Londra costruisce sempre meno case: crisi senza precedenti

Gen 25, 2026 - 16:30
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Londra costruisce sempre meno case: crisi senza precedenti

Negli ultimi dieci anni Londra ha visto ridursi drasticamente la costruzione di nuove abitazioni, fino a toccare livelli che non hanno precedenti nella storia recente della capitale britannica. Secondo uno studio citato dalla BBC, il numero di nuove case private avviate è crollato dell’84%, trasformando una difficoltà cronica in una vera e propria emergenza strutturale. Non si tratta più soltanto di un problema per chi cerca di comprare casa, ma di una crisi che investe affitti, mobilità sociale, stabilità economica e qualità della vita di milioni di persone. Per chi vive a Londra, e in particolare per la comunità italiana, il tema dell’abitare è diventato centrale quanto il lavoro, spesso determinando la possibilità stessa di restare in città. Questo articolo analizza cosa sta accadendo, perché Londra costruisce sempre meno case e quali conseguenze concrete sta producendo questa situazione nel presente e nel futuro.

Il crollo delle nuove costruzioni: i numeri che raccontano la crisi

I dati emersi dallo studio realizzato dalla società di consulenza Molior e ripresi da BBC News sono difficili da ignorare. Nel 2015, a Londra, erano state avviate 33.782 nuove abitazioni private. Dieci anni dopo, nel 2025, questo numero è sceso a 5.547, segnando una riduzione dell’84% che fotografa in modo netto il collasso del settore. Non si tratta di una flessione temporanea legata a un singolo evento, ma di una tendenza costante che attraversa l’ultimo decennio e che appare ormai strutturale. A rendere il quadro ancora più critico è il confronto con il fabbisogno reale della città: secondo le stime, Londra avrebbe bisogno di circa 88.000 nuove abitazioni all’anno per rispondere alla domanda abitativa generata da crescita demografica, immigrazione interna ed esterna e trasformazioni dei nuclei familiari.

Il divario tra ciò che viene costruito e ciò che servirebbe è enorme e continua ad allargarsi. Anche guardando ai cantieri attualmente in corso, la situazione non appare rassicurante. Solo una parte delle abitazioni in costruzione verrà completata entro l’anno, mentre migliaia di unità restano bloccate o rinviate a data indefinita. Questo significa che l’offerta futura è già compromessa, rendendo improbabile una rapida inversione di tendenza. Il risultato è una pressione crescente su un mercato immobiliare già saturo, dove la scarsità di nuove case contribuisce direttamente all’aumento degli affitti e alla riduzione delle opzioni disponibili, soprattutto per chi ha redditi medi o bassi.

Cantieri fermi e mercato debole: quando costruire non conviene più

Dietro il crollo delle nuove abitazioni non c’è soltanto una riduzione delle autorizzazioni o una mancanza di progetti sulla carta, ma una realtà fatta di cantieri bloccati, sviluppi sospesi e imprese che faticano a portare a termine ciò che hanno iniziato. Secondo lo studio di Molior, a Londra risultano oltre 5.000 abitazioni ferme distribuite su più di cinquanta siti di sviluppo. In molti casi non si tratta di progetti cancellati definitivamente, ma di interventi messi “in pausa” in attesa di condizioni di mercato più favorevoli. Questa sospensione, tuttavia, produce un effetto immediato sull’offerta abitativa, riducendo ulteriormente il numero di case disponibili nel breve e medio periodo.

Le ragioni di questi stop sono molteplici e si intrecciano tra loro. Da un lato, l’aumento dei costi di costruzione, in particolare dei materiali e della manodopera, ha reso molti progetti economicamente poco sostenibili. Dall’altro, il mercato immobiliare in rallentamento ha ridotto le vendite di nuove abitazioni, rendendo più rischioso per gli sviluppatori completare edifici che potrebbero restare invenduti o dover essere immessi sul mercato a prezzi inferiori rispetto alle previsioni iniziali. Nel 2025, le nuove case vendute a Londra sono state poco più di 8.000, un numero lontanissimo da quello necessario per sostenere il ritmo di costruzione richiesto dagli obiettivi governativi.

Questo circolo vizioso, in cui la debolezza delle vendite scoraggia la costruzione e la mancanza di nuove case alimenta l’aumento dei prezzi, è uno degli aspetti più critici della crisi. Gli sviluppatori, soprattutto quelli di dimensioni medio-piccole, si trovano stretti tra margini sempre più ridotti e un contesto finanziario incerto, con tassi di interesse elevati che rendono più costoso il ricorso al credito. In questo scenario, costruire nuove abitazioni non è più percepito come un investimento relativamente sicuro, ma come un’operazione ad alto rischio, con conseguenze dirette sull’offerta abitativa della capitale.

