “capitalismo per tutti”. In un’intervista al quotidiano britannico “Financial Times” a margine di un forum economico a Città di Panama, Paz ha detto che le misure saranno portate in Parlamento “nei prossimi giorni o mesi” e che la priorità è una nuova legge su petrolio e gas basata su un modello “50-50” di condivisione del rischio con gli investitori stranieri: “Io vi concedo lo spazio. Voi portate tecnologia e investimenti… Penso sia la base del business in futuro”. Paz ha sottolineato il potenziale del litio, ricordando che il Paese dispone di una quota rilevante delle riserve globali secondo l’Us Geological Survey, ma che la società statale Ylb soffre carenze di competenze e capitali e fatica da anni a raggiungere livelli commerciali. Il presidente ha indicato anche riserve significative di argento, stagno e antimonio e ha sostenuto che nuove iniziative estrattive potrebbero essere socialmente accettate se i cittadini venissero messi in condizione di vedere benefici economici diretti, facendo un confronto con altre realtà regionali: “Il Perù l’anno scorso ha avuto entrate minerarie di circa 50 miliardi di dollari. Il Cile ha avuto entrate con aziende statali e private di 65 miliardi di dollari. E noi… appena 6 miliardi”.
Sul dossier litio, Paz ha affermato che i contratti firmati sotto il precedente presidente socialista Luis Arce con partner di Cina e Russia saranno riesaminati e resi pubblici: “Saranno rispettati se e quando saranno trasparenti”. L’intervista richiama inoltre le difficoltà macroeconomiche ereditate dal Movimento al socialismo (Mas): riserve in valuta estera quasi esaurite, cambio parallelo del dollaro vicino al doppio di quello ufficiale, disavanzo attorno all’undici per cento del prodotto interno lordo e inflazione vicina al venti per cento annuo. Paz ha detto di aver dichiarato l’emergenza economica a dicembre e di aver eliminato un sussidio ai carburanti che, a suo giudizio, costava fino a 2,5 miliardi di dollari l’anno e alimentava contrabbando verso i Paesi vicini: “Quasi la metà (del sussidio) finiva in contrabbando e corruzione”. Il governo, secondo quanto riportato, ha usato parte dei risparmi per ridurre il deficit e al contempo aumentare trasferimenti mirati a studenti e anziani e alzare il salario minimo mensile del 20 per cento a 3.300 bolivianos (circa 479 dollari), per contenere le proteste successive al rincaro dei carburanti. Paz ha sostenuto che la svolta pro-mercato è compatibile con la struttura reale del Paese, indicando un’economia informale pari all’85 per cento e proponendo tagli a tasse e dazi, con uno Stato “che faciliti il business” al posto di uno “corrotto che bloccava tutto”.
Sempre secondo l’intervista, il rischio Paese sarebbe sceso in dodici settimane da circa 1.200 punti base a circa 600 e Fitch avrebbe migliorato il rating di un gradino, segnalando un rischio di default più basso dopo la rimozione dei sussidi, pur avvertendo che “i rischi restano elevati”. Sul fronte esterno, Paz ha indicato il ripristino di piene relazioni con gli Stati Uniti dopo la rottura del 2008 e l’obiettivo di “aprire la Bolivia al mondo e il mondo alla Bolivia”, dopo una fase di maggiore allineamento con Cina, Venezuela, Cuba e Iran. Nell’articolo vengono citati anche pacchetti di sostegno da banche multilaterali, tra cui la Banca interamericana di sviluppo (Idb) la Banca di sviluppo dell’America latina (Caf). In parallelo, il presidente ha riconosciuto la tradizionale volatilità politica boliviana e i possibili fattori di rischio legati all’opposizione, in particolare al ruolo dell’ex presidente Evo Morales, senza però voler concentrare su di lui la narrazione: “La Bolivia merita un futuro migliore che parlare di Evo”.
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