Covid, riconosciute le complicanze neurologiche e psicologiche che portano al Neurocovid

Febbraio 3, 2026 - 05:30
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Covid, riconosciute le complicanze neurologiche e psicologiche che portano al Neurocovid

Il Long Covid è una condizione diffusa che può causare sintomi neurologici e psicologici persistenti, anche mesi dopo l’infezione, tanto da portare al Neurocovid. Un importante studio internazionale pubblicato su Nature Reviews Disease Primers chiarisce i meccanismi biologici alla base di queste complicanze, evidenziando la necessità di diagnosi cliniche multidisciplinari, nuove strategie terapeutiche e un monitoraggio a lungo termine

Il Long Covid è una sindrome cronica che può comparire anche molto tempo dopo la guarigione dal Covid-19. Colpisce una quota stimata tra 80 e 400 milioni di persone nel mondo, con un’incidenza del 5–20% nella popolazione generale e fino al 50% tra i pazienti ospedalizzati durante la fase acuta dell’infezione.

Un consenso scientifico internazionale

Una recente pubblicazione, frutto della collaborazione tra l’Università degli Studi di Milano e importanti atenei internazionali come Yale, University of California e University of London, raccoglie il consenso dei maggiori esperti mondiali sui meccanismi patobiologici delle complicanze neurologiche e psicologiche del Covid-19 e del Long Covid, sia negli adulti sia nei bambini. Lo studio è stato pubblicato su Nature Reviews Disease Primers, rivista di riferimento per la definizione delle malattie.

Il contributo dell’Università degli Studi di Milano

La Statale di Milano ha avuto un ruolo centrale nello studio, grazie al lavoro di Tommaso Bocci e Alberto Priori. Durante la pandemia, l’Ateneo è stato tra i primi in Lombardia ad attivare ricerche multidisciplinari. In particolare, il gruppo guidato dal professor Priori ha identificato precocemente la presenza del virus nel sistema nervoso centrale, documentandone il possibile passaggio dai polmoni al cervello attraverso il nervo vago.

I sintomi del NeuroCovid e l’impatto sociale

Tra i sintomi più comuni del cosiddetto NeuroCovid rientrano “brain fog”, deficit di memoria, affaticamento persistente, mal di testa, disturbi del sonno, ansia, depressione e neuropatie. Questi disturbi possono ridurre significativamente la qualità della vita e la capacità lavorativa, con un impatto maggiore su donne, lavoratori più esposti e gruppi socialmente ed economicamente vulnerabili.

Diagnosi e gestione clinica

Attualmente la diagnosi del NeuroCovid è principalmente clinica, poiché non esistono biomarcatori affidabili. La gestione più efficace è multidisciplinare e orientata al trattamento dei singoli sintomi, in assenza di terapie specifiche mirate.

Le priorità future per ricerca e sanità

Gli esperti indicano quattro aree chiave su cui concentrare gli sforzi futuri: standardizzare definizioni e strumenti diagnostici; approfondire i meccanismi neurobiologici dei sintomi; avviare studi clinici di qualità su terapie mirate; rafforzare prevenzione e presa in carico dei pazienti, riducendo le disuguaglianze nell’accesso alle cure.

Un’attenzione necessaria nel lungo periodo

Sebbene le complicanze neurologiche da Covid-19 si siano ridotte negli ultimi anni, gli effetti a lungo termine, soprattutto per i pazienti delle prime ondate, restano in parte sconosciuti. Secondo le evidenze scientifiche, il Covid-19 potrebbe favorire meccanismi legati alla neurodegenerazione, aumentando il rischio di patologie come Parkinson e Alzheimer. Per questo è fondamentale mantenere attivi sistemi di monitoraggio neurologico e incoraggiare controlli regolari nei pazienti che hanno avuto forme gravi di infezione.

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