Politica e responsabilità: lo scontro su chi ha fallito

La crisi delle nuove costruzioni a Londra non è solo un tema economico o urbanistico, ma è diventata uno dei terreni di scontro politico più accesi degli ultimi anni. I numeri diffusi dallo studio Molior hanno alimentato accuse dirette nei confronti dell’amministrazione cittadina, chiamata a rispondere di un sistema che sembra incapace di produrre abitazioni in quantità sufficiente. Secondo i critici, la riduzione dell’84% delle nuove case private rappresenta la prova di un fallimento delle politiche urbane, incapaci di creare le condizioni necessarie affinché il settore edilizio possa operare in modo efficace e sostenibile. Lord Bailey, membro della London Assembly, ha definito la situazione come una crisi passata da “difficile a devastante”, sottolineando come il problema non riguardi solo i numeri, ma la vita quotidiana dei londinesi, sempre più esclusi dal mercato abitativo.

Dal lato opposto, l’ufficio del sindaco Sadiq Khan respinge l’idea che la responsabilità sia esclusivamente locale e richiama l’attenzione su una serie di fattori strutturali che vanno oltre il controllo diretto di City Hall. Tra questi vengono citati l’eredità delle politiche nazionali degli ultimi anni, l’impatto della pandemia, la Brexit e soprattutto il contesto macroeconomico caratterizzato da inflazione e tassi di interesse elevati. L’amministrazione sottolinea inoltre gli investimenti messi in campo per sostenere l’edilizia accessibile, come gli oltre 11 miliardi di sterline destinati all’Affordable Homes Programme e la creazione di un fondo di investimento cittadino per sbloccare nuovi sviluppi. Dettagli su questi programmi sono disponibili anche nelle sezioni dedicate alle politiche abitative sul sito ufficiale della Greater London Authority.

Il dibattito politico, tuttavia, rischia di restare sterile se non si traduce in soluzioni concrete. Mentre le istituzioni si rimpallano le responsabilità, la distanza tra obiettivi dichiarati e risultati reali continua ad ampliarsi. I target governativi, che prevedono decine di migliaia di nuove abitazioni in pochi anni, appaiono sempre più irraggiungibili alla luce dei dati attuali. Questo scollamento alimenta una crescente sfiducia nei confronti delle istituzioni e rafforza la percezione che la crisi abitativa non sia una priorità risolta, ma un problema cronicizzato e normalizzato.

Affitti fuori controllo e vita quotidiana sotto pressione

La contrazione delle nuove costruzioni non è un dato astratto, ma una dinamica che incide in modo diretto e quotidiano sulla vita di chi abita a Londra. La scarsità di nuove abitazioni alimenta una competizione sempre più aggressiva nel mercato degli affitti, dove l’offerta non riesce a tenere il passo con la domanda. Negli ultimi anni, i canoni di locazione hanno registrato aumenti significativi in quasi tutti i borough, spingendo molte persone a ridimensionare le proprie aspettative abitative o a spostarsi sempre più lontano dal centro. Per chi vive in affitto, soprattutto giovani lavoratori, famiglie e nuovi arrivati, trovare una casa dignitosa a un prezzo sostenibile è diventata una delle principali fonti di stress.

Questo scenario colpisce in modo particolare la comunità italiana a Londra, storicamente molto presente nel mercato degli affitti e spesso concentrata in settori lavorativi caratterizzati da redditi iniziali medi o instabili. L’aumento dei prezzi, unito alla riduzione delle opzioni disponibili, rende più fragile il percorso di integrazione e permanenza in città. Molti italiani raccontano di aver dovuto accettare abitazioni più piccole, condivise o lontane dal luogo di lavoro, con un impatto diretto sulla qualità della vita. La casa, da base di sicurezza, diventa un elemento di incertezza continua, soggetto a rinnovi brevi, aumenti improvvisi e condizioni contrattuali sempre più rigide.

La crisi abitativa influisce anche sulla mobilità sociale. Quando l’accesso alla casa diventa proibitivo, cambiare lavoro, mettere su famiglia o semplicemente pianificare il futuro diventa più difficile. Londra rischia così di perdere una parte importante della sua forza lavoro, composta da persone che contribuiscono all’economia cittadina ma che non riescono più a sostenere il costo dell’abitare. Questo paradosso, in cui una città globale attrae talenti ma fatica a ospitarli, è uno degli effetti più evidenti della riduzione delle nuove costruzioni e rappresenta una delle sfide più urgenti per il futuro urbano della capitale.

