Legge elettorale, Ruffini (Più Uno): “Difendiamo il doppio turno, la democrazia non è una scorciatoia”
“Invece di riportare le persone al voto, si rischia di togliere peso al loro voto”. È quanto afferma Ernesto Maria Ruffini, promotore dei Comitati Più Uno, intervenendo sul disegno di legge 1451, approvato dalla maggioranza in Commissione Affari Costituzionali del Senato, che abbassa al 40% la soglia per l’elezione del sindaco nei Comuni sopra i 15mila abitanti e prevede un premio di maggioranza fino al 60% dei seggi in consiglio comunale. Il provvedimento è atteso in Aula nella settimana del 14 aprile, per poi passare alla Camera.
“In un Paese segnato da un crescente astensionismo – prosegue Ruffini – cambiare le regole del gioco in questo modo significa ridurre il consenso necessario per governare. Si rischia di eliminare nella maggior parte dei casi il doppio turno, che garantisce che chi amministra una città rappresenti almeno la maggioranza dei votanti”. “Si introduce di fatto un premio di minoranza: governa chi arriva primo, anche senza la maggioranza dei consensi. Ma in democrazia dovrebbe valere un principio semplice: governa chi ottiene la maggioranza dei voti”.
Ruffini sottolinea che la legge sull’elezione diretta dei sindaci ha assicurato negli anni stabilità e legittimazione democratica: “«”Non si rafforza la partecipazione accorciando il percorso democratico. La democrazia non è una gara a chi arriva primo con meno voti, ma un processo che costruisce consenso, responsabilità e fiducia”.
«Mi auguro – conclude – che il provvedimento venga fermato prima dell’approdo definitivo in Parlamento. Le regole della rappresentanza non possono essere piegate a convenienze di parte.
Riguardano tutti».
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