La Carta di Padova 2026: un nuovo approccio sanitario alla violenza

Gen 30, 2026 - 09:00
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La Carta di Padova 2026: un nuovo approccio sanitario alla violenza

Il documento promosso dall’Università di Padova e dall’Azienda Ospedale–Università di Padova è uno strumento innovativo che promuove formazione, assistenza e ricerca, coinvolgendo istituzioni e professionisti. La Carta di Padova invita a una responsabilità condivisa, affrontando la violenza in tutte le sue forme, oltre la sola dimensione di genere

di Silke Bridi



L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce la violenza come un problema sanitario che incide direttamente sulla salute pubblica e privata, poiché ogni forma di abuso produce conseguenze fisiche e psicologiche rilevanti, spesso permanenti. Questo riconoscimento ha determinato un vero “cambio di paradigma”: la violenza non è più soltanto una questione sociale o giudiziaria, ma una condizione che genera malattia, disabilità e morte, al pari delle principali cause di morbilità prevenibili.

In questo quadro si inserisce la Carta di Padova 2026, presentata ufficialmente il 16 gennaio, è un documento promosso dall’Università di Padova e dall’Azienda Ospedale–Università di Padova, nato dalla collaborazione di un gruppo di professionisti tra cui il Professor Giorgio Perilongo, la Professoressa Gaya Spolverato, Delegata alle Politiche per le Pari Opportunità dell’Università di Padova, e le Dottoresse Melissa Rosa-Rizzotto e Cristina Ranzato. L’obiettivo è fornire al sistema sanitario italiano strumenti concreti per affrontare il fenomeno della violenza attraverso un approccio sanitario integrato.

Le conseguenze sanitarie della violenza


La violenza è, a tutti gli effetti, di una determinante sociale di salute, capace di influenzare il benessere fisico, mentale e relazionale delle persone e di riflettersi sulla sostenibilità dei sistemi sanitari e sociali. Le evidenze scientifiche documentano un ampio spettro di conseguenze sanitarie – dai traumi al dolore cronico, dai disturbi d’ansia e depressivi all’abuso di sostanze – con ricadute che possono estendersi oltre la vittima diretta, fino a esiti letali o suicidari.

Le persone esposte alla violenza, in ogni fascia d’età, si rivolgono spesso ai servizi sanitari per sintomi e condizioni cliniche apparentemente comuni, dietro cui possono celarsi forme di maltrattamento “invisibile”, non sempre riconosciute. I casi non denunciati o non intercettati alimentano così una grave sottostima del fenomeno e una distorsione dei dati epidemiologici: paura, vergogna e isolamento contribuiscono a mantenere la violenza sommersa, rendendone ancora più difficile l’emersione.

In questo contesto, il riconoscimento precoce dei segnali di violenza consente non solo di trattare i quadri clinici, ma anche di attivare percorsi di presa in carico complessiva, orientati alla prevenzione e all’intervento sulle cause. In questo scenario, il personale sanitario assume un ruolo centrale. Tuttavia, pur rappresentando spesso il primo punto di contatto con le vittime, il sistema sanitario presenta ancora criticità strutturali: la mancanza di formazione specifica, di tempo clinico e di strumenti operativi adeguati limita la capacità di medici e infermieri di identificare in modo uniforme le situazioni di violenza che si celano dietro sintomi specifici.

Riconoscere precocemente i segnali della violenza permette non solo di trattare i quadri clinici, ma anche di attivare percorsi di presa in carico complessiva, orientati alla prevenzione e alla rimozione delle cause.  

Le azioni previste dalla Carta di Padova 2026 

Il documento si rivolge in primo luogo ai professionisti della sanità, che quotidianamente entrano in contatto con vittime di violenza senza distinzione di età, sesso o genere: donne, uomini, bambini e anziani. La Carta individua come priorità l’adozione di un modello di intervento fondato su solide basi scientifiche, professionali ed etiche. La presa in carico clinica delle persone esposte a violenza richiede infatti competenze culturali, relazionali e normative avanzate, oltre a una collaborazione strutturata con la medicina legale, le forze dell’ordine, la magistratura e le realtà psicosociali del territorio.

Tra le azioni indicate figurano l’introduzione di moduli specifici sull’approccio sanitario alla violenza nei corsi di laurea in Medicina e Chirurgia e nelle Professioni Sanitarie, nei percorsi di specializzazione e nei master universitari, insieme allo sviluppo di servizi dedicati intra ed extra ospedalieri. La Carta chiede inoltre alle istituzioni di riconoscere la violenza come tema di salute pubblica, includendola nei Piani sanitari nazionali e regionali, e di sostenere la ricerca sull’impatto della violenza sulla salute delle persone e sui sistemi sanitari.

La responsabilità collettiva: oltre la dimensione di genere


Tra le molteplici forme di violenza, quella contro le donne rappresenta la più diffusa e strutturale: a livello globale, oltre una donna su tre subisce nel corso della vita violenza fisica o sessuale. Un dato che restituisce con chiarezza la portata epidemiologica del fenomeno e che ne fa un indicatore sensibile della salute e dell’equità sociale.

Su questo tema interviene la Consigliera di Parità della Regione Veneto, Francesca Torelli, sottolineando come la tutela della salute e della dignità delle donne sia parte integrante del percorso verso una reale parità. «La Carta di Padova rappresenta un passo importante per superare la frammentazione degli interventi e costruire risposte integrate, capaci di prevenire, riconoscere e contrastare la violenza in modo efficace e continuativo. Iniziative come questa sono una strada concreta e necessaria e contribuiscono non solo a ridurre gli effetti e l’esposizione alle violenze ma anche a decostruire paradigmi discriminanti».

Pur riconoscendo la centralità della violenza di genere, la Carta di Padova 2026 vuole adottare uno sguardo più ampio, includendo tutte le forme di abuso e maltrattamento, senza limitarsi a una sola dimensione del fenomeno: infatti è ormai dimostrato come l’esposizione alla violenza sia associata a conseguenze di salute a breve e lungo termine (in es. ritardi nello sviluppo psicomotorio in età pediatrica, disturbi depressivi nell’adulto, accelerato deperimento organico nella popolazione anziana). La portavoce del Gruppo che ha stilato la Carta di Padova 2026 spiega che «nonostante ciò, persistono stereotipi che minimizzano la violenza, una scarsa cultura della prevenzione e la tendenza ad agire solo dopo il danno. La Carta di Padova è una vera rivoluzione perché contribuisce al cambiamento culturale sistemico, fondandosi su formazione, comunicazione etica e responsabilità condivisa, ricordando che la violenza non è un fatto privato, ma una patologia prevenibile».

La Carta mette così nero su bianco l’impatto sanitario della violenza e indica azioni concrete per favorire diagnosi precoci, competenze adeguate e percorsi di cura integrati. Al tempo stesso, si configura come un appello alla partecipazione e alla corresponsabilità di tutti gli attori coinvolti. Riconoscere l’approccio sanitario integrato alla violenza significa offrire una risposta scientifica e politica a un bisogno reale di salute pubblica, orientata a prevenire, curare e restituire dignità alle persone e alla collettività.

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