Regole, sicurezza e costi: le cause strutturali che bloccano l’edilizia

Oltre al ciclo economico sfavorevole e alle difficoltà del mercato, la crisi delle nuove costruzioni a Londra affonda le radici in una serie di fattori strutturali che negli ultimi anni hanno rallentato in modo significativo l’avvio e il completamento dei progetti. Tra questi, un ruolo centrale è giocato dall’evoluzione delle norme sulla sicurezza degli edifici, introdotte dopo tragedie che hanno segnato profondamente il dibattito pubblico britannico. L’inasprimento dei controlli, pur necessario per garantire standard più elevati, ha avuto come effetto collaterale l’allungamento dei tempi di approvazione e un aumento dei costi per sviluppatori e costruttori. Il Building Safety Regulator, incaricato di vigilare sui progetti più complessi, è spesso citato come uno dei colli di bottiglia principali, con ritardi che possono congelare un cantiere per mesi.

A questo si aggiunge la complessità del sistema di pianificazione urbana londinese, caratterizzato da una stratificazione di competenze tra borough, City Hall e governo centrale. Ogni passaggio autorizzativo comporta costi, consulenze e tempi che incidono sulla fattibilità economica dei progetti, soprattutto per gli operatori più piccoli. In un contesto di tassi di interesse elevati, anche pochi mesi di ritardo possono trasformare un investimento sostenibile in un’operazione in perdita. Il risultato è che molti sviluppatori preferiscono rimandare o ridimensionare gli interventi, contribuendo ulteriormente alla riduzione dell’offerta abitativa.

Un ulteriore elemento è rappresentato dall’aumento dei costi dei materiali e della manodopera, accentuato dalle tensioni nelle catene di approvvigionamento e dagli effetti di lungo periodo della Brexit. L’edilizia londinese, fortemente dipendente da manodopera qualificata e da forniture internazionali, ha risentito più di altri settori di queste trasformazioni. Le istituzioni riconoscono la complessità del problema, ma le misure adottate finora appaiono frammentate e insufficienti rispetto alla scala della crisi. Analisi e dati ufficiali sulle politiche abitative e sui vincoli regolatori sono disponibili anche nelle pubblicazioni del Department for Levelling Up, Housing and Communities, che però confermano quanto sia difficile tradurre le riforme in risultati immediati sul territorio.

Vivere e abitare a Londra: domande aperte e prospettive future

La crisi delle nuove costruzioni a Londra pone interrogativi che vanno ben oltre il breve periodo. Il problema non è solo quante case vengono costruite, ma che tipo di città Londra vuole essere nei prossimi decenni. Se l’offerta abitativa continua a restare così distante dalla domanda reale, il rischio è quello di una capitale sempre più esclusiva, accessibile solo a chi dispone di redditi elevati o di solide reti di supporto economico. Questo scenario avrebbe conseguenze profonde sul tessuto sociale, sull’economia e sulla capacità di Londra di rimanere una città dinamica e inclusiva. Per la comunità italiana, spesso composta da lavoratori qualificati ma non necessariamente ad alto reddito, la questione abitativa diventa un fattore determinante nella scelta di restare o lasciare la città.

Le politiche pubbliche annunciate, dai fondi per l’edilizia accessibile agli investimenti infrastrutturali pensati per sbloccare nuove aree di sviluppo, rappresentano segnali importanti, ma richiedono tempo per produrre effetti concreti. Nel frattempo, la pressione sul mercato degli affitti continua a crescere e il divario tra centro e periferia si accentua. Senza un cambio di passo deciso, il rischio è che la crisi abitativa venga normalizzata, accettata come parte inevitabile della vita londinese. In realtà, i dati mostrano che si tratta di una scelta politica e strutturale, non di un destino inevitabile. Il futuro dell’abitare a Londra dipenderà dalla capacità delle istituzioni di intervenire in modo coordinato su pianificazione, costi, sicurezza e accesso al credito, mettendo al centro non solo i numeri, ma le persone che vivono la città ogni giorno.

Perché a Londra si costruiscono sempre meno case?
Il crollo delle nuove costruzioni è dovuto a una combinazione di fattori: aumento dei costi, tassi di interesse elevati, mercato immobiliare debole, regole più stringenti sulla sicurezza edilizia e ritardi nei processi autorizzativi.

Quante case servirebbero davvero a Londra ogni anno?
Le stime indicano un fabbisogno di circa 88.000 nuove abitazioni all’anno per rispondere alla domanda reale della città.

Chi è più colpito dalla crisi abitativa?
Affittuari, giovani lavoratori, famiglie a reddito medio e comunità straniere, inclusa quella italiana, che spesso non hanno accesso alla proprietà immobiliare.

La situazione può migliorare nel breve periodo?
Nel breve periodo è difficile prevedere un’inversione netta di tendenza, poiché molti cantieri sono fermi e le condizioni economiche restano complesse. Gli effetti delle politiche pubbliche richiederanno tempo.

Che impatto ha tutto questo sulla vita quotidiana?
Aumenti degli affitti, maggiore precarietà abitativa, spostamenti verso zone più periferiche e difficoltà nel pianificare il futuro a Londra.


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