Cosa cambia a partire dal 2026 con le nuove regole per i ciclisti?

Gen 2, 2026 - 12:36
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Cosa cambia a partire dal 2026 con le nuove regole per i ciclisti?

lentepubblica.it

Il Parlamento accelera sulle nuove regole per i ciclisti che potrebbero entrare in vigore a partire dal 2026: ecco quali sono le possibili novità inserite in una proposta di legge attualmente al vaglio della Camera.


La bicicletta è sempre più presente sulle strade italiane, sia come mezzo di trasporto quotidiano sia come strumento per l’attività sportiva. Tuttavia, la crescita del numero di ciclisti non è stata accompagnata da una riduzione proporzionale degli incidenti. Anzi, i dati sull’incidentalità mostrano un quadro preoccupante, soprattutto nei contesti urbani ed extraurbani, dove gli utenti più vulnerabili continuano a pagare il prezzo più alto.

È in questo scenario che si inserisce la proposta di legge presentata alla Camera dei Deputati, che interviene in modo mirato sul Codice della strada con l’obiettivo di rafforzare la tutela dei ciclisti e, allo stesso tempo, valorizzare la bicicletta come pratica sportiva e forma di mobilità sostenibile.

Dal casco alle luci: più visibilità e protezione

Uno dei pilastri del provvedimento riguarda l’introduzione di nuovi obblighi pensati per ridurre il rischio di lesioni gravi. In particolare, viene previsto l’uso obbligatorio del casco per chi pratica ciclismo sportivo utilizzando calzature tecniche che vincolano i piedi ai pedali. Una scelta che punta a proteggere chi affronta allenamenti su strada, spesso in condizioni di maggiore esposizione al traffico.

Accanto a questo, la proposta introduce una novità destinata a incidere sulle abitudini quotidiane: la luce posteriore rossa dovrà rimanere accesa in ogni momento della giornata, non solo di notte. Che sia fissa o intermittente, l’importante è che renda il ciclista sempre visibile agli altri utenti della strada. Per le biciclette sportive, resta inoltre l’obbligo delle luci anteriori bianche nelle ore notturne.

Superare la fila indiana: una svolta per la circolazione extraurbana

Tra gli aspetti più innovativi del testo c’è la revisione delle regole di marcia fuori dai centri abitati. Finora, la cosiddetta “fila indiana” è stata considerata la modalità più sicura, ma l’esperienza di altri Paesi europei ha dimostrato il contrario.

La proposta consente ai ciclisti di procedere affiancati a due a due e in gruppi fino a dieci persone, a condizione che la carreggiata permetta il sorpasso dei veicoli a motore mantenendo una distanza laterale minima di un metro e mezzo. Secondo i promotori, un gruppo compatto riduce i tempi e i rischi del sorpasso, evitando manovre prolungate e potenzialmente pericolose.

Allenamenti protetti grazie alle scorte tecniche

Un’ulteriore misura riguarda la sicurezza degli atleti durante le sessioni di allenamento su strade aperte al traffico. La proposta modifica l’articolo 9 del Codice della strada, introducendo la possibilità di autorizzare scorte tecniche dedicate anche per gli allenamenti, non solo per le competizioni ufficiali.

I dettagli operativi saranno definiti da un disciplinare tecnico elaborato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti insieme al Ministero dell’Interno, che stabilirà chi può richiedere la scorta, in quali casi e con quali modalità. Un passaggio cruciale per offrire maggiore protezione a chi si allena quotidianamente su percorsi trafficati.

Un “numero di telaio” per le biciclette

La proposta interviene anche sul fronte della legalità, introducendo un codice identificativo obbligatorio impresso sul telaio per tutte le biciclette prodotte a partire dal 1° gennaio 2026. Il numero sarà registrato presso la Motorizzazione civile e associato ai dati del proprietario.

L’obiettivo è duplice: scoraggiare i furti e rendere più semplice la restituzione del mezzo in caso di sottrazione. Una misura che avvicina il mondo delle due ruote a quello dei veicoli a motore, rafforzando la tracciabilità senza appesantire eccessivamente gli adempimenti per i cittadini.

Educazione stradale anche per chi guida

La sicurezza dei ciclisti passa anche dalla consapevolezza degli automobilisti. Per questo, il disegno di legge prevede che le regole di circolazione dei velocipedi entrino nei programmi d’esame per il conseguimento delle patenti di guida. I futuri conducenti dovranno conoscere non solo i comportamenti corretti dei ciclisti, ma anche gli obblighi degli altri utenti della strada nei loro confronti e le segnalazioni delle scorte tecniche.

Il confronto con i territori e il ruolo dei Comuni

La proposta è stata illustrata in un incontro con i comandanti della polizia locale delle principali città italiane, alla presenza di esperti di sicurezza stradale e rappresentanti istituzionali. Dal confronto sono emersi suggerimenti operativi e osservazioni concrete, frutto dell’esperienza quotidiana di chi gestisce la viabilità sul territorio.

Secondo i promotori, il dialogo con Comuni e forze di polizia locale sarà decisivo per affinare il testo e trasformare le nuove norme in strumenti realmente efficaci.

Verso una mobilità più equilibrata

In sintesi, il provvedimento mira a ridisegnare l’equilibrio tra veicoli a motore e biciclette, riconoscendo la fragilità del ciclista e intervenendo su più livelli: prevenzione, protezione, educazione e controllo. Una riforma che non si limita a imporre divieti, ma prova a cambiare l’approccio alla convivenza sulla strada, con l’ambizione di ridurre il numero di vittime e rendere la mobilità ciclabile una scelta sempre più sicura e sostenibile.

Il testo della proposta di legge

Qui il documento completo.

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