Mediobanca: nel 2025 utile in calo a 513 milioni per 110 milioni di voci non ricorrenti
L’utile netto di Mediobanca è sceso a 513 milioni di euro, pesano i costi relativi all’offerta pubblica di acquisto per 110 milioni di voci non ricorrenti, svalutazioni immateriali e buonuscite degli ex vertici. Senza tali componenti il risultato netto è di 623 milioni (-6 per cento). Lo comunica Mediobanca in una nota, pubblicando i risultati finanziari al 31 dicembre 2025. A partire dal 1 gennaio 2026 – ricorda piazzetta Cuccia – la rendicontazione seguirà il calendario solare (1 gennaio – 31 dicembre), allineato alla capogruppo Monte Paschi di Siena in seguito al perfezionamento dell’acquisizione da parte della banca senese.
L’andamento operativo – si legge nella nota – “riflette il momento di transizione” derivante dal cambiamento intervenuto nell’ultimo semestre con l’entrata di Mediobanca a far parte del Gruppo Mps e l’insediamento del nuovo CdA il 28 ottobre 2025. A fronte di una vivace attività di finanziamento, sia nel credito al consumo che nei finanziamenti corporate, l’ultimo trimestre, in particolare, sconta la debolezza
dei flussi del Wealth Management, per l’uscita di bankers e l’andamento dell’advisory nel Cib inferiore rispetto ai risultati record registrati lo scorso anno. L’avvio di misure di incentivazione e retention sia nel Wealth Management che nel Cib sul finire dell’esercizio, attese proseguire nel 2026, hanno determinato un temporaneo aggravio del cost/income consolidato (46 per cento nel semestre, +3 pp anno su anno, 47 per cento nel trimestre, +3 punti percentuali t/t).
Al 31 dicembre 2025, i ricavi si attestano complessivamente a 1.786 milioni di euro, in calo del 3 per cento rispetto all’anno precedente: la crescita del credito al consumo (+6 per cento) e delle assicurazioni (+14 per cento), insieme alla sostanziale stabilità del Wealth Management (-1 per cento), compensa la flessione del Corporate & Investment Banking (-20 per cento), che si confronta però con i livelli eccezionali del 2024. Il cost/income sale al 46 per cento, in aumento di tre punti percentuali anche per effetto delle misure di incentivazione. Il costo del rischio è pari a 53 punti base, con 164 milioni di overlay residui, di cui 25 milioni utilizzati nel semestre.
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