La lista Vannacci può diventare la buccia di banana dell’epopea meloniana

Gen 3, 2026 - 12:00
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La lista Vannacci può diventare la buccia di banana dell’epopea meloniana

«E sul fatto che una candidatura di disturbo possa scompaginare i piani della Meloni torneremo tra qualche mese». Siccome Matteo Renzi fiuta come pochi l’odore degli intrighi nel Palazzo, per ora si è limitato a buttarla là, tra le decine di righe consegnate l’altra settimana a Il Foglio, senza specificare di cosa si tratti. «Una candidatura di disturbo»? Gli indizi portano a una roba non da poco. La futura scesa in campo con una sua lista di Roberto Vannacci: ecco la «candidatura di disturbo».

L’ipotesi più terribile per Giorgia Meloni sarebbe che la lista V si ponesse fuori dal polo Fratelli d’Italia-Lega-Forza Italia, a sostegno della (fantasmagorica) premiership del generalissimo Roberto Vannacci da Livorno, icona ruvida di una destra identitaria, muscolare, nostalgica. Proprio nel segno della nuova–vecchia destra estremista, lui potrebbe allestire una scialuppetta para-fascista, imbarcando personaggetti minori e arrabbiati del leghismo per trasportarli nella prossima legislatura.

Alla sua corte già si vanno accasando in parecchi, persino – si dice – qualche sfigato sedicente di sinistra, tipo Soumahoro. La lista V potrebbe portar via alla coalizione di Giorgia voti importanti, al momento non testati: ma, in una gara tra due poli divisi da tre-quattro punti, lo scherzetto vannacciano potrebbe risultare urticante o addirittura letale per l’attuale presidente del Consiglio.

Ma anche se il generalissimo piazzasse la sua lista dentro la coalizione, è chiaro che la Lega tracollerebbe, determinando una crisi strutturale nel centrodestra. Un grosso guaio. Così è questo il fantasma che si aggira per i corridoi stretti e antichi di Palazzo Chigi – il bunker da cui Meloni sta costruendo la grande battaglia del 2027, quella della vita, vincendo la quale le si spalancherebbero, tra tre anni, le auguste porte, già papaline, del Quirinale.

Ma c’è un Vannacci di mezzo, che vuole cavalcare l’onda nera che si alza da Berlino e Parigi – forse Londra – e che ovviamente deborda dalle acque del Potomac di Washington e della Moldava davanti al Cremlino. Chiaramente l’uomo non sarà mai un protagonista della storia, ma della cronaca politica sì.

Il generalissimo toglierà voti principalmente alla Lega di Matteo Salvini che, credendosi furbo, lo accolse e lo elevò sino alla carica di vicesegretario, di fatto coltivando una serpe nel suo seno, cosa che i leghisti doc hanno capito da tempo. Salvini, in questi anni, li ha rabboniti sostenendo che Vannacci non avrebbe fatto danni, anzi.

Eccolo servito: quello alle urne gli leverà tanto sangue. A Salvini e, direttamente o indirettamente, a Meloni. La presidente del Consiglio dovrà approntare le contromisure, e in ogni modo. Gli strumenti non le mancano. Perché è questione di vita o di morte. Bisogna fermarlo, blandirlo, comprarlo, Roberto Vannacci: la buccia di banana che può fare scivolare l’epopea meloniana sul ghiaccio del tradimento.

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Redazione Redazione Eventi e News