L’Ucraina sta installando molti impianti eolici e fotovoltaici per difendersi dagli attacchi di Putin

Durante l'inverno più freddo degli ultimi dieci anni, i cittadini dell’Ucraina rispondono agli attacchi provenienti dalla Russia e volti a distruggere le infrastrutture energetiche del Paese installando nuovi impianti rinnovabili, più diffusi e resilienti ai missili e a droni di Putin.
Gli economisti stimano che il danno totale al settore energetico nazionale superi ora i 56 miliardi di dollari. Questo inverno è il più devastante di sempre: gli attacchi hanno lasciato vaste aree del Paese con elettricità e riscaldamento irregolari, lasciando al gelo vaste aree di territorio. Come rispondere? «Il piano – spiegano dall’Università di Yale – è quello di sostituire le ingombranti centrali termiche e la rete centralizzata, vulnerabili ai droni e ad altri attacchi, con energie rinnovabili distribuite e centrali a gas di dimensioni modeste, che rappresentano bersagli meno attraenti per il fuoco nemico. Secondo le stime dell'Associazione per l'Energia Solare dell'Ucraina, il Paese ha installato almeno 1,5 gigawatt di nuova generazione solare nel 2025, sufficienti ad alimentare circa 1,1 milioni di abitazioni, e i gestori della rete intendono quasi raddoppiare la produzione di energia rinnovabile del Paese nei prossimi quattro anni».
Impianti eolici e solari con linee di trasmissione indipendenti sono disseminati sul territorio, il che li rende più difficili da colpire e più facili da riparare. «Dall'invasione su vasta scala, l'Ucraina ha aggiunto oltre 3 gigawatt di nuova capacità di energia rinnovabile. Si tratta di una trasformazione guidata dalla sicurezza, che si sta svolgendo in condizioni estreme, e che dà priorità a decentralizzazione, flessibilità e velocità di ripresa», argomenta Ievgeniia Kopytsia, analista energetica ucraina presso l’Institute for Climate Protection, Energy and Mobility.
«Una centrale elettrica a carbone è un singolo bersaglio di grandi dimensioni che un singolo missile potrebbe distruggere – aggiunge Jeff Oatham di DTEK, la più grande compagnia energetica ucraina e il maggiore investitore privato nel settore energetico – Per causare l'equivalente danno alla capacità di un parco eolico sarebbero necessari circa 40 missili».
Anche l'energia solare rappresenta un bersaglio poco attraente perché «attaccare gli impianti solari decentralizzati non è economicamente razionale», come sottolinea l'esperta energetica ucraina Olena Kondratiuk: «Missili e droni sono costosi e per danneggiare in modo significativo tali sistemi sarebbero necessari un gran numero di attacchi, mentre l'impatto complessivo sul sistema energetico rimarrebbe limitato».
L'abbandono dei combustibili fossili da parte dell'Ucraina è iniziato prima dell'invasione su vasta scala della Russia: per entrare nell'Unione Europea, la nazione deve adottare i criteri climatici del blocco e nel 2021 l'Ucraina si è impegnata a liberarsi dal carbone entro il 2035. La guerra ha interrotto questa graduale eliminazione, ma ha anche accelerato l'adozione delle energie rinnovabili da parte dell'Ucraina: a soli 104 chilometri dal fronte, DTEK sta installando la centrale eolica di Tyligulska da 500 megawatt, il primo parco eolico mai costruito in una zona di guerra. È una fonte di elettricità cruciale per l'Ucraina meridionale e, una volta completata, fornirà elettricità a 900.000 famiglie.
La German Ukrainian Energy Partnership stima che il potenziale solare tecnico a lungo termine dell'Ucraina superi gli 80 gigawatt, pari alla potenza di 80 reattori nucleari di medie dimensioni, mentre uno studio dell'Università di Tecnologia di Sydney suggerisce che l'Ucraina potrebbe soddisfare il 91% del suo fabbisogno energetico con una combinazione di solare ed eolico terrestre, utilizzando l'1% del suo territorio.
«L'Ucraina in tempo di guerra ha la volontà, ma non le risorse finanziarie, per rinnovare la propria produzione energetica da sola – osservano però dall’Università di Yale – Il principale donatore del paese, l'UE, sta già contribuendo con quasi 200 miliardi di dollari al bilancio ucraino per le spese militari e gli aiuti umanitari, inclusa l'energia. La velocità con cui l'Ucraina ricopre il suo territorio di sistemi energetici distribuiti potrebbe fare la differenza tra sopravvivere a un altro inverno di ghiaccio o soccombere alla sua crudeltà».